Strasburgo condanna l’Italia: riconosca le unioni civili

I giudici di Strasburgo hanno condannato l’Italia per la violazione dei diritti di tre coppie omosessuali, in particolare, per violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea: il diritto al rispetto per la vita privata e familiare.  La sentenza diffusa martedì 21 luglio riguarda la violazione dei diritti di tre coppie omosessuali che avevano presentato ricorso dopo aver chiesto ai loro comuni di fare le pubblicazioni per potersi sposare ma si sono viste rifiutare la possibilità.

La quarta sezione della Corte, pur riconoscendo che la non estensione del diritto al matrimonio resta una scelta legittima dei diversi stati, ha affermato come non sia più ammissibile il vuoto normativo di qualsiasi tipo di riconoscimento: «La corte ha considerato che la tutela legale attualmente disponibile in Italia per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di una coppia impegnata in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile», si legge in una nota della Corte.

Un’ altra Corte, la Cassazione , ha emesso oggi una sentenza che farà storia: per cambiare sesso all’anagrafe
non serve l’intervento chirurgico. Nella sentenza, la Cassazione sostiene che “il desiderio di realizzare la coincidenza tra soma e psiche è, anche in mancanza dell’intervento di demolizione chirurgica, il risultato di un’elaborazione sofferta e personale della propria identità di genere”.

Questa giornata segna una svolta in materia di diritti civili e unioni omosessuali, ma, dopo aver espresso soddisfazione e plauso per queste storiche sentenze, una domanda sorge spontanea: perchè sempre più spesso spetta ai giudici “scrivere le leggi” in materia di diritti civili? Perchè i vuoti di tutela sono colmati a colpi di sentenza, mentre i disegni di legge – che ci sono- languiscono in commissione?

Francesca Bellisario

 

Author: Francesca Bellisario

Share This Post On

Rispondi