UNIONI CIVILI: ddl Cirinnà

Il prossimo 28 gennaio gli inquilini di Palazzo Madama saranno chiamati a votare il ddl Cirinnà-bis n. 2081, frutto di quattro modifiche del testo base originario portato in commissione dalla senatrice Monica Cirinnà. Questo disegno di legge era già approdato al senato lo scorso ottobre, ma a causa delle divergenze tra i partiti politici il suo iter di approvazione non è stato affatto facile.

Cosa prevede il ddl Cirinnà?

Il testo del ddl Cirinnà è composto da due titoli, il primo, rubricato “Delle unioni civili”, regolamenta le unioni civili tra persone dello stesso sesso prevedendo la possibilità per le coppie omosessuali italiane di unirsi legalmente e legittimando (sotto il nome di unione civile) le coppie sposate all’estero in Paesi il cui ordinamento prevede il matrimonio per le coppie omosessuali. Il secondo, rubricato “Della disciplina della convivenza”, regolamenta la convivenza di fatto.

Come?

Le due persone dello stesso sesso devono manifestare la loro volontà di fronte all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni. In quel momento, i due potranno decidere se adottare il cognome di una sola delle due persone o mantenere ognuno il proprio.

Qual è la disciplina?

La disciplina delle unioni civili ha molti punti di contatto con quella del matrimonio. Le coppie legate da un’unione civile potranno scegliere il proprio regime patrimoniale tra comunione e separazione dei beni. Saranno tenuti a rispettare gli stessi obblighi e doveri previsti dal codice civile per il matrimonio, in quanto compatibili. Avranno obblighi di assistenza morale e materiale e di mantenimento o alimentare in caso di cessazione della convivenza di fatto. In caso di morte di uno dei due coniugi il vedovo potrà ereditare beni senza dover pagare alcuna tassa di successione, subentrare in un contratto d’affitto, ed avrà diritto a ricevere la pensione di reversibilità, nonché il risarcimento del danno causato da fatto illecito da cui è derivata la morte del coniuge.

Una differenza riguarda il regime di scioglimento di queste unioni, che potrà avvenire per comune accordo o decisione unilaterale, a un massimo di tre mesi dalla comunicazione all’apposito ufficio.

Il nodo problematico della Stepchild adoption

La norma colpevole di aver rallentato l’iter di approvazione del ddl Cirinnà è l’art 5, che, prevedendo una modifica alla disposizione sull’adozione, in casi particolari (art. 44, legge 184/1983) consente alle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso l’adozione del figlio, anche adottivo, di una di esse. Questa disposizione legittimerebbe la maternità surrogata, soprannominata criticamente “utero in affitto”, la pratica medica con la quale le donne mettono il proprio corpo a disposizione per una gravidanza di una famiglia biologicamente non in grado di riprodursi, in cambio di denaro. Pratica che è vietata nel nostro ordinamento (tuttavia i cittadini che vogliono avvalersene possono farlo negli Stati in cui essa è consentita senza nessun ulteriore adempimento poiché le norme italiane consentono il riconoscimento automatico dei genitori biologici ed ammettono quindi l’iscrizione anagrafica del certificato di nascita del neonato. NdR).

Caro lettore,

ti chiedo scusa se ti rubo un po’ di questo spazio, che dovrebbe essere solo tuo e che è delimitato dal diritto all’informazione, per esprimere un’opinione personale. Io difendo i diritti degli omosessuali. Non perchè sono omosessuale anch’io ma semplicemente ho questa strana idea per la quale posso essere felice solo se anche le persone intorno a me sono felici. E se gli omosessuali sono felici se possono sposarsi e avere figli allora mi sta bene. Non corrisponde alla mia personale idea di felicità, ma rispetto la loro. E non ritengo che i figli di coppie dello stesso sesso hanno più probabilità di diventare a loro volta omosessuali, non ci sono dati scientifici che lo provano (i dati semmai provano il contrario). E nemmeno credo che saranno infelici perchè non avranno una mamma e un papà, ai bambini basta l’amore. Tristi e offesi potranno esserlo solo qualora qualcuno gli facesse sentire la mancanza di qualcosa di cui, con tutta probabilità, non hanno bisogno.

Mi congedo, caro lettore, con quest’ultima precisazione. Sono una cattolica praticante e non smetto di esserlo solo perchè difendo i diritti degli omosessuali; in questo mio breve arco di vita ho letto troppi libri per credere che a questo mondo esista la perfezione e, sopratutto, che essa vada cercata nella famiglia tradizionale.

Angela Cutillo

Author: Angela Cutillo

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