Quando si svolge una protesta si sta sempre esercitando il diritto di sciopero?

Articolo di Raffaele Accetta

Il diritto di sciopero è sancito dalla nostra Costituzione all’art.40: “il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano”. Dunque è un diritto di tutti i lavoratori.

I cittadini sono liberi di decidere di astenersi dalla prestazione lavorativa di propria competenza per un periodo di tempo, con il fine di raggiungere un obiettivo di interesse comune, esprimendo idee e/o esigendo determinati diritti.
Il periodo di tempo può indicare un numero determinato di ore, o talvolta di giorni.

Avere la possibilità di parlare del diritto di sciopero, ma soprattutto poterlo esercitare, fa trasparire princìpi e valori importanti che sono da fondamenta per la Costituzione Italiana, la quale attraverso determinati diritti che garantisce ai cittadini, interviene sicuramente in maniera positiva anche in materia di lavoro. L’art.40 è decisamente tra gli articoli che rappresentano in maniera più significativa uno dei principali obiettivi raggiunti dal nostro paese.
Infatti quando la Costituzione è entrata in vigore (1 gennaio 1948) non fu affatto semplice giungere all’approvazione del testo.
Ci trovavamo davanti ad un paese nel quale la maggior parte delle leggi era stata introdotta nel regime fascista, che aveva provveduto a creare una mentalità plasmata da un’ideologia che fosse congruente con quella del regime stesso, nonchè dei cittadini che si limitassero ad essere dei “bravi fascisti”.

Venendo ai nostri giorni, diverse domande non possono che sorgere spontanee: le numerose proteste alle quali abbiamo assistito in questo periodo, sono sempre tutelate dal diritto di sciopero? Se sto protestando sto sempre esercitando un mio diritto, in qualsiasi caso? La risposta, senza doverci pensare troppo, è no. Non sempre protesta e sciopero camminano di pari passo.

Se andiamo ad analizzare ciò che ci dice la Costituzione, appare evidente che non si può fare riferimento al diritto di sciopero se non nel caso in cui un lavoratore, per indicati motivi, non sta svolgendo la sua attività lavorativa durante le ore in cui avrebbe dovuto farlo, ovviamente per uno specifico fine collettivo.

Entriamo in un caso diverso dunque se in più si aggiunge la presenza di un Dpcm legato ad un’emergenza sanitaria nazionale. Qui le cose diventano di un tanto più complesse. Senza correre il rischio di entrare nel tema delle gerarchie delle fonti, è opportuno evidenziare che alcune proteste di questi mesi, sono avvenute in orari nei quali i lavoratori presenti avrebbero comunque, per forza di legge, dovuto interrompere la propria attività lavorativa. Inoltre è stato appurato che non tutti facessero parte della categoria di lavoratori coinvolta. Pertanto in casi come questo, è corretto parlare di protesta, ma non di sciopero, in quanto non si tratta di nessuna astensione dal lavoro organizzata. Quanto sottolineato vuole essere nient’altro che una riflessione, accompagnata da una constatazione di fatto.

In cosa consiste l’organizzazione di uno sciopero?
Solitamente uno sciopero viene indetto attraverso una dichiarazione di una pluralità di lavoratori, questo anche per dare una maggiore evidenza al tema oggetto di sciopero. Ci sono anche alcuni casi in cui non è obbligatorio dare una comunicazione preventiva (all’interno della quale viene appunto esplicitato che in quella precisa data ci sarà sciopero).

Diverso invece, è il caso in cui si tratti di dipendenti dei servizi pubblici essenziali. Essi devono rispettare alcuni vincoli per non ledere i diritti dei cittadini che appunto usufruiscono di questi servizi.
(Ospedali, trasporti pubblici, scuola, poste, sicurezza pubblica…)
Bisogna comunicare un preavviso di minimo 10 giorni, indicando non solo le motivazioni dello sciopero, ma anche la durata e le modalità di svolgimento dello stesso.

Gli scioperi e le proteste hanno da sempre fatto la storia e segnato importanti momenti di svolta in ambito mondiale. Senza ombra di dubbio, è allo stesso tempo fondamentale agire sempre con cognizione di causa e disporre di una sufficiente conoscenza dei propri diritti.

Author: Emanuela Donnici

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