Un cavallo blu in facoltà? Il viaggio di Marco Cavallo

Il 20 novembre è stata una giornata diversa per alcuni universitari abituati alle sole lezioni teoriche, una giornata in cui è stato possibile toccare con mano la situazione di numerose persone che attualmente si trovano rinchiuse in un ospedale psichiatrico giudiziario (OPG).

Nella sede centrale della nostra facoltà ha fatto infatti tappa un alto ed esile cavallo azzurro meglio noto come Marco Cavallo.

Un cavallo che nel 1973, spinto da Franco Basaglia, ruppe i muri del manicomio di San Giovanni come simbolo dell’apertura alla città dei cosiddetti malati di mente dando inizio ad un processo di cambiamento che pian piano portò nel 1978 alla chiusura dei manicomi.
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La discussione, apertasi con l’intervento di professori, rappresentanti dell’ associazione stop OPG, ex internati, lo psichiatra Adolfo Ferraro e molti altri, si è conclusa con la presentazione di un breve documentario su frammenti di vita di alcuni di questi internati attualmente rinchiusi lì perché considerati “socialmente pericolosi” e che non essendo considerati capaci di intendere e di volere non possono  scontare una pena definitiva in un carcere. Certo, le continue riprese dei cameraman e i fotografi che saltellavano da un punto all’altro dell’aula avranno distratto i più timidi che per paura di essere al centro del “mirino” che voleva catturare il numeroso pubblico, si saranno abilmente contorti per nascondersi.

Dopo una breve pausa pranzo, c’è stata la presentazione di un documentario su frammenti di vita di alcuni di questi internati attualmente rinchiusi lì perché considerati “socialmente pericolosi” e che non essendo considerati capaci di intendere e di volere non possono  scontare una pena definitiva in un carcere.

Purtroppo, infatti, quando si viene chiusi in un OPG la propria pena non ha una durata ben definita, ci si potrebbe rimanere per sempre se non si ha qualcuno all’esterno pronto ad accoglierti, è un ergastolo bianco.

Sentire l’emozione e il dolore di questi uomini, conoscere le loro storie e sentirli parlare della propria “pazzia” ha davvero aperto uno spiraglio in quel muro che ancor oggi esiste, seppur solo mentale, tra la società che conosciamo e quella che si va a creare in queste strutture. Anche il modo in cui era strutturato il documentario, con una presentazione generale alla quale seguivano mini presentazioni dei personaggi, ha permesso a tutti di capire realisticamente cosa si prova ad essere etichettati e spinti fuori dal mondo.

Riaccese le luci ognuno ha potuto esprimere le proprie idee nel dibattito che si è creato, che come al solito ha visto il contrapporsi di caratteri totalmente opposti e l’unirsi di ideologie comuni, ispirando un lungo dialogo.

Una giornata in cui gli studenti del corso di diritto penale dei professori Moccia e Cavaliere hanno avuto la possibilità di aprire gli occhi su una realtà che li circonda, di argomento molto vicino allo studio universitario di questa materia.  Mi chiedo se non sia più utile, ai fini dell’apprendimento, proporre più giornate simili a questa per ogni materia che noi studenti di giurisprudenza studiamo.

A me piacerebbe molto di più, e a voi?

 

Fabrizia Infusino

Author: StudentiGiurisprudenza.it

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