UN GIORNO DA PRATICANTE AVVOCATO: tips e tricks dai futuri colleghi

Di azzeccagarbugli ce ne sono tanti, ma diventare un buon avvocato è tutt’altra cosa.

È una professione antica, che richiede un preciso iter formativo alle spalle, anni di studio e di esperienza sul campo. Essere paladino dei più deboli non è per tutti forse e non è così semplice come sembrerebbe. Anzi, a seguito della riforma forense, il percorso diventa ancora più arduo, se possibile.

Dopo la laurea, accade che tanti giuristi non sappiano bene che strada intraprendere o a chi rivolgersi per iniziare il praticantato. Per questo, con la speranza di darvi qualche spunto utile, riportiamo di seguito l’intervista fatta a tre praticanti avvocati.

1) Dopo la laurea è necessario iscriversi presso uno degli ordini degli avvocati d’Italia per conseguire il titolo di praticante. Quali difficoltà hai incontrato all’inizio di questo percorso?

Giovanni Arcari dice: “Personalmente non ho incontrato particolari difficoltà. Basta recarsi agli appositi sportelli presenti in Tribunale. In alternativa è tutto disponibile sul sito dell’ordine avvocati di Napoli”. Ugualmente semplice è stato per Adriano Monaco. Per Andrea F.M. Rispoli, fondatore del “comitato no riforma forense”, la parte più complicata è stata trovare un avvocato, giacché “spesso tendono a concedere il favore di formare una nuova leva solo in virtù di un’amicizia o in vista di qualche ritorno economico, ragioni che hanno reso le ricerche di un dominus che mi ospitasse particolarmente complicate”.

2) Dove hai iniziato a fare pratica e di cosa ti occupavi in genere?

Andrea racconta di aver iniziato con un avvocato di formazione penalistica, che svolgeva anche la professione nel ramo civilistico. Con il tempo è approdato in uno studio civilistico, più grande, che frequenta tuttora. Adriano invece ci dice: “mi occupo di diritto societario e diritto del lavoro, ma le materie possono variare molto”. Anche gli ambiti su cui si concentra Giovanni sin dall’inizio sono stati svariati: contrattualistica, divorzi e controversie commerciali.

3) Com’è la giornata tipo di un praticante?

“E’ suddivisa tra attività da svolgere in Tribunale al mattino ed attività di studio al pomeriggio. In Tribunale, in primo luogo, si partecipa allo svolgimento delle udienze, ma ci sono anche adempimenti da svolgere nelle cancellerie. Il pomeriggio, invece, è dedicato alla scrittura dei documenti. Si va dalla semplice lettera di diffida agli atti per il giudizio”, riferisce Giovanni. Ad Adriano tocca correre in più posti durante la mattinata: “dal giudice di pace alla commissione tributaria, sperando che il giudice sia puntuale”. Andrea puntualizza: “in un primo momento, fuoriusciti dalle università con un bagaglio puramente teorico di esperienze, si fa poco. In linea di massima, di mattina si assiste alle udienze e di pomeriggio, allo studio, si spera di assistere alle conversazioni dell’avvocato con i propri assistiti, così da apprendere anche in questo ambito”.

4) Mediamente a quante udienze partecipi al mese?

Adriano: “almeno un 5 o 6 a settimana”. Per Andrea è difficile fare un calcolo preciso, tutto dipende dalla mole di lavoro. Anche Giovanni conferma: “Dipende dall’agenda del dominus. La cosa fondamentale per il praticante è che ne faccia almeno 20 a semestre nei diciotto mesi”.

5) Hai mai pensato di svolgere il tirocinio all’estero?

Giovanni : “No, mi sono concentrato subito sulla pratica concreta, senza pensarci”. Diversamente Adriano confida di averci caldamente riflettutto, ma “non ci sono veri riferimenti per poterlo attuare. Devi essere tu a cercare un avvocato estero”. Lo stesso Andrea consiglia di provarci e di puntare su un paese appartenente al “common law”.

fr_1053_size880

 

 

 

 

 

 

 

6) Colmare il deficit pratico dell’università è importante, ma spesso il tirocinio si trasforma in un periodo di manovalanza senza un compenso, fosse anche minimo (si veda il libro “Studio illegale”di Federico Baccano). Il rimborso, questo sconosciuto, dovrebbe essere analitico, ma nella maggior parte dei casi rimane forfettario, come conferma lo stesso Dario Greco, presidente Aiga. Qual è la tua esperienza al riguardo?

