Un monito per le matricole: “Non disperate. oh voi ch’entrate in quel di giurisprudenza”

Ho sempre pensato o almeno avuto la personale convinzione, certamente opinabile che, l’attuale scuola superiore non ci prepara a dovere, ad affrontare il mondo sconosciuto dell’università. Qualsiasi tipo di facoltà è un campo inesplorato, nel caso di specie parliamo di giurisprudenza alla Federico II, in particolare alle matricole della facoltà.
Spesso di fronte alla mole di pagine, c’è il rischio di scoraggiarsi e abbandonare in partenza, (migliaia e migliaia, per certi esami) dinanzi ad esami che sono e rimarranno, mostri sacri della carriera di ogni studente di Giurisprudenza ( diritto commerciale, le 2 procedure: civile e penale, e istituzioni di diritto privato), esami che vi tempreranno, mettendo a dura prova il vostro equilibrio psicofisico. In altri casi, saranno gli austeri professori a farvi far dietro front. Dovete entrare nell’ottica del “possesso della materia”, diventarne esperti, sapervi destreggiare quanto basta per superare l’esame.
Bisogna acquisire un metodo di studio che dovrà guidarvi per l’intero percorso.

I primi giorni, le prime settimane, in certi casi mesi, vi sentirete spaesati e fuori luogo, ma col tempo la facoltà diventerà la vostra seconda casa. Lì, dovrete: seguire corsi, seminari, frequentare dipartimenti o partecipare a convegni. Ma, non bisogna dimenticare che “l’umanità” deve essere il tratto distintivo di ogni nuovo “viaggio” ; e così, troverete una seconda famiglia, nuovi amici, persone su cui contare, che lavoreranno e suderanno con voi, al vostro fianco, per raggiungere l’obiettivo comune, che la passione per la materia vi farà difendere, con le unghie e con i denti. SACRIFICIO è la parola d’ordine, il code d’ingrès per affrontare il tortuoso percorso, in maniera ottimale. In quest’ottica coraggiosa, le soddisfazioni saranno parecchie alternate a batoste, che vi aiuteranno a crescere e a farvi solo amare ancor di più quello che volete studiare, in virtù di quel che vorrete diventare, poi, un giorno.

Uno dei luoghi comuni da scardinare, nonché mito da sfatare è quello del: “DOVER STUDIARE TUTTO A MEMORIA” . Ecco, allora, chiariamo una volta per tutte, che il diritto è una scienza imperfetta e come tutte le scienze imperfette, appartiene al ramo del ragionamento: (TESI, CONFUTAZIONE, OPINIONI FAVOREVOLI E CONTRARIE). Compito del giurista, è quello di interpretare le leggi, non apprenderle pedissequamente, come fossero dogmi. Ma saper applicarle ragionevolmente.
Giovani matricole, voglio dirvi allora, (per sdrammatizzare) che la forma mentis che acquisterete non vi abbandonerà nella vita quotidiana, comincerete ad assumere “deformazioni lessicali quotidiane” e riconoscerete lo studente/collega di giurisprudenza per diversi motivi:

1) Il suo vocabolario risente di un eccessivo uso di aggettivi come “mero” o “idoneo”, di avverbi come “manifestamene”, di congiunzioni come “ovvero” di verbi come “disporre” o di sostantivi come “deroga” e “istituto”.

2) Nel corso degli anni ha perfezionato sistemi di sottolineatura sempre più complessi fino a prevedere diverse combinazioni per identificare le cose più importanti da quelle poco meno importanti da quelle poco poco meno importanti da quelle poco poco poco.

3) Un biglietto dell’autobus per lui non è un semplice biglietto dell’autobus ma un contratto.

4) Sa che lo stillicidio non è un omicidio particolarmente efferato.

5) Per lui attore non è solo Robert De Niro o Al Pacino.

6) Le considerazioni degli altri vengono considerate sempre come “opinabili“, mentre le sue son tutte considerazioni “pacifiche”.

Marta Pignatiello

Author: StudentiGiurisprudenza.it

STUDENTIGIURISPRUDENZA.IT L'Associazione degli Studenti di Giurisprudenza della Federico II Napoli

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