Processo a Babbo Natale

 -Cedo la parola al Pubblico Ministero che ci illustrerà il contenuto del caso. 

 Tuonò la voce del giudice all’interno dell’aula. 

Il Grinch, sentendosi chiamare in causa, si alzò lesto e schiarendosi la voce, cominciò la propria arringa:

Buongiorno signor giudice, oggi siamo qui riuniti per chiedere giustizia: ci troviamo dinnanzi ad un concorso materiale ed eterogeneo di reati realizzato dal signor Babbo Natale. L’imputato è infatti accusato di disturbo del riposo delle persone ex art. 659 c.p.; maltrattamento di animali; riduzione in schiavitù e violazione di domicilio di cui agli articoli 544; 600; 29 del cod. pen. ed è altresì indagato per furto ex art. 624 c.p..

 Disquisí il Grinch, lanciando un’occhiata in tralice al giudice per accertarsi di averne carpito l’attenzione e poi continuò:

 –In base al brocardo latino “tot crimina, tot poenae”, l’accusa chiede il cumulo delle sanzioni previste per le singole fattispecie di reato menzionate. Nello specifico: per aver trafugato grandi quantitativi di dolciumi dalle dispense di alcune famiglie, l’accusa chiede una reclusione di sei mesi; per aver sottoposto le renne a lavori e fatiche insopportabili, il P.M. ha calcolato una multa di cinquemila euro. Per aver esercitato sugli elfi poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà, costringendoli a prestazioni lavorative che ne hanno comportato lo sfruttamento, l’accusa domanda una reclusione pari a 10 anni; infine, essendosi l’imputato introdotto furtivamente e senza alcuna autorizzazione nelle abitazioni private dei cittadini di mezzo mondo, il P.M. chiede un cumulo massimo della pena prevista che è pari a tre anni di reclusione. 

 Dichiarò il Grinch, concedendosi quindi una pausa per far scemare l’adrenalina. 

 – Molto bene.

Intervenne il giudice: –Ascoltiamo ora la difesa dell’avvocatessa Befana: a lei la parola. 

– La ringrazio signor giudice e ringrazio il mio estimabile collega per averci rinfrescato la memoria su alcuni articoli del codice penale; a questo punto, vorrei a mia volta riportare alla memoria dei presenti un principio: quello delle cause di giustificazione che, come ricorderete, rende lecito un fatto che integra una fattispecie di reato. Tale potere di compiere un reato “giustificato” può derivare o da un diritto del soggetto (come nel caso della legittima difesa); oppure da un dovere di compiere un determinato comportamento (come nel caso dell’agente di polizia che deve eseguire un ordine impartitogli). C’è da dire, tuttavia, che per le cause di giustificazione vale il principio della tassatività, non essendoci un’espressa previsione di legge che disciplini il lavoro di Babbo Natale e non potendo procedere per analogia, le discriminanti non riescono a trovare applicazione, ma le ho ugualmente citate perché mi auguro che in futuro si proceda ad una specificazione in tal senso.

 Così esordì l’avvocato difensore nel presentarsi al suo uditorