Professore per un giorno

Se ci fermiamo un momento a pensare all’idea di università, nessuno, tra di noi, avrà dubbi su come descriverla. Un luogo di cultura, un luogo dove le menti “più brillanti” iniziano percorsi di studio per potersi specializzare in un campo di lavoro e costruire così il proprio futuro. Nello specifico, penseremo agli esami, ad aule più o meno maestose, alle lezioni.

Ecco, vorrei focalizzare la nostra attenzione su questo ultimo elemento.

Le lezioni delle università italiane, ed in primo luogo nella nostra facoltà, sono caratterizzate dalla contrapposizione del docente che, seduto in cattedra, spiega concetti, più o meno giusti, e opinioni personali, spesso facendole passare anche per somma verità, e degli studenti che formano una vera e propria platea tenuta a dispensare consensi per accattivarsi il professore.

Ma è davvero così che dovrebbe essere l’università?

 

Molti di noi vorrebbero immaginare la propria università come quella che ci viene presentata nei film, tendenzialmente americani, dove tra insegnanti e studenti vi è un vero e proprio dialogo, dove il docente non assurge a dispensatore di verità incontrovertibili, ma piuttosto si “abbassa” al ruolo di ascoltatore e, se il caso lo permette, a studente.

Se questo difficilmente può avvenire, anche nella nostra realtà vi sono dei casi in cui i professori, tuttavia, decidono di lasciare spazio ai ragazzi per poter dare loro l’opportunità di crescere attraverso il confronto, mettendosi in gioco e non solo ascoltando passivamente e acriticamente ciò che gli viene raccontato.

E’ questo il caso della Prof.ssa Cristina Vano, la quale, nel suo corso di storia della giustizia, ha deciso di far sedere in cattedra per un giorno i suoi allievi.

 

Nello specifico, gli studenti sono stati invitati a prendere parte ad un seminario tenutosi l’11 marzo nell’aula Pessina, facente parte del ciclo di seminari “Migrazioni e Trapianti” organizzati dalla stessa docente in collaborazione con il dipartimento di diritto internazionale, sulla condizione storica e su quella attuale degli ebrei, e successivamente esporlo al resto dell’aula.

“Questo non a fini demagogici o per trovare consensi facili o ancora per risparmiare energie”, come ci dice la stessa professoressa, “ma per poter dare spazi ai ragazzi che non sono lasciati al caso ma inquadrati in un preciso progetto, finalizzato nel tentativo di dare maggiori strumenti di formazione.”

“Tali progetti non partono con una conclusione già predeterminata ma rappresentano un’apertura realistica da cui avere un collegamento reciproco tra l’insegnate che è uno strumento e lo studente che è il fine”.

La prof.ssa ci spiega anche perchè non è sempre possibile fare questo tipo di attività: “ Sono attività che costano perdite e che non sempre pagano, in quanto lasciare spazi vuoti può provocare danni, oltre ad un maggiore sforzo sia in capo al docente che allo stesso studente, il quale non sempre riesce ad autogestirsi. E’ possibile farlo nelle materie elastiche, come storia della giustizia, dove non vi è un programma rigido, dove l’assenza di un argomento, salvo le nozioni principali e indispensabili, non provoca una lacuna grave e pertanto si possono gestire con maggiore libertà.”

Nonostante ciò “il sapere si fa in un processo circolare, si devono mescolare le cose altrimenti non si andrebbe avanti. I ragazzi devono imparare un metodo. Alla fine questo sforzo, in maggiore o minore misura, viene sempre ricompensato!”

 

Ma cosa ne pensano gli studenti? Lo abbiamo chiesto ai ragazzi che hanno preso parte a questa attività.

Tutti sono stati concordi nell’affermare che tale iniziativa ha dato loro modo di fare una nuova esperienza e mettersi in gioco.

Perchè avete deciso di prendere parte a questa iniziativa?

Anna: “Ho deciso di lavorare a questo progetto per potermi mettere alla prova e superare l’ostacolo della timidezza che spesso mi impedisce di parlare in pubblico.”

Eliana: “Ho preso parte a tale iniziativa per vari motivi: sicuramente è molto stimolante e dà modo di esercitarsi nel parlare in pubblico e nel lavorare in gruppo, che non sempre è facile,inoltre, mi ha permesso di allargare gli orizzonti andando oltre il libro di testo e mi ha dato modo di conoscere persone con le quali non ero mai venuta in contatto a causa dell’appartenenza a cattedre d’insegnamento diverse nelle altre materie.”

Come avete lavorato?

Laura: “Ci siamo occupati singolarmente dei vari aspetti, in quanto non ci siamo potuti incontrare per motivi di distanza. Ognuno ha curato l’aspetto che gli era stato assegnato cercando di collaborare con chi aveva un compito connesso. E’ stato un buon lavoro, anche se ritengo che sarebbe potuto venire meglio se avessimo avuto la possibilità di incontrarci.”

Come lo avete affrontato emotivamente?

Francesco: “Inizialmente con molta tranquillità ed entusiasmo, poi negli ultimi giorni è subentrata un po’ di tensione perchè non capita tutti i giorni di parlare davanti ad un pubblico!”

Vorreste più attività di questo genere?

Maria Cristina: “Credo che dovrebbero esserci più progetti così, invogliano i ragazzi ad essere maggiormente presenti nelle attività universitarie e spronano a dare il meglio di sé anche davanti ad una platea!”

L’entusiasmo da parte degli studenti per simili attività è confermato dall’affluenza dei frequentanti del corso di storia della giustizia al quinto incontro del ciclo di seminari “Migrazioni e Trapianti”, i quali, essendo stati coinvolti nuovamente in un confronto più vivo con la docente a seguito dell’incontro, si stanno organizzando numerosi per poter prendere parte ad un vero e proprio dibattito, dove ognuno, chi dietro le quinte chi in primo piano, è intenzionato a mettersi in gioco e collaborare perchè riesca una buona “lezione”

Diventa chiaro, dunque, l’interesse da parte degli studenti ad avere momenti di confronto e di crescita anche al di fuori della sede di esame, la quale spesso si riduce ad un sondaggio conoscitivo dove raramente emerge la capacità critica ed interpretativa del ragazzo, privandolo, così, della possibilità di esprimere al meglio le proprie potenzialità!

-Laura Contaldi

 

Author: Laura Contaldi

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