Con grande onestà Andrea rivela: “mi è capitato all’inizio di incontrare un avvocato, che per aver solo sfiorato l’argomento de quo mi ha negato l’iscrizione al registro dei praticanti”. Giovanni risponde così: “sono consapevole di dovermi considerare fortunato rispetto ad altri. Tutto mi viene rimborsato”.  Contrariamente Adriano dichiara: “non ho avuto alcun rimborso (se non le reali spese come marche da bollo) per i primi 6 mesi. Successivamente, mi è stato dato un rimborso di € 200 mensili. È anche vero che all’inizio della pratica sei più un peso che una risorsa per lo studio. L’importante è che quando realmente sei valido venga riconosciuto il tuo lavoro”.

7) La riforma forense prevede molte novità, tra cui numero limitato di iscrizioni ai corsi di formazione, sbarramento iniziale tramite votazione riportata al termine del corso di studi, verifiche intermedie e finali, divieto dei codici annotati durante le prove e soppressione della figura del praticante avvocato abilitato. Secondo te quali scenari si prospettano per i tuoi futuri colleghi?

“Sono dell’idea che dopo la laurea non debbano esserci sbarramenti all’avvio della libera professione. Credo, inoltre, che sia difficile redigere un parere o un atto giudiziario senza l’ausilio dei codici annotati, che nell’attività quotidiana sono di vitale importanza. Eliminare i codici annotati significa cambiare anche le prove che il candidato dovrà sostenere”, asserisce Giovanni. Mentre Adriano si dice alquanto dubbioso sull’effettiva efficacia delle riforme. Anche Andrea è irrimediabilmente contrario: “Sono impegnato nel contrappormi su ogni fronte a questa riforma ingiusta. Se dovesse trovare attuazione gli scenari futuri saranno, di conseguenza, ancor più tristi”.

8) Cosa bisognerebbe fare secondo te per tutelare realmente i praticanti? L’università andrebbe coinvolta in questo processo di trasformazione?

Occorre partire dalla base per Adriano e prevedere un percorso formativo universitario con risvolti già eminentemente pratici, diverso da quello attuale. Giovanni, d’altra parte, ritiene che sia difficile trovare la giusta soluzione: “la cosa migliore sarebbe fare in modo che gli avvocati, una volta valutate le qualità del praticante, siano disposti ad investire su di loro”. Di avviso ancora diverso è Andrea, per il quale è necessario maturare una “coscienza di classe” per poter realmente migliorare la condizione dei praticanti.Alberto_Sordi_-_Buonanotte_..._avvocato

9) Il passaggio più controverso è sicuramente l’esame di Stato. Come ti stai preparando e cosa ti spaventa di più?

Adriano sta frequentando la Scuola Forense istituita dallo stesso consiglio dell’Ordine. Ciò che lo spaventa è dato in gran parte dalla debilitazione fisica e psichica da sopportare per tre giorni consecutivi di esami. A spaventare maggiormente Andrea è la riforma, che ha assunto le fattezze di una vera e propria via crucis: “nonostante ciò, l’unico modo per prepararsi adeguatamente è quello di non abbandonare mai i manuali”. Giovanni è l’unico ad aver già sostenuto l’esame ed è in attesa dei risultati.

10) Cosa può fare il praticante avvocato dal completamento della pratica forense fino all’abilitazione?

Adriano e Giovanni ricordano che si può svolgere attività sostitutiva, e quindi presenziare in udienza al posto del dominus, ma soprattutto, dopo il giuramento, è possibile avere delle proprie cause (e quindi propri clienti), a patto che la controversia non superi il valore di € 25.000,00 dinanzi al Giudice di Pace e al Tribunale in composizione monocratica. In verità, in seguito ai recenti cambiamenti, Andrea spiega che: “con la riforma è prevista la soppressione della figura del praticante avvocato abilitato, sostituita dalla mera possibilità, compiuto il primo dei tre semestri di pratica, di sostituire il dominus alle udienze”.

11) In Italia c’è un numero esorbitante di avvocati. Qual è il tuo consiglio per coloro che dopo mesi e anni di tirocinio andranno ad ingrossare le fila?

“Effettivamente il numero degli avvocati è molto elevato ed è proprio questo il motivo per cui stanno tentando in tutti i modi di sbarrare l’accesso, anche se la ragionevolezza imporrebbe di prevedere uno sbarramento ex ante, e non ex post”, precisa Andrea, “non so darvi un consiglio, però mi auguro che le ingiustizie e i ritardi della legge non vi distolgano dai vostri sogni!” All’opposto, Adriano suggerisce scherzosamente di cambiare università e Giovanni avverte: “siate determinati, ma partite con la consapevolezza che sarà un cammino lungo e pieno di ostacoli”.

 

 

Caterina Bracciano

 

Author: Caterina Bracciano

Share This Post On

Rispondi