Via libera al cognome della madre per i figli.

La Corte Costituzionale, nella sua attività decisionale, non si è solo limitata ad intervenire sui vizi d’illegittimità del sistema: molteplici volte ha colmato le lacune dell’ordinamento giuridico, mostrando, attraverso pronunce innovative, l’attualità del testo costituzionale rispetto alla lentezza di un legislatore troppo spesso avvinto in convenzioni e retaggi culturali.

La sentenza n.286 del 2016, relatore Giuliano Amato, non ha fatto eccezione: la Consulta ha dichiarato di aver accolto la questione di legittimità costituzionale relativa all’automatica attribuzione del cognome del padre per i figli, in presenza di una diversa volontà dei genitori.

La censura d’illegittimità costituzionale è stata sollevata dalla Corte d’appello di Genova, nel corso del giudizio riguardante la vicenda di una coppia italo-brasiliana la quale, volendo uniformare il regime anagrafico del figlio tra Italia e Brasile, si è vista negare l’apposizione del cognome materno accanto a quello paterno: in Italia infatti, prescindendo da un disegno di legge arenatosi in Senato nel 2014 circa la legittimità del doppio cognome, il riconoscimento del cognome materno (unitamente a quello del padre) è possibile solo a seguito di una concessione discrezionale del Prefetto; inoltre, la Corte Costituzionale si è pronunciata dopo una sentenza della Corte Europea Dei Diritti Dell’Uomo che aveva redarguito l’Italia circa la questione del cognome della madre.

La particolarità della decisione, che ha accolto il ricorso, è che non viene dichiarato il contrasto con gli articoli 2, 3, 29 (secondo comma) e 117 (primo comma) della Costituzione ad opera di una norma, ma di un principio implicito desumibile dagli articoli 237, 262 e 299 del codice civile (oltre che da altri articoli di leggi speciali): tramite una sentenza additiva, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della disciplina sul cognome da assegnare ai figli “nella parte in cui” non prevede la possibilità di trasmettere ai figli biologici o adottivi, se i coniugi sono d’accordo, anche il cognome della madre.

Un’ulteriore peculiarità della pronuncia, è quella di essere la prima decisione di merito su questa tradizione sociale e giuridica controversa: la Corte Costituzionale infatti, nel 2006, nonostante avesse dichiarato l’automatica assegnazione del cognome paterno “un retaggio di una concezione patriarcale della famiglia”, aveva considerato la questione inammissibile in quanto la soluzione avrebbe dovuto essere rimessa alla discrezionalità del legislatore, rivelatosi inattivo; ancora una volta, la giurisprudenza si fa portatrice del diritto vivente.

Mentre in Italia la giurisprudenza di legittimità ha compiuto un’opera di supplenza nella tutela dei diritti dei cittadini, occorre ricordare che in Germania, dal 1976, è ammessa l’autonoma e concorde decisione dei genitori in ordine al cognome familiare da trasmettere ai figli; in Francia, invece, più di recente il code civil ha previsto che i genitori possano decidere di trasmettere il cognome di uno di essi o di entrambi, nell’ordine che credono, fermo restando che il cognome scelto per il primo figlio vale per tutti gli altri figli comuni.

 

di Rossella Giuliano

Author: Rossella Giuliano

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