Rubano ai poveri per dare ai ricchi: i nuovi ladri dei diritti universitari

È tempo di un’altra furbata all’italiana.

Non sarebbe sconvolgente sentir parlare di soprusi burocratici o di evasioni fiscali. No, non sarebbe una novità se non fossero commessi da giovani speranze per il nostro futuro.

È questo il caso di falsi poveri all’ università. La vicenda consumatasi negli atenei romani ha fornito un dato allarmante: più della metà degli iscritti, ha dichiarato il falso, pur avendo a casa Ferrari, piscine o ville lussuose. Da qui, l’indignazione.

Non è di certo solo Roma l’unico centro d’imputazione. È questo solo un caso emblematico che fa, purtroppo, da sfondo a fenomeni consuetudinari che abitualmente sembrano consumarsi nella nostra realtà nazionale. La GdF nella Capitale, dopo un’approfondita serie d’indagini ha accertato che per i tre atenei romani, circa il 62% degli studenti sia da considerarsi…udite, udite…”poveretto“. Poveri? Assolutamente no! Ricchi, ma furbi.

Un’ alta percentuale delle posizioni anche relative all’anno accademico in corso è, infatti, risultata irregolare. Ciò per accedere più facilmente a concorsi, borse di studio o magari, risparmiare sulle tasse universitarie con il fine di sfoggiare la borsa griffata dell’ultima collezione del proprio stilista preferito, o il cellulare di ultima generazione che seppur super tecnologico non è ancora in grado di insegnare la vita. Un evidente fallimento dell’intero sistema, circoscritto al diritto allo studio per cui l’unica forma di vera giustizia sarebbe una pena proporzionata e meritata. Orbene, se fallisce il diritto viene meno la legalità. Conseguenza: il disordine di valori, il male sociale, il male di vivere. Quello stesso “diritto” più volte decantato dai padri della filosofia giuridica è quindi messo in discussione. Sembra dissolversi in un sistema in cui l’assalto dei potenti sembra aver sempre la meglio mediante raggiri di ogni genere. La legge del pesce grande che mangia il pesce più piccolo, dell’ homo homini lupus. È l’affermarsi della “cultura della furbata” dove ogni buona intenzione di trasparenza e regolarità risulta deleterea per molti aspetti.

E allora dove finisce quella facoltà garante della legalità e della legittimità che è propria di uno Stato? Il diritto dovrebbe intendersi come valore economico legato a tributi ed oneri fiscali, in grado di assicurare crescita e non decrescita, garanzia di eguaglianza e non invece discriminazioni. Bisognerebbe perciò, inclinarsi alla societas che oggi sta venendo sempre più meno, volgere lo sguardo e non le spalle a quel sistema nazionale per rendersi conto del “fortunato magna magna” dei sottosistemi che ad esso si legano e che in esso ci vedono coinvolti anche se indirettamente. Dalle piccole alle grandi realtà, quali anche quella universitaria, si vedono protagonisti di ogni specie e classe sociale catapultati in vere e proprie stragi che si consumano anche quotidianamente.

Si, appunto stragi, perché la perdita di un diritto è un fatto non grave, gravissimo. Si vanifica in tal senso il diritto di un povero mal capitato che dovrà fare i conti con una giungla pronto a sbranarlo a qualunque costo, perché l’unica effimera ed insensata esigenza è solo quella di far ampio spazio al falchetto che dovrà presto pavoneggiarsi tra la massa. Non si tratta di casi isolati. Ci sono furbate ben più rilevanti tali da sottolineare la gravità della situazione. Ne è un esempio la testimonianza dataci dal CUN ( Consiglio Universitario Nazionale ) che ha proposto la denuncia in merito alla materia concorsuale per la nomina di commissari e commissioni per l’abilitazione scientifica nazionale nell’ambito del settore 14/A1. Caso in cui i furbi erano quei “baroni” che ansiosamente volevano procurarsi la gloriosa carica prima dell’imminente pensionamento. Questo segna l’ urgente esigenza di volere una riforma del sistema istituzionale. Sembrerebbe essersi persa qualsiasi cognizione di causa, ogni stimolo alla convivenza sociale. Quella società in cui tutto dovrebbe appartenere a tutti, in equa misura, dove il potere sovrano dovrebbe essere posto nelle mani del popolo tutto e non di una cerchia ristretta di persone e sempre secondo le esigenze collettive. Utopia, la Stato di diritto. Stato che per Hobbes era compromesso tra sovrano e sudditi, garanzia della futura democrazia che però oggi sembra mettersi a rischio da ogni fronte la si guardi, proprio perché il benessere sociale non sembra essere assicurato a tutti i cittadini.

Più che Stato di diritto il nostro è un Far West in cui a padroneggiare è solo chi spara più veloce e sempre a danno di che vive secondo legalità. Vale perciò la pena di agire secondo le regole imposte da un ordinamento giudico cui siamo sottoposti? Se si parlasse di rispetto reciproco, la risposta sarebbe scontata, d’altro canto però non è così semplice, se si è coscienti dei fatti che si manifestano, purtroppo, costantemente. La soluzione sarebbe quella di convergere tutte le forze contro il buonismo e l’omertà ormai sempre più dilaganti, denunciare le ingiustizie e vincere le minacce di quegli stessi baroni che riescono sempre a svignarsela. Solo in questo modo verrebbero meno tutte le disparità esistenti. Bisognerebbe insistere per la genesi di un nuovo “circolo vizioso” il cui unico vizio sarebbe la legge, la legalità nelle azioni degli associati, dei singoli. L‘agire secondo diritti e doveri, gli stessi in grado di arrestare il disagio attuale. Dunque, l’obiettivo da porsi, al fine di evitare scandali, stragi di ogni genere e comunque compromettenti per il nostro ordine sociale sarebbe l’impegno di creare una nuova classe dirigente lontana anni luce dalle furbate ormai spopolate, ma che dia invece vita ad una nuova era in cui i diritti rubati, siano prontamente restituiti.

 

-Maggie Sagnella

Author: StudentiGiurisprudenza.it

STUDENTIGIURISPRUDENZA.IT L'Associazione degli Studenti di Giurisprudenza della Federico II Napoli

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