Quanto ha pagato lo Stato per farti laureare?

“Choosy”, “svogliati”, “sfigati”, “mediocri”, “troppi”: giusto una piccola gamma dei nomi che sono stati dati agli studenti italiani dalla classe politica, dalla Gelmini a Giavazzi, passando per la Fornero. Nessuno però ha mai chiamato gli studenti “cornuti e mazziati”.

Mentre, infatti, famiglie e Stato fanno spendono decine di migliaia di euro ogni anno per gli studenti, il futuro per i laureati è sempre più nero. Vediamo perché:

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Quanto costa uno studente all’università?
La domanda se la sono fatta in pochi e la risposta è data da un ente che, probabilmente, neanche il Ministero si ricorda che esiste, dato che ha interrotto i suoi studi nel 2012: il CNVSU, Comitato Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario.

La risposta è semplice: circa 30.000€ all’anno, considerando stipendi dei docenti, spese dei locali e degli altri servizi offerti dall’Università.

Basta pensare che il ministero ha comunicato che sono stati spesi nell’ultimo anno 12,6 miliardi di euro per l’Università: le tasse degli studenti, infatti, coprono una minima parte delle spese gigantesche sostenute dagli atenei, che, anziché diminuire, dal 2006 al 2012 sono raddoppiate. Colpa soprattutto dei corsi universitari che sono passati da 2444 a 5734 in sei anni. E quest’anno aprono anche un corso di studio in “Scienze dei Videogames” a Roma.

Insomma, senza particolari doti matematiche, dall’asilo all’Università statale, per far appendere al muro di casa un quadretto con la laurea, lo Stato sborsa parecchi soldi. Alla faccia della CEPU.

E quanto costa l’università per uno studente?fuori-corso

Circa 10.000€ all’anno per un fuori sede (secondo i dati ISTAT), mentre per i fortunati studenti che già abitano nei pressi dell’Università, la spesa si aggira attorno ai 3000-4000€ per una famiglia ad alto reddito e 1500-2000€ per una famiglia di basso reddito.

E, sempre stando a quanto afferma il Ministero, i finanziamenti sono aumentati del 15% alle università del Nord, con in testa Milano e Bergamo, mentre la maglia nera è al Sud, con Federico II, Bari e Salento, che hanno visto tagli fino al 20% delle risorse erogate dallo Stato.

Insomma: lo Stato spende molto di più di uno studente per denari che, passando per troppe mani, spesso non arrivano neanche a coprire le spese dei corsi.

Meglio aprire un negozio o pensare per 2 ore al giorno a mamma?

Più o meno uno studente laureato costa, fra Stato e famiglia, quanto il mutuo per l’apertura di un negozio. Se si parla di studenti fuori sede, le dimensioni della spesa lievitano in modo esponenziale, per non parlare dei fuori corso.9-benefici-pubblici-della-laure-630x680
E se i giovani laureati non trovano lavoro, “colpa loro!” esclama il Ministero. Il famoso comitato di valutazione, infatti, ha notato che tutti i laureati si accalcano per pochi impieghi (leggi: “Studi legge? Allora farai il magistrato o l’avvocato!“), tralasciando le numerose opportunità di lavoro offerte dal mercato.

Le statistiche sono però bugiarde.

Bukowski diceva che “se metti la testa nel forno ed i piedi nel freezer, statisticamente hai una temperatura media“. Ed i dati del Ministero, infatti, sono assai generici: le opportunità di lavoro per i neolaureati sono numerose ed è vero, ma per lo più si tratta di impieghi poco gratificanti o lavori sottopagati per i quali non servono competenze specialistiche.

La prova è anche nei concorsi per le assunzioni per essere un inserviente all’EXPO: requisiti di altissima professionalità, esperienza e qualifiche di studio selezionatissime per lavori malpagati (o proprio non pagati!). Così, dopo aver passato le selezioni, il 70% dei vincitori ha deciso di rifiutare l’assunzione quando hanno visto le condizioni contrattuali. Maledetti choosy!

Eppure, stando a studi dell’OCSE, per ogni euro investito dallo Stato nella formazione universitaria, lo studente laureato uomo ne fa guadagnare 4 nell’arco della sua restante vita, mentre quello diplomato ne fa ritornare 2. (per le donne la stima è di 1:3 per la laurea ed 1:1,7 per il diploma)

Praticamente, se io investo circa 100.000€ per farti laureare, tu, laureato, mi ripagherai con almeno 400.000€ in tasse e servizi, fino alla morte. Mamma e papà invece saranno ripagati solo con tanto amore per un investimento in netta perdita.

Anzi, l’università del South Carolina ha pubblicato uno studio (e non è uno scherzo!): mediamente, chi ha ottenuto una vita gratificante grazie agli sforzi dei propri genitori, passa circa due ore al giorno a pensare alla famiglia.

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Perché allora non si lavora? Pessimi laureati o troppo choosy?

La vicenda riguarda Giurisprudenza in particolar modo: se le tecniche di ingegneristica e di medicina sono universali e l’Europa accoglie a braccia aperte gli specialisti nostrani, il discorso della legge incontra diversi limiti, una volta varcati gli italici confini. In Italia, infatti, la situazione è tragica per tutti.

Eppure, qui interviene l’OCSE con il suo rapporto sullo studio in Europa nel 2014: varcati i confini nazionali, uno studente di Giurisprudenza italiano trova entro massimo un anno un lavoro che rispetti la propria qualifica e che gli dia prospettive di carriera. In Italia di anni ne impiega 5.

Anzi, i venticinquenni neolaureati italiani sono in assoluto i più richiesti in Europa, mentre già due anni dopo la laurea, dopo aver buttato tempo fra stage, a “far curriculum” per lavori non pagati ed in impieghi poco costruttivi, la loro appetibilità in Europa scende drasticamente.

I migliori laureati vanno infatti all’estero e, per chi rimane a casa, sono lasciate poche opportunità di crescita rispetto all’alto numero di dottori prodotti in tutta Italia. La conseguenza è il rimanere impantanati per anni in lavori per i quali non serve nessuna delle qualifiche ottenute nel percorso di studi, vanificando lo stesso investimento che lo Stato ha fatto sulla preparazione universitaria dei suoi cittadini.

Insomma, la conclusione è paradossale, a dir poco folle: l’Italia investe soldi per perdere guadagni.

-Federico Quagliuolo

Author: Federico Quagliuolo

Diplomato al Liceo Sannazaro, ora studio Giurisprudenza all'Università Federico II. Amo i gatti, la fotografia, la Vespa e il Napoli. Finalista nel 2011 e 2012 per il premio nazionale di giornalismo Alboscuole, ho lavorato per numerose testate locali, fra cui Il Denaro e l'Inchiesta Napoli. Innamorato dei segreti e delle leggende antiche, condivido la mia passione sul mio sito web, Storie di Napoli. Sognando di poter diventare un giorno un bravo scrittore, mi ispirano le Vite di Guccini ed i romanzi di Ferdinando Russo. Leggimi su www.storiedinapoli.eu!

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1 Comment

  1. Perchè il costo viene rapportato allo studente? Non è lo studente che costa, ma gli stipendi, le aule e i servizi, stando all’articolo….chi ne sa di più risponda, gliene sarò grata

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