Un dramma italiano discusso nel dipartimento di Giurisprudenza: O.P.G., quello che non si può non sapere!

Mercoledi 20 novembre 2013 la sede centrale di corso Umberto ha ospitato Marco Cavallo, una struttura itinerante che, da 40 anni, è ormai simbolo della lotta agli ospedali psichiatrici giudiziari condotta dal comitato stopOPG. L’incontro col comitato promotore, organizzato dai prof. Sergio Moccia e Antonio Cavaliere, durante le ore di lezione, ha visto presenti importanti ospiti quali Stefano Ceccano (stop opg), il docente di criminologia all’Universita di Salerno prof. Schiaffo, Peppe Dell’ Acqua (uno degli eredi diretti di Franco Basaglia ), Adolfo Ferraro direttore sanitario dell’ o.p.g. di Aversa .

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Per saperne di più sull’incontro con gli studenti: “Un cavallo blu che gira per la facoltà? L’incontro di Marco Cavallo con gli studenti di Giurisprudenza”: Clicca qui

 

Gli ospedali psichiatrici giudiziari (O.P.G.) sono strutture che dagli anni ’70 hanno sostituito in Italia i vecchi manicomi, aboliti con la legge Basaglia (l.180/1973) . Il ricovero in o.p.g e attualmente previsto dall art 222 c.p.. Gli ospedali psichiatrici giudiziari rappresentano una misura di sicurezza alla quale sono sottoposti i soggetti rei di un delitto, ma prosciolti perché ritenuti totalmente incapaci di intendere e volere al momento del fatto. Per le misure di sicurezza però, a differenza che per gli altri tipi di sanzione, la legge prevede una durata minima ma non massima, per cui la  revoca della pericolosità sociale avviene solo quando, a malattia stabilizzata o controllabile con cure, l’internato dimostra capacità di interagire con il mondo esterno ed abbia possibilità di reinserirsi in esso. Quando non è accertata la presenza di queste determinate condizioni l’internamento viene prolungato, per cui quello che doveva essere un periodo di custodia, cura  e riabilitazione si tramuta in un periodo di detenzione terminante spesso molti anni dopo il cosiddetto periodo minimo di internamento.

Attualmente in Italia sono presenti 6 grandi O.P.G. (Montelupo Fiorentino, Aversa, Napoli, Reggio Emilia, Castiglione delle stiviere, Barcellona pozzo di gotto) con un numero totale di internati superiore ai 1400, strutture sovraffollate e che ancora oggi versano in pessime condizioni, tali da essere definite dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano “indegni per un Paese appena civile”.

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Già  con la  legge 17 febbraio 2012, n. 9, si era disposto all’art. 3-ter la chiusura delle strutture per la data del 31 marzo 2013. Tale norma fu adottata dopo un’indagine parlamentare che accertò le condizioni di estremo degrado degli istituti e la generalizzata carenza di quegli interventi di cura che avevano motivato l’internamento. La stessa legge prevedeva che a decorrere dal  31  marzo  2013  il ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario dovesse essere  eseguito esclusivamente  all’interno delle strutture sanitarie regionali, appositamente istituite. Per in attuazione da parte delle regioni la chiusura degli o.p.g. non è stata ancora realizzata per cui  il decreto legge 25 marzo 2013 n. 24 ha poi prorogato tale chiusura al 1 aprile 2014.

Il comitato stopOPG da anni conduce una lunga battaglia per la chiusura di queste strutture,  ma non solo. Il rischio che si vuole evitare è che le modifiche in materia comportino soltanto una “riforma di etichetta”, che le “logiche manicomiali” vengano in esse perpetuate, così da risolvere il problema solo formalmente!

Al dibattito è seguita nel pomeriggio la proiezione del documentario “Caini di Aversa”, di Giovanni Nicois e Luca Palamara (presenti oggi all’iniziativa) in cui vengono illustrate le degradanti condizioni in cui vivono gli internati, condizioni che non fanno altro che peggiorare la loro situazione anziché curarla.  Viene illustrato Il teatro come terapia all’interno di un o.p.g., sottolineando l’importanza di considerare gli internati prima di tutto come “uomini”, bisognevoli di cure 24h24, di inclusione lavorativa e sociale, di speranza. Una visione del problema che fa comprendere la necessità di scissione tra il concetto di “pericolosità sociale” e quello di “malattia mentale”, di una riforma organica della materia a partire dal Codice Penale.

 

Fiorella Mosca

Author: StudentiGiurisprudenza.it

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