Slobodan Praljak: suicidio teatrale o martirio?

Dinanzi alla Corte del Tpi dell’ Aja, Slobodan Praljak– uno dei sei ex leader politici e militari croato-bosniaci- si è tolto la vita lo scorso novembre, ingoiando l’intero contenuto di una boccetta di veleno, subito dopo aver udito la sentenza che confermava la sua condanna.

Il processo di primo grado nel 2013 lo vedeva condannato a 20 anni di reclusione per crimini di guerra commessi nella città di Mostar, durante il conflitto che vide la fine dell’ ex Jugoslavia(1992-1995).

<<Praljak non è un criminale e con sdegno respingo la sentenza>>: queste sono state le sue ultime parole, dette prima di portare alla bocca il liquido letale bevuto in diretta televisiva. Dopo questo gesto plateale , l’udienza è stata immediatamente sospesa e l’ex generale è morto poco dopo in ospedale all’Aja.

Tutta la situazione ha scosso profondamente la sensibilità dei connazionali croati e in particolare il Capo di Stato della Croazia, Kolinda Grobar Kitarovic e il Primo Ministro croato, Andrej Plenkovic, sostengono che Praljak sia stato testimone di una <<profonda ingiustizia morale>> che il Tribunale avrebbe commesso nei confronti del popolo croato, che lo ha sempre considerato un personaggio di grande spessore , sia dal punto di vista militare che dal punto di vista intellettuale.

Tra i principali capi d’accusa che hanno portato il Tpi a confermare in secondo grado la condanna di Praljak, rientra sicuramente l’inerzia di quest’ultimo nel non aver impedito il rastrellamento della popolazione bosniaca musulmana a Prozor nel 1993 e l’aver ordinato la distruzione del più antico ponte di Mostar, lo Stari Most, simbolo imponente della commistione fra culture.

Come sappiamo, la federazione tra le Repubbliche di Serbia, Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Macedonia e Montenegro fu mantenuta con difficoltà fino al crollo del comunismo: da quel momento in poi nulla riuscì a fermare la prepotente imposizione dei nazionalismi. E fu proprio questo rigurgito nazionalista a spingere Praljak 30 anni fa ad abbandonare la sua carriera di regista teatrale e televisivo, per arruolarsi volontario nell’esercito, coinvolgendo un intero battaglione di altri artisiti e intellettuali di Zagabria. Così, grazie alle sue connessioni politiche, appena arruolato, fu subito nominato generale.

Per i comandanti croati locali,tra cui vi era anche Praljak, lo scopo della guerra era creare aree “etnicamente omogenee”, cioè abitate solo da croato-bosniaci, che sarebbe stato facile annettere una volta arrivati al tavolo delle trattative. Così, quando le truppe dell’HVO, supportate dall’esercito regolare croato,occupavano una città o un villaggio, provvedevano a rastrellare la popolazione musulmana, imprigionando in condizioni disumane i maschi in età militare.

Il gesto estremo dell’ ex generale Slobodan Praljak è stato diversamente interpretato: che si tratti o meno di un “suicidio teatrale” è sicuramente difficile credere che si tratti di un martirio. Sono più difficili da immaginare i deliri di un  criminale o quelli di un arista?

 

 

-Vittoria Ziviello

Author: Caterina Bracciano

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