USA-Iran: cause del conflitto

Di: Giulia Maddaloni
I rapporti tra USA e Iran sono pericolosamente precipitati a seguito dell’uccisione del generale iraniano Soleimani; ma per comprendere le ragioni del conflitto è bene partire dalle sue premesse.

 Il controllo dell’Iraq rappresenta un nodo cruciale della questione, essendo il paese fondamentale per gli equilibri del Medio Oriente, data la posizione strategica e l’abbondanza di petrolio. Nell’ambito della lotta all’Isis, organizzazione terroristica che ha visto la propria origine in questo territorio, un ruolo decisivo è stato ricoperto dalle milizie sciite controllate direttamente dall’Iran e dal generale Soleimani. Tali milizie sono divenute una presenza ingombrante per l’Iraq, il cui nuovo governo non sarebbe potuto nascere senza il benestare dell’Iran. Altro tassello fondamentale del quadro è l’accordo sul nucleare: ago della bilancia nei rapporti tra Stati Uniti e Iran.

Siglato il 14 luglio 2015, il Joint Comprehensive Plan Of Action è anche noto come accordo sul nucleare iraniano. Hanno raggiunto l’intesa: il gruppo 5+1, ossia i cinque membri permanenti del consiglio di sicurezza dell’ONU (Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti) più la Germania, l’Iran e l’Unione europea.

Lo scopo del concordato era impedire all’Iran di sviluppare armi atomiche, pur garantendogli la produzione di energia nucleare ad uso civile. In cambio di tale rinuncia l’Iran aveva ottenuto la rimozione delle sanzioni economiche imposte da Stati Uniti, Unione europea e Consiglio di sicurezza ONU.

L’8 maggio 2018 tuttavia gli Stati Uniti hanno annunciato unilateralmente l’uscita dall’accordo, rilanciando le sanzioni economiche, al fine di indurre “il brutale regime iraniano” a ritirarsi dalla Siria dove i Pasdaran  agivano costruendo basi missilistiche ritenute un pericolo primario da Israele.

Tale decisione è stata aspramente criticata dagli altri firmatari, non avendo l’Iran violato l’accordo. La situazione è precipitata quando l’Iran ha ricominciato ad arricchire l’uranio e in Medio Oriente si sono moltiplicati gli episodi di tensione. A dicembre la situazione è degenerata: sono state attaccate alcune basi americane nel nord dell’Iraq e l’aviazione americana ha risposto con un contro attacco alle basi filoiraniane di Kataib e Hezbollah in Iraq e in Siria, cagionando la morte di 25 persone. Ciò è bastato ad infiammare Baghdad, dove migliaia di sostenitori filoiraniani il 30 dicembre hanno preso d’assalto l’ambasciata americana. In conseguenza di ciò il 3 gennaio 2020 il generale Soleimani è stato neutralizzato in un raid “punitivo” ordinato dal presidente Trump. Nella notte tra il 7 e l’8 gennaio è arrivata la risposta di Teheran: 22 missili balistici iraniani si sono abbattuti su due basi irachene che ospitavano soldati statunitensi; la rappresaglia è stata definita conclusiva dal ministro degli esteri iraniano.

La risposta del presidente Trump non si è fatta attendere, ma stavolta nel rivolgersi al popolo iraniano è trasparito un desiderio di pace: << Dobbiamo raggiungere un accordo che vi permetta di crescere e prosperare; gli Stati Uniti sono pronti alla pace, con tutti quelli che la desiderano>>.

Per conoscere gli sviluppi della crisi che ancora una volta sta incendiando il Medio Oriente, non ci resta che aspettare, sulla scorta dell’insegnamento latino: “veritas filia temporis”.

Author: Rossella Giuliano

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