Spotted UNINA, le coltri dell’inciucio: la nostra intervista esclusiva

Un nuovo timore travolge gli studenti dell’Università di Napoli. Entrare in aula, sentirsi scrutati, avvertire il peso del giudizio altrui. Tutto ciò oggi assume un connotato diverso: se un tempo si aveva la certezza, al più, di divenire oggetto di pettegolezzi circoscritti alla cerchia di pochi accaniti criticoni, oggi l’acredine studentesca assume una nuova e più ufficiale veste: SPOTTED UNINA.

“Perché mi sta fissando?..No, non posso finirci di nuovo.”; “Stamattina via il reggiseno, spotted assicurato!”; “Oddio! Ma le avrò messe le mutande?!”. Insomma non c’è pensiero che la temuta pagina non induca a fare. Ma vediamo cosa pensano di Spotted i loro stessi gestori ai quali abbiamo rivolto qualche domanda:

“Siete studenti o già laureati?”

“Siamo ancora studenti, siamo in tre e non siamo di Giurisprudenza!”

“I vostri amici sono a conoscenza dell’attività di gestori di Spotted?”

“Pochissimi ne sono a conoscenza. Gli unici sono gli stessi amici che hanno collaborato con noi a mettere su la pagina”

“Spotted per voi è più un hobby o un lavoro a tempo pieno?”

“All’inizio la gestione della pagina rappresentava un lavoro a tutti gli effetti poiché c’era bisogno di razionalizzare i compiti, turni e orari; non eravamo organizzati dunque impiegavamo più tempo.”

“Ricevete messaggi a prevalenza maschile o femminile?”

“Al pari”

“Operate censura?”

“Censuriamo molti messaggi quando si tratta di offese gratuite e inoltre c’è pur sempre la bacheca pubblica per chi avesse queste intenzioni”

“Avete mai ricevuto messaggi intimidatori?”

“All’inizio arrivavano quotidianamente messaggi di intimidazione”

“Per esempio?”

“C’è , tra le persone che si sono riconosciute nei post, chi ha minacciato di denunciarci alla Polizia o alla Guardia di finanza”

 “Siete consapevoli di esporre studenti a possibili umiliazioni pubbliche?”

“Cerchiamo di non pubblicare messaggi particolarmente umilianti, anche se qualcuno può sfuggire dato che ci arrivano dai trecento ai quattrocento messaggi al giorno. Tuttavia la nostra politica è quella di precludere agli offensori di pubblicare post sulla pagina”

“La privacy è garantita?”

“Non abbiamo mai reso noti i nomi degli autori dei messaggi nonostante ci sia stato anche chi ha offerto dei soldi per conoscerli”

“Chi ricorre a Spotted secondo voi è un codardo?

“In realtà no. Crediamo che la pagina serva per far amicizia, raccogliere opinioni e in questa direzione che si sta muovendo soprattutto la pagina della nostra università”

“Siete portavoce di una nuova tendenza: ne avvertite l’onere?”

“Sì, si può definire una nuova tendenza, una moda e ne avvertiamo “l’onere””.

“Avete intenzione di proseguire ancora per molto o credete sia un fenomeno momentaneo?”

“In realtà in Italia sembra che stia scemando l’interesse per queste pagine mentre a Napoli rimane ancora vivo”.

Se vogliamo analizzare in termini ampi il fenomeno Spotted, si può evincere l’emergere di una chiara dinamica: la spersonalizzazione dei rapporti. Nell’utilizzo, se non addirittura nell’abuso di quello che nasce come un divertente passatempo, si può riscontrare lo stesso distorto e perverso meccanismo che si cela dietro il diabolico social network, questa volta con l’incombere del fantasma dell’anonimato. I gestori della pagina sembra però che non condividano questo pensiero e ritengono invece che Spotted possa essere “uno strumento che permette ai più timidi di fare nuove conoscenze“.

Ad ogni modo non si può non condividere l’idea che la prospettiva di poter esprimere a pieno le proprie sensazioni o la propria opinione (sincera unicamente sulla rete) attraverso uno strumento che cela i volti e le identità, sia triste! Sono d’altronde osservazioni abbastanza ovvie per una generazione che si alimenta di filtri palliativi. Ma la pagina assolve anche a scopi meno frivoli delle mere dichiarazioni di odio/amore; sono tante le segnalazioni travestite da denunce che quotidianamente sono pubblicate su spotted in merito ad inefficienze strutturali e funzionali accademiche. Queste però, non di rado, sfociano in messaggi di contestazione a sé stante (sfoghi, litanie, lamentele, varie ed eventuali).

Temete, dunque , soggetti stravaganti et incauti perchè anche il più fedele e sincero dei vostri compagni di merenda non esiterà ad arpionare la tastiera ed esporvi al pubblico gaudio!

 

Maria Claudia Chiariello e Claudio Novelli

Author: StudentiGiurisprudenza.it

STUDENTIGIURISPRUDENZA.IT L'Associazione degli Studenti di Giurisprudenza della Federico II Napoli

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