Cave Canem! cosa succede se il cane aggredisce l’intruso?

Molti di noi hanno hanno un amico a quattro zampe che, se di dimensione adeguata, oltre a tenerci compagnia può avere anche l’ingrato compito di vegliare sulla nostra sicurezza; e non mancano le razze canine selezionate appositamente per la difesa casalinga! addestrate a spaventare e anche attaccare l’estraneo che si intrufoli nella proprietà privata.

Per quanto riguarda l’addestramento, in realtà il principio cardine che viene inculcato al cane è bloccare, ma non lacerare! Infatti il termine proprio per indicare l’animale specializzato non è cane da guardia, ma cane da difesa!
Non a caso l’ordinanza ministeriale Martini, del 2009 proibisce l’addestramento teso a sviluppare accezioni negative nel comportamento del cane, come l’aggressività fine a sé stessa.

Certo, non tutti i cani vengono addestrati, né esiste un obbligo di legge in questo senso, ma che si parli di un cane specializzato o meno al ladro sicuramente non converrà entrare nel suo territorio. tuttavia, nel caso di un incidente, non rischiamo forse situazioni paradossali dettate da un eccessivo garantismo in cui il padrone del cane viene condannato penalmente ed è costretto a risarcire il ladro morso? Cosa dobbiamo temere dunque?

La legge, in effetti, ci dice che il proprietario è responsabile del suo animale, e risponde civilmente e penalmente di danni e lesioni a persone, animali o cose. Siamo dunque tenuti a controllare nei modi opportuni il nostro amico.

Inoltre non tutti possono avere un cane, non secondo le regole sulla tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani, che proibiscono agli infermi di mente, ai minori e ai delinquenti abituali il possesso dell’animale.

Lo stesso regolamento dà, inoltre, altre chiare indicazioni da seguire quando portiamo il nostro amico a spasso, come le misure massime consentite per il guinzaglio (un metro e mezzo) e l’obbligo di portare sempre una museruola con noi e di usarla su richiesta delle autorità.

Il cane che difende il suo territorio o padrone viene visto, in sede giudiziale, come uno strumento di legittima difesa che, come sappiamo, esige proporzionalità tra il danno cagionato e il rischio subito (sebbene il criterio della proporzionalità sia stato parecchio elasticizzato per quanto riguarda la difesa casalinga). Purtroppo, come è intuibile, un cane non sempre sarà capace di discernere tra il semplice intruso e chi, invece, pone un rischio concreto all’incolumità sua o del suo padrone. Un cane, per esempio, potrebbe non desistere dall’attaccare il ladro che sta scappando.

E’ emblematica in questo senso una sentenza del 2001 che ha assolto i padroni di due pastori tedeschi che avevano ucciso un ladro entrato nella proprietà da loro difesa.
Come si evince dalle indicazioni del giudice, bastano in realtà pochi accorgimenti di buonsenso per evitare qualsiasi responsabilità per il danno cagionato all’intruso:

  • Innanzitutto è d’obbligo avvertire i terzi della presenza di cani da guardia con i noti cartelli Attenti al cane!, recanti sia scritte che immagini chiare e affissi in posizione ben visibile. Ciò ci tutelerà sia dagli intrusi che dai passanti incauti (quest’ultimo caso è stato trattato nello specifico qui!).
  • Altra ovvia necessità è quella di innalzare una recinzione alta e sicura, così da confinare il cane e deterrere incaute intrusioni.

E’ poi opportuno, ma non mandatorio:

  • effettuare una sapiente scelta della razza canina da adottare, se lo scopo è prettamente difensivo;
  • seguire un corso di responsabilizzazione (del padrone), con relativo rilascio di un apposito patentino;
  • stipulare un’assicurazione  per l’animale per tutelarci da qualunque problema dovesse insorgere in sede civile.

Il ladro che, ignorati tutti i segnali apposti, deciderà comunque di scavalcare la recinzione, avrà palesato la sua mancanza di desistenza e difficilmente riuscirà a convincere un giudice a garantirgli la ragione.

Va da sé che, qualora il proprietario del cane fosse presente alla scena, il suo dovere sarebbe quello di cercare di far desistere il cane da una reazione eccessiva verso l’intruso, dovendolo idealmente limitare al solo ruolo di deterrente.

In conclusione, le voci che spesso circolano su un improbabile risarcimento al ladro aggredito dal cane (o su una condanna del proprietario) sono da considerarsi esagerate o in malafede; esse sono perlopiù fondate sulla tipica confusione che persiste tra i non addetti ai lavori sulla differenza tra la richiesta del risarcimento (da parte del ladro) e l’effettiva condanna del proprietario (ancora da vedersi, nel nostro ordinamento).

 

 

Author: Massimo Festosi

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