Tampon tax: a che punto siamo in Italia?

Qualche mese fa, come tutti ricorderete, tra l’opinione pubblica si è sollevato un polverone in seguito al rigetto della proposta di legge sulla “tampon tax”. L’emendamento avanzato dal PD proponeva una riduzione fiscale al 5% dell’iva imposta sugli assorbenti che in Italia ammonta tuttora al 22%.

A fronte degli altri paesi comunitari, l’Italia appare oggettivamente più arretrata.

Cerchiamo di indagarne il motivo: gli assorbenti costituiscono per qualsiasi donna un bene essenziale per condurre un’attività lavorativa e sociale svincolata da limitazioni e disagi. Sulla base di questo assioma, la parte attrice ha evidenziato la discriminazione che derivava dal ritenere gli assorbenti dei beni di lusso, motivo per cui ne ha contestato il valore dell’aliquota. Il discorso non farebbe una piega, se non fosse che la giurisprudenza italiana non ha mai considerato gli assorbenti un bene di lusso: l’imposta del 22% si applica infatti ai beni ordinari, dicitura in cui rientrano sia gli assorbenti che, ad esempio, i rasoi da barba sottoposti alla medesima tassa.

L’interrogativo da porsi è più che altro se sia giusto considerare gli assorbenti dei beni ordinari o se debbano essere invece categorizzati come beni primari, con conseguente riduzione dell’aliquota. In via teorica la risposta è lampante: la riduzione andrebbe applicata per una questione di principio: le mestruazioni non sono una malattia, ma un fenomeno frequente, naturale ed inevitabile; sul piano pratico, tuttavia, abbassare l’aliquota al 5% costerebbe allo stato circa 300 milioni, a fronte di due euro mensili da spendere singolarmente.

Converrete con me che, per un paese in difficoltà finanziaria, evitare questa spesa sarebbe più opportuno.

Oltre all’aspetto economico,rispetto al quale si potrebbe obbiettare che non tutte le donne possano spendere tale cifra, bisogna tener presente un altro problema che sta riscuotendo sempre più clamore, guadagnandosi una posizione di parallelismo, se non addirittura di preminenza rispetto ai diritti femminili: l’obbligo di salvaguardare l’ambiente. In un bilanciamento di interessi tra il diritto della donna all’assorbente usa e getta e l’interesse legittimo alla salubrità dell’ambiente, quale credete che debba prevalere?

Chiaro è che non tutti i problemi si risolverebbero eliminando gli assorbenti, ma è altrettanto innegabile il disastro ambientale procurato dai miliardi di assorbenti gettati ogni giorno nel mondo.

Dal momento che una valida alternativa esiste ed è la coppetta mestruale (economica e fruibile da tutti, perché seppur tassata è riutilizzabile per lunghi periodi), la polemica appare sempre più arida e soprattutto non in linea con le esigenze del momento, che impongono ad ognuno di noi di agire per ridurre al massimo l’inquinamento, contribuendo alla salvaguardia dell’ambiente.

Questo non significa sminuire le esigenze femminili: il “panno lavabile” non dovrebbe mai essere imposto, ma significa guardare agli interessi della collettività ed tessere super partes, per dare il giusto peso a problematiche divergenti.

 

-Giulia Maddaloni

Author: Caterina Bracciano

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