Si può essere donatori di sangue anche se si è gay? La decisione della Corte Ue fa chiarezza

Tutti, o quasi tutti, avrete letto la notizia che è rimbalzata nei telegiornali e su molti social: la Corte di Giustizia Europea ha escluso gli omosessuali  dalla possibilità di essere donatori di sangue. Le cose non stanno proprio così, ma per capire qual è stata la decisione della corte bisogna fare un passo indietro.

La vicenda ha inizio nel 2009 quando il sig. Léger ha visto rifiutarsi la possibilità di donazione del sangue da parte del medico responsabile della raccolta, poiché quest’ultimo era a conoscenza del fatto che l’uomo aveva avuto una relazione con un uomo dello stesso sesso. Il dottore ha applicato il decreto del 2009, che all’allegato II, tabella B, prevede, per quanto riguarda il rischio di esposizione del candidato alla donazione ad un agente infettivo trasmissibile per via sessuale, una controindicazione permanente alla donazione di sangue nel caso di un uomo che abbia avuto rapporti sessuali con un altro uomo.

Il sig. Léger ha ovviamente contestato tale decisione con un ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo di Strasburgo, che, sospendendo il giudizio di merito, ha sollevato una questione dinnanzi alla Corte di Giustizia interrogandola sulla corretta interpretazione della norma suddetta: l’esclusione deve essere o meno permanente?

La Corte nella sua decisione ha tenuto conto di due argomenti. Innanzitutto ha avuto incidenza l’esistenza di una direttiva comunitaria che indica che le persone, la cui condotta sessuale implica un alto rischio di contrarre malattie infettive trasmissibili attraverso il sangue, vengano escluse in modo permanente dalle donazioni. In secondo luogo, e soprattutto, la Corte ha tenuto conto della situazione epidemiologica in Francia.

Infatti, secondo i dati relativi al periodo 2003-2008, quasi ogni contagio da Hiv è dovuto a un rapporto sessuale e la metà di tutte le nuove infezioni si verificano in uomini che hanno avuto rapporti con altri uomini. “In questo stesso periodo gli omosessuali sono stati i più colpiti dalla contaminazione da Hiv, a una percentuale di 200 volte superiore a quella della popolazione eterosessuale francese”. Inoltre “fra tutti i Paesi dell’Europa e dell’Asia centrale, la Francia è quello che presenta una maggiore prevalenza di Hiv tra gli uomini che hanno avuto relazioni sessuali con altri uomini”.

Con siffatte argomentazioni ad una lettura superficiale del dispositivo della sentenza sembra che sia stata riconosciuta ragione alla Francia. Così non è nella misura in cui la Corte, nel rispetto del principio di proporzionalità, vuole garantire il diritto alla salute dei riceventi, ma anche il diritto/dovere civile a donare per chiunque sia sano e in grado di poterlo fare. Quindi essa afferma che è sì possibile una esclusione permanente dalla donazione se, relativamente al comportamento sessuale e alla situazione di fatto esistente nello Stato, la donazione potrebbe esporre il ricevente alla contrazione di malattie infettive trasmissibili con il sangue, purché l’esclusione sia dovuta alla inesistenza o insufficienza di tecniche medico-scientifiche per la individuazione di queste malattie infettive, e quindi per la eliminazione del sangue infetto da quello destinato alle trasfusioni.

In ultima analisi non si può ritenere che questa decisione della Corte sia omofoba e nemmeno che comporti una discriminazione basata sull’orientamento sessuale come pure alcuni hanno denunciato. Del resto sono  possibili limiti all’esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue  quando sono necessari e rispondano effettivamente a obiettivi di interesse generale riconosciuti dall’Unione Europea o alla necessità di proteggere i diritti e le libertà altrui.

Tuttavia in questo caso, come pure in altri casi, la Corte di Giustizia si è preoccupata di contemperare gli interessi, bilanciando i rischi di una trasfusione con sangue infetto con il pregiudizio di negare l’esercizio di un diritto. La Corte non sceglie la strada più facile del dare torto o ragione, e sbaglierebbe chi pensasse il contrario, ma si preoccupa, in un’ottica garantista, della parificazione sociale e, dal punto di vista giuridico, di ponderare gli interessi e difendere i diritti di ciascuno e di tutti.

Angela Cutillo

Author: Angela Cutillo

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