Tribunale riconosce figli nati da surrogazione di maternità.

Spesso si discute sul rapporto tra legge e giustizia, se i due principi possano avanzare parallelamente o debba necessariamente esserci una separazione, una demarcazione.

Ci si chiede se l’attività creativa della giurisprudenza, che in un sistema di Civil law quale il nostro non è contemplata come fonte del diritto, possa efficacemente colmare le lacune del dato normativo.
Prescindendo dalle speculazioni giusfilosofiche che si possono tirare sull’effettività e sulla legittimità dell’ordinamento giuridico, per l’ennesima volta assistiamo ad un Giudice del merito che si sostituisce al legislatore, al fine di garantire la tutela dei diritti che vantano i soggetti più deboli.

È quanto ha fatto la Corte d’Appello di Trento che, con ordinanza emessa il 23/2/2017, ha ammesso il legame tra due figli nati mediante il ricorso alla surrogazione di maternità (anche detta gestazione per altri) ed il loro padre non genetico, riconoscendogli lo status filiationis risultante da un provvedimento straniero che certificava la genitorialità della coppia omosessuale.

Il caso di specie riguardava l’efficacia giuridica di un atto di nascita relativo a due bambini nati negli Stati Uniti, recante l’indicazione di due genitori dello stesso sesso (questione già affrontata nel 2016, sotto il profilo della trascrizione nei registri dello stato civile, dalla Cassazione, a testimonianza di un’apertura della giurisprudenza multilivello verso questa problematica): le controversie riguardavano non solo il riconoscimento di un concetto di genitorialità esteso a componenti non eterosessuali, ma anche il riconoscimento della filiazione non biologica quale risultato di una tecnica di fecondazione eterologa con gestazione altrui (fino a poco tempo fa, infatti, la maternità surrogata era sanzionata come reato di alterazione di stato).

Il principio sancito dal Collegio è quello della rilevanza di un progetto di genitorialità condivisa, relativamente al quale le tecniche di fecondazione prescelte risultano assolutamente indifferenti: infatti, affermare l’insussistenza di un legame familiare tra minori e padre non genetico significherebbe porsi in contrasto con la crescente importanza che sta assumendo, nel sistema normativo, il concetto di responsabilità genitoriale quale consapevole decisione di allevare ed accudire il nato.

Progressivamente, l’ordinamento ha sottolineato come il dato genetico o biologico non influenzi più il concetto di famiglia, come testimoniano la regolamentazione dell’istituto dell’adozione e la legittimazione di (alcune) tecniche di fecondazione eterologa: nel caso concreto, la giurisprudenza ha oggi dato, ancora una volta, preminenza al superiore interesse del minore, al suo diritto di avere una famiglia e, in particolare, al suo diritto di di far parte della famiglia che lo ama (e che lui ama a sua volta) fin dal suo concepimento.

Prescindendo da ogni aspetto biologico, genetico, regolare o economico, l’insegnamento (condivisibile o meno) che vuole trasmetterci la Corte di Trento è che i genitori potranno avere qualsiasi identità sessuale, essere imperfetti, commettere errori…ma i bambini, ed i loro sentimenti, non saranno mai uno sbaglio.

Author: Rossella Giuliano

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