Fernweh: la particolarità di Barabba

“Una Costituzione dovrebbe essere breve e oscura.”

                                                               Napoleone Bonaparte

                                                                   (Gesù davanti a Caligola di Mihàly Munkàcsy)
Concentrare il proprio pensiero su un insieme di norme senza badare in modo alcuno alla loro interpretazione, non può certamente coincidere con fondamenti di riflessione filosofica. Si tratterebbe, al contrario, di una mera analisi fattuale e statistica.

Non potendo però interpretare ognuno dei 139 articoli della Carta Costituzionale della Repubblica italiana, ho scelto di scoprire soltanto cosa Napoleone intendesse dire con i criteri di “brevità” e “oscurità”.

Quando tempo fa inserii la frase sopra riportata su uno dei blog per cui scrivo, un lettore commentò così: “Non sono d’accordo. Non mi sembra una frase degna di Napoleone. La Costituzione deve contenere tutti i diritti e i doveri dei cittadini e, perciò, deve essere molto chiara in ogni suo aspetto. 

Napoleone doveva aver bevuto un po’ quando ha affermato ciò”.

Con non incolpevole ritardo, sarò lieto di rispondere adesso.

Le parole “breve” e “oscura” sono fortemente fraintendibili, se decontestualizzate. Etimologicamente, il concetto stesso di brevità necessiterebbe di un metro di paragone per acquistare valore autentico. D’altro canto, l’oscurità è pittorescamente, quasi folcloristicamente, connessa a un’accezione tendenzialmente negativa. A sua volta, però, la negatività manca qui di un termine di paragone ulteriore.

È allora vero che, svuotata della sua accezione negativa, l’oscurità non può che tradursi come uno dei principali presupposti della Carta Costituzionale della Repubblica italiana: la generalità.

La generalità è il carattere della norma giuridica, la quale non si rivolge affatto a uno o più soggetti determinati, bensì a una pluralità indefinita di soggetti. 

Si pensi a una norma che punisce sommosse partitiche. Essa si rivolge a una pluralità indeterminata di soggetti (tutti coloro che hanno partecipato alla ribellione), non a un soggetto determinato (Barabba ha partecipato alla ribellione). Ciascuna norma che non rispetti tale carattere, invece, si definisce particolare (o ad personam).

La generalità della norma è collegata all’astrattezza, sebbene possano esistere norme astratte ma non generali e norme generali ma non astratte. Esse rispondono a una triplice esigenza: assicurare la certezza del diritto, prevedendo compiutamente a priori le regole cui i soggetti si debbono attenere; garantire uniformità di disciplina e, quindi, parità di trattamento; ovviare all’impossibilità pratica per l’ordinamento di prevedere tutte le possibili combinazioni e varianti verificabili nella realtà.

Tuttavia, non bisogna ricadere nell’eccesso opposto. L’articolo 25 della Costituzione stabilisce che il meccanismo entro cui la norma giuridica opera è quello di una fattispecie astratta, ma non polisemica al punto tale da impedire la sussunzione al suo interno di singoli casi concreti.

In merito alla brevità, infine, sarà di rilievo considerare quanto affermato dall’onorevole comunista Giorgio Amendola il 20 marzo del 1947 nell’Assemblea Costituente: “Onorevoli colleghi, credo che, al punto in cui siamo giunti in questo nostro dibattito sulle disposizioni generali del progetto di Costituzione, la brevità sia d’obbligo, non solo per rispettare il tempo consentitoci dal nostro Presidente, ma anche perché, dopo che da una parte e dall’altra molteplici argomenti sono stati portati a sostegno delle varie tesi, conviene ormai cercare di trarre dalla discussione le conclusioni che si impongono”.

-Luca Orlando