Stalking e sistema penale integrato

Atti persecutori commessi, in particolar modo, contro le donne sono all’ordine del giorno. Un fenomeno che non accenna a diminuire e che affligge l’intera società.

Si conta che almeno tre milioni e mezzo di italiane sono state, almeno una volta nella vita, vittime di stalking.

Atti perpetrati, spesso, da ex partner, conoscenti, semplici sconosciuti che si manifestano in varie forme, talvolta subdole, ricompresi in fattispecie che vanno dai messaggi insistenti, alle minacce, all’essere spiate o seguite.

Il delitto di atti persecutori previsto dall’ art. 612-bis c.p è stato introdotto dal decreto legge 23 febbraio 2009 n.11, convertito in l. 38 del 2009. Con questo provvedimento il legislatore italiano ha colmato un vuoto di tutela che per lungo tempo ha caratterizzato il nostro ordinamento. In precedenza, infatti, i casi concreti riconducibili ai reati di stalking venivano ricondotti a fattispecie non idonee a reagire efficacemente contro tali fenomeni, come la contravvenzione di molestie prevista dall’art. 660 c.p, per cui la risposta dell’ordinamento sanzionatorio era di tipo pressoché bagatellare.

Dal punto di vista della collocazione sistematica, il reato di stalking è un reato contro la persona e, in particolare, si tratta di un delitto contro la libertà individuale, specificamente, contro la libertà morale così come può essere desunto della rubrica del capo e della sezione in cui l’articolo si trova. Il delitto si sostanzia nel recare minaccia o molestia, tale da alterare dolorosamente, fastidiosamente o inopportunamente, la condizione psichica di una persona. La norma in esame richiede, inoltre,una reiterazione di condotte, produttive di ansia o timori per la propria o altrui incolumità.

Il legislatore ha mostrato piena consapevolezza del fatto che il reato di stalking tenda ad inserirsi in una progressione criminale che travalica l’offesa alla semplice libertà morale potendo sfociare, nei casi più gravi, in un’offesa nella forma del danno nei confronti di beni finali personalissimi quali la vita e l’incolumità individuale della persona offesa.

A tal riguardo,è importante precisare che siamo nell’ambito della giurisdizione di garanzia,che in una fase ante iudicium evidenzia dei punti di frizione,regolati dal legislatore in un catalogo tassativamente predeterminato (art. 272 c.p.p).

Prima di analizzare i singoli modelli legali di riferimento,bisogna soffermarsi sui presupposti a fondamento della richiesta cautelare, atto unilaterale del pubblico ministero, che necessita di essere filtrato dal giudice delle garanzie. Il giudice che interviene è tenuto a verificare, in prima battuta, la attualità, la concretezza del pericolo, nonché il sub-strato storico del fatto.

Finalizzata a prevenire il pericolo del compiersi di reati di violenze all’ interno del nucleo familiare è l’inserimento della misura coercitiva predisposta dall art 282-bis c.p.p rubricata “allontanamento dalla casa familiare”. Più di recente, nella medesima prospettiva è venuta a collocarsi la misura del divieto di avvicinamento a determinati luoghi, abitualmente frequentati dalla persona offesa, ovvero dai suoi, congiunti o conviventi (art. 282-ter c.p.p).

Questi ed altri temi saranno occasione di confronto martedi 13 novembre, in occasione dell’ evento organizzato dall’associazione StudentiGiurispridenza.it, con il prezioso contributo di alcuni dei nostri professori e la partecipazione di  “Doppia Difesa”. Sarà un’importante occasione volta ad accrescere la consapevolezza intorno ad una tematica tanto attuale quanto sentita.

 

-Alessia Maione

Author: Alessia Maione

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