Reato di epidemia ed HIV: il binomio nell’esperienza italiana

Il 27 ottobre 2017, dopo circa 11 ore di camera di consiglio, si è concluso il processo a carico di Valentino Talluto, cittadino sieropositivo accusato(in fatto)di aver intenzionalmente contagiato con il virus dell’HIV 32 persone: la sentenza di condanna a 24 anni di reclusione, emessa dalla Corte d’assise di Roma, ha accolto il reato di lesioni gravissime, ma la Procura della Repubblica aveva contestato all’imputato(definito dalla cronaca “untore”, con termine di manzoniana memoria)anche la fattispecie delittuosa di epidemia dolosa, che se ratificata in sentenza avrebbe condotto ad una condanna alla pena dell’ergastolo(il Pubblico Ministero aveva in aggiunta chiesto l’isolamento diurno per un periodo di 2 anni e l’esclusione delle attenuanti generiche, a causa “dell’assenza di pentimento da parte dell’imputato”).

La vicenda processuale, com’è evidente, ha avuto forte risonanza in primo luogo per le circostanze di fatto che l’hanno accompagnata: il reo, conscio di essere affetto dal virus dell’HIV, aveva intrattenuto, tra il 2006 ed il 2016, ripetuti rapporti sessuali non protetti, ottenendo il consenso mediante artifizi e raggiri(le menzogne adoperate per non utilizzare il profilattico erano “ho appena fatto le analisi” e “sono allergico al lattice”).

Ma il processo è emerso in modo peculiare agli onori delle cronache anche per la prima imputazione, nella storia processualpenalistica italiana, del reato di epidemia dolosa: rare sono state le applicazioni giurisprudenziali di tale fattispecie di reato, tutte però concernenti la forma colposa.

Per comprendere le ragioni per le quali l’imputazione è decaduta nella sentenza di condanna, è necessario preliminarmente rievocare il testo dell’articolo 438 del codice penale, che configura il delitto di epidemia: 

Chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l’ergastolo.

Se dal fatto deriva la morte di più persone, si applica la pena [di morte]. 

 Il bene giuridico tutelato è la salute pubblica, intesa quale insieme delle condizioni d’igiene, sicurezza ed incolumità della collettività, condizioni finalizzate a preservare la vita e l’integrità fisica.

Una volta individuato il bene della vita protetto dalla sanzione penale, occorre chiarire i concetti di epidemia e germi patogeni enunciati nella norma: per epidemia s’intende una malattia infettiva caratterizzata dall’essere straordinariamente aggressiva e dal propagarsi in modo incontrollabile; i germi patogeni, invece, per relato, sono i virus o microrganismi dotati di un elevato grado d’infettività.

Seguendo le indicazioni dell’Ufficio Indagini preliminari di Savona, possiamo ravvisare come elementi costitutivi della fattispecie la rapidità della diffusione, la diffusibilità ad un numero indeterminato e notevole di persone e l’ampia estensione territoriale del contagio: sebbene la giurisprudenza di merito sia sia pronunciata in rari casi sul delitto di epidemia, essa ha costantemente manifestato la propria difficoltà nel sussumere nel disposto codicistico la la condotta di chi, consapevole di essere affetto da una malattia mortifera, non ne impedisca il contagio.

I pareri contrastanti di dottrina e giurisprudenza sono causati dalla circostanza che la nozione medica di epidemia non coincide con quella giuridica, essendo l’interpretazione tecnico-giuridica maggiormente restrittiva: mentre il Tribunale di Bolzano infatti, nel 1979, sosteneva che fosse punibile ai sensi dell’articolo 438 chi cagioni un’epidemia “mediante la diffusione di germi patogeni di cui abbia il possesso, anche «in vivo» (animali di
laboratorio), mentre deve escludersi che una persona, affetta da malattia contagiosa abbia il possesso dei germi che l’affliggono“, autorevole dottrina(V. Manzini)ribatteva che anche lo stesso paziente infetto potesse rendersi diffusore di germi patogeni, mescolandosi dolosamente o colposamente in una platea di soggetti immuni(in particolare, era stato esposto l’esempio del lebbroso che dissimuli il suo stato o evada dal luogo di isolamento).

Appare chiaro che la sentenza emessa nel “caso Talluto“, facendo decadere l’imputazione di epidemia, si sia adeguata al filone giurisprudenziale pressochè unanime(in senso assolutorio); a sostegno della tesi accolta dalla Corte, si può richiamare anche il contesto storico, quale espresso dai Lavori preparatori del codice penale del 1929, nel quale è maturata la disposizione che disciplina il reato di epidemia: “Il delitto di epidemia rappresenta una novità del codice penale Rocco (…) riconosciuta la necessità di prevederlo nel Codice, in rapporto alla enorme importanza che ormai ha acquistata la possibilità di venire in possesso di germi, capaci di cagionare una epidemia, e di diffonderli e si è trovata giustificata la grave sanzione, che è la pena dell’ergastolo per la forma tipica del delitto, e la pena di morte, per l’ipotesi che dal fatto derivi la morte di più persone“.

Lapalissiano l’appunto che la pena capitale è stata sostituita da quella dell’ergastolo, è importante in conclusione specificare cosa sia l’HIV e quali siano le forme di trasmissione:

-l’HIV(acronimo di Virus dell’immunodeficienza umana)è un retrovirus che distrugge i linfociti, le cellule del sangue indispensabili per il funzionamento del sistema immunitario: se il sistema immunitario viene compromesso, l’organismo non è più in grado di difendersi efficacemente dagli agenti patogeni esterni(immunodeficienza). Lo stadio finale dell’infezione da HIV è l’insorgenza dell’AIDS(sigla di Sindrome da immunodeficienza acquisita). Sebbene non esistano vaccini o medicine risolutive per debellare il virus dell’HIV, il paziente sieropositivo può differire la comparsa dell’AIDS attraverso una terapia farmacologica basata su farmaci antiretrovirali; tuttavia, la priorità invocata dalla comunità scientifica è la prevenzione.

-I metodi di trasmissione del virus dell’HIV sono: rapporti sessuali non protetti; contatto ematico; trasmissione verticale madre-figlio durante la gravidanza e l’allattamento.

 

-Rossella Giuliano

Author: Rossella Giuliano

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