Quando la violenza è legittima

Fustigazione, bastonatura, punizioni,  percosse: parole che associamo ad un tempo remoto… è davvero così?

Le punizioni corporali, in vigore in Europa fino alla fine dell’Ottocento, sono ancora utilizzate in molti paesi del mondo.

Cosa intendiamo per punizioni corporali?

Qualsiasi punizione per la quale viene utilizzata la forza fisica, allo scopo di infliggere un certo livello di dolore o di afflizione, non importa quanto lieve.

La violenza fisica, dunque, diventa un deterrente per educare il “reo”.

Nonostante diversi studi abbiamo dimostrato il valore educativo nullo delle punizioni corporali, queste sono ancora praticate in diversi ambienti: domestico, scolastico, giudiziario.

Andiamo ad approfondire.

A casa ed a scuola

Il 20 novembre 1989 la Convenzione sui diritti dell’infanzia diviene il primo trattato internazionale giuridicamente vincolante, applicabile a tutti i minori, indipendentemente dalla nazionalità o cultura. Il fine è quello di affermare e tutelare i diritti dei minori.

Si tratta di un trattato che, oltre ogni ragionevole dubbio, ha generato un fortissimo impatto globale.

La Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza  definì le punizioni corporali come una «pratica in ogni caso degradante», includendole nel divieto di usare nei confronti del bambino qualunque tipo di violenza. Nel 2006, il divieto delle punizioni corporali è divenuto un obiettivo mondiale. Eppure, sono ancora molti i paesi in cui si praticano.

Sono tantissimi  i bambini che, ancora oggi, nel duemilaventi, soffrono di abusi e percosse; considerati un vero e proprio dominio altrui.

Le punizioni corporali praticate dai genitori sui figli in ambito domestico risultano legali, ad oggi, in 22 paesi degli USA.  Nelle scuole statunitensi, domina ancora la convenzione de “in loco parentis”, ossia la scuola ha gli stessi diritti sul minore della sua famiglia. Nelle regole di alcuni istituti educativi pubblici e privati, quindi, è storicamente ammessa la punizione corporale. Tant’è che una sentenza, della Corte suprema del 1977, dichiara che le punizioni corporali non violano affatto la Costituzione Federale.

In rosso: paesi in cui le punizioni corporali non sono state abolite.

Inoltre, secondo un sondaggio, sembra godere di larga approvazione da parte dei genitori: l’82% degli intervistati lo considera un buon metodo educativo.

In Corea Del Sud, gli studenti del liceo -indipendentemente dal sesso- vengono picchiati a colpi di canne.

A Singapore, invece, è comune ricorrere alla fustigazione. Quest’ultima ha uno scopo – a detta di molti sostenitori- di continuità, in modo tale che lo studente possa continuare ad apprendere.

Resta vietata in 51 paesi europei.

La Francia ci è arrivata tardi (nel 2015). Nel nostro Paese non esiste una specifica norma che faccia divieto di percosse nei confronti dei figli a scopo “educativo”. Esiste però una sentenza della Corte Costituzionale del 1996 che si espresse contro l’uso di simili punizioni.

 

Sistema giudiziario

Molte sono le punizioni corporali anche in ambito giudiziario, presenti già dai tempi dell’Antico Impero Romano, con lo scopo di incutere terrore alla popolazione dissuadendola dal compiere reati.

Tantissime le pene corporali ammesse e restate in vigore, applicate per lo più ai detenuti come pena accessoria.

In Malaysia e a Singapore per alcuni reati specifici i maschi sono regolarmente condannati alla fustigazione in aggiunta alla pena detentiva.Un certo numero di paesi con sistema legale islamico poi, come Arabia Saudita, Iran, Sudan e Nigeria impiegano la frusta per tutta una serie di reati.

Sono ,però, circa 33 i paesi in cui è ancora in uso infliggere punizioni corporali giudiziarie.

Paesi che prescrivono punizioni corporali giudiziarie.

 

In Italia, invece, una tutela è posta dall’art 27 della Costituzione che afferma ‘’ Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato’’.

Nonostante ciò, diverse sono le denunce di percosse inflitte ai detenuti all’interno degli Istituti Penitenziari, le quali hanno portato ad un  processo – ancora in corso- e che vede implicati diversi imputati.

Articolo di Emanuela Donnici

Author: Mariachiara Coppolino

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