Quando la strada per l’Università è lastricata di fatica

uomo_affari_corre_m-200x300Che fatica la vita da pendolare! Se hai lezione alle 8:30 la sveglia suona alle 6: ti alzi dal letto che è ancora buio, neanche il tempo di capire chi sei e sei già in ritardo. Perché sì, la prima costante nella vita dello studente pendolare è l’essere perennemente in ritardo, la seconda è l’essere troppo in ritardo per la colazione, la terza è l’essere troppo in ritardo per fare qualsiasi cosa che non sia… CORRERE.  Se cercate su google “velocità della luce” vi comparirà la foto dello studente pendolare che si prepara al mattino: lo studente pendolare corre mentre si veste, con una mano si lava i denti e con l’altra si pettina i capelli; con la stessa mano del pettine cerca di infilarsi i calzini e spesso finisce per pettinarsi i piedi; nella migliore delle ipotesi mangia i biscotti mentre corre per arrivare in stazione, se piove mangia biscotti e pioggia e dopo un po’ riesce persino ad immaginare che sia latte.

ARRIVO IN STAZIONE:IL TRENO

Quando finalmente arriva in stazione tre volte su quattro il treno è in ritardo: per scoprirlo non gli serve guardare il tabellone, gli basta guardare i suoi compagni di sventura; tra questi c’è sempre il tipo che comincia una filippica contro lo stato, il sistema e i terroristi.

imagesPoi arriva il treno e lo studente pendolare, che infondo non è tipo da sognare in grande, comincia a pregare: “Ti prego, fammi trovare un posto, ti prego…”. Neanche a dirlo, il posto sul treno non c’è e lì lo studente pendolare comincia a sgomitare per salire; privato del suo spazio vitale e incastrato in un marasma di corpi lo studente pendolare comincia a maledire l’ingegnere plurilaureato che alle 7 e un quarto di mattina mette un treno con cinquanta posti a sedere. C’è una mia amica che sostiene di non soffrire la monogamia perché ogni giorno ha contatti più o meno ravvicinati con sconosciuti di ambo i sessi, alla faccia di chi dice che le istituzioni non fanno abbastanza contro l’omofobia.

D’estate il caldo è opprimente, avverti vampate di calore così forti che neanche una donna in menopausa, ma c’è sempre la signora- seduta- che chiude l’unico finestrino funzionante, “ho il raffreddore” dice lei! IL RAFFREDDORE?!? E qui lo studente pendolare iscritto a Giurisprudenza cerca di ricordare le norme sull’omicidio e lesioni aggravate, perché la voglia di fare del male fisico alla signora è tanta. D’inverno il più grande desiderio dello studente pendolare è togliersi il giubbino una volta salito in treno, ma le succitate norme sull’omicidio glielo impediscono: nel farlo rischierebbe seriamente di uccidere qualcuno.

ARRIVO A NAPOLI:LA METRO

Si arriva a Napoli, ma non è finita: lo studente pendolare corre a prendere la metropolitana. Ai tornelli gli si presenta una scena paradossale: quattro tornelli liberi e uno con gente in fila che neanche da Sorbillo a via dei Tribunali all’ora di pranzo, è il tornello guasto. Lo studente allora pensa “Posso evitare di cercare l’abbonamento nel portafogli che chissà dove è finito nella borsa” e si mette in fila. Quando arriva il suo turno, ecco il controllore che si apposta al tornello; lo studente pendolare alza gli occhi al cielo, questa è sfiga! Percorre di corsa le scale mobili, se tutto va bene riesce a salire in metro.

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In metro il nostro eroe sa che deve proteggere la borsa a costo della vita, la stringe al petto come una mamma con il suo bambino e si guarda intorno per adocchiare potenziali borseggiatori; la situazione si complica quando piove: lo studente oltre alla borsa ha l’ombrello e solo due mani! Se con una regge la borsa e con l’altra l’ombrello non può reggersi ai corrimani; qui lo studente pendolare tira fuori la sua anima da contorsionista: con una mano regge l’ombrello tenendo la borsa sulla spalla e con l’altra si regge al corrimano; puntualmente ad ogni frenata il manico della borsa finisce nell’incavo tra il braccio e l’avambraccio e lì sono dolori. C’è poi sempre l’amica germofomica che non metterebbe mai le sue manine curate sul corrimano e decide di reggersi allo studente pendolare, così ad ogni frenata lei ti tira i capelli, ti stritola il braccio, ti spappola una tetta; scesa dalla metro immancabilmente l’amica caccia l’amuchina, “ Ne vuoi un po’?“, ti chiede, e tu vorresti solo ucciderla.

ARRIVO A NAPOLI PARTE 2:IL TRAM

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Quando la metro è rotta, e lo studente pendolare si chiede come fanno ad essere guasti due treni uno dietro l’altro, si percorrono le scale a ritroso e si corre a prendere il tram. Le frenate del tram sono un attentato alla sopravvivenza, quando piove poi le probabilità di cadere aumentano perché il pavimento è scivoloso: dato che sono particolarmente imbranata una volta sono caduta in braccio ad un ragazzo, penso di avergli rotto qualche costola, ma lui mi ha sorriso; aveva gli occhi azzurri e i capelli perfetti stile Derek Shepherd. Ero lì per dirgli “ prendi me, scegli me, ama me”, ma poi l’occhiataccia della fidanzata mi ha fatto desistere dal mio proposito. Della serie: mai una gioia!

ARRIVO ALL’UNIVERSITÀ

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Arrivato all’Università lo studente pendolare ha già fatto una giornata di fatica, è sfinito, distrutto, sudato e maleodorante. Non potrebbe andare peggio. Ecco che arriva il collega che abita a venti minuti a piedi e che si fa prendere il posto: se non dorme almeno otto ore gli vengono le occhiaie, si giustifica. Si è svegliato mezz’ora prima, ha un’aria rilassata, la messa in piega perfetta e profuma di pulito e di caffè –preso al bar-. Ed è in quel momento che lo studente pendolare comprende il dramma esistenziale dell’uomo di Munch: il bisogno disperato di urlare e non avere la voce per farlo. E sono solo le 8:30.

-Francesca Bellisario

Author: Francesca Bellisario

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