Una giornata in facoltà di Giurisprudenza: una raccolta di ingiustizie quotidiane

Disagiati, male informati, pestati, costretti a stare seduti per terra per ore e senza voce per reclamare i propri diritti: questo è quello che succede agli studenti all’interno del dipartimento di Giurisprudenza della Federico II.

Diario di un normale giorno universitario, raccontato da ragazzi incontrati nell’affollatissimo atrio della nostra facoltà:

Ÿ  “Basta un niente per capire i nostri problemi. Già dal primo giorno di corsi ci sono disagi che non possono essere ignorati. Gli amici più grandi mi avevano avvisato di arrivare con largo anticipo, ma credevo esagerassero: pensavo di non avere problemi stando in un aula particolarmente grande. E invece eccomi lì seduto due ore per terra, data la troppa affluenza ai corsi e gli scarsi posti a sedere in riferimento agli studenti.“

Parto da Milano per sostenere il mio settimo esame. Nonostante la mia giovane età, lavoro per sostenermi gli studi. Mi sono preso un permesso speciale a lavoro, dato che, fortunatamente, nei giorni in cui devi sostenere un esame hai un permesso retribuito.

Arrivato all’ingresso dell’Edificio a via Porta di Massa, cammino verso la bacheca. Tra poco saprò in che aula dovrò svolgere la mia prova. Sono preoccupato. L’aereo è stato puntuale, ma ho le farfalle nello stomaco, è l’ansia che ti prende prima di ogni esame.

Dopo 2 ore di volo, scopro che il Prof. ha fatto una lunga divisone in matricole e l’esame non doveva più essere affrontato nella data indicata. Sono disperato, ma sono anche sicuro che su Web Docenti non era indicato nulla. Non so se c’è un obbligo o meno per il professore nel pubblicare le divisioni in matricole, ma avere un informazione certa in questa facoltà è come chiedere un “caffè corto“ a Milano. All’uscita della facoltà vedo dei ragazzi fuori sede “più vicini” di me, che attraversano tutta la città per poi scoprire che, per colpa di una divisione in matricole non segnalata, saltava anche il loro esame, grazie solo alla pigrizia del Prof!

“Beati loro”, penso. A me toccano altre 2 ore di volo. Torno a casa demoralizzato: dovrò fare un altro viaggio, con una conseguente nuova spesa.”

Andando in bagno, scopro che quello del secondo piano è chiuso. Mentre scendo le scale mobili, incontro un amico che mi chiede di accompagnarlo a fumare un sigaretta. Alla fine delle scale mobili lui si ferma a parlare con un suo compagno di corso ed io ne approfitto per andare in un altro bagno: orinatoi strabordanti di urina, un’aria fetida irrespirabile. Penso tra me e me che forse sarebbe stato meglio trattenersela!

Ÿ“Io ed un mio amico frequentiamo abitualmente un dipartimento. Lui ha un dubbio atroce da risolvere, io invece voglio solo “farmi vedere” dal prof, che riceve alle 10. Arriviamo puntualissimi, ma aspettiamo più di due ore inutilmente. Pensiamo di andarcene, ma fortunatamente aspettiamo ancora 10 minuti. Eccolo arrivare. Io faccio la mia domanda stupida, il mio amico finalmente risolve il suo dubbio atroce. All’ uscita, lamentandoci con degli amici del ritardo del prof, scopriamo addirittura di essere fortunati: quel prof non si presentava al ricevimento da settimane!

Ÿ “Devo seguire un seminario. L’aula è gremita. scopro che un giovane collega non vedente è costretto a sedersi per terra e non ha la possibilità di usufruire di un posto a sedere poiché capitato in una aula sovra affollata ,con un numero di sedie molto inferiore rispetto al numero di studenti. E’ arrivato tardi come me. Sono allibito e disgustato. Ancora più indecente ritengo il comportamento di chi avrebbe avuto il dovere morale di garantire una soluzione istantanea al disagio del nostro collega non essendo, questi, stato preso in considerazione da nessuno.”

Ÿ“La sicurezza all’ interno dei luoghi universitari non è per nulla garantita”: queste le parole di Raffaele Pellegrino, il ragazzo che l’anno scorso fu picchiato da 6 uomini all’ interno dell’ edificio di via Marina. Incredibile ancora una volta la dubbia efficienza delle telecamere e i disagi creati per il mancato intervento dei custodi e della vigilanza!
Addirittura, fu proprio il custode ad affermare con serenità che le telecamere di sorveglianza erano spente perchè “in manutenzione”. E adesso funzioneranno?

Considerando i maggiori standard europei, è un peccato che una struttura universitaria come la Federico II, uno dei più importanti atenei d‘Europa, non si sia ancora messa al passo con i tempi, cosa invece già fatta da tempo da tante sue “colleghe minori”.

Franz Marino

Author: StudentiGiurisprudenza.it

STUDENTIGIURISPRUDENZA.IT L'Associazione degli Studenti di Giurisprudenza della Federico II Napoli

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