Welfare state e reddito di cittadinanza

Delle varie forme di governo che si sono succedute lungo la linea temporis sino ad oggi, l’avvento dello stato liberale, ha determinato un primo passo verso il raggiungimento del benessere sociale soppiantandosi allo stato assoluto. Al regime liberale, infatti, risale la nascita delle prime codificazioni che hanno sancito il fondamentale principio di libertà a discapito delle tendenze assolutistiche. Pur avendo posto la separazione tra i tre poteri, lo stato liberale presentava ancora forti limitazioni al benessere sociale, configurandosi come uno stato monoclasse: il voto era un diritto elitario. A questa tipologia si è contrapposto lo stato pluriclasse, identificativo delle democrazie pluraliste, a cui si è pervenuti con la conversione al suffragio universale.

Nello stato a democrazia pluralista si sono poi sviluppati i partiti di massa: strumento di mobilitazione popolare ed emblema della lotta di classe per il miglioramento delle condizioni di vita. È in questo scenario che dobbiamo inquadrare il concetto di Welfare State (stato del benessere) , espressione coniata nel regno unito del secondo dopo guerra. Benché la determinazione di una pace sociale fosse già stata tentata nel passato; solo con l’avvento della democrazia pluralista è stato possibile concretizzarla. Questo perché la democrazia si fonda sul principio di tolleranza, secondo cui il dissenso non deve essere represso, bensì va garantito. Il politeismo di valori che anima le costituzioni ha consentito il pubblico intervento nell’economia e nella società (economia mista) per la ridistribuzione dei benefici tra i consociati, al fine di garantire una pacifica convivenza tra gruppi sociali misti.

In quest’ottica e sulla scorta del Welfare State si colloca il reddito di cittadinanza: un sussidio economico per i meno abbienti che è stato inserito nella legge di bilancio 2019 e sarà fruibile per diciotto mensilità rinnovabili a partire dal mese di Aprile. Per gli abilitati al lavoro sarà strettamente correlato all’impegno attivo del ricevente nel cercare ed accettare offerte di lavoro. L’importo prevede 780€ a persona ed è riservato anche a pensionati a basso reddito e a stranieri con almeno dieci anni di residenza in Italia. In caso di dimissioni volontarie verrebbe escluso dal beneficio solo il dimissionario, mentre il resto del nucleo familiare risulterebbe tutelato. È prevista ,infine, una maxi multa per i lavoratori a nero beneficiari.

Pur essendo un esperimento in via di attuazione, questo progetto concorre, almeno sul piano ideologico, alla realizzazione dei valori di democrazia e costituzionalità.

 

-Giulia Maddaloni

Author: Caterina Bracciano

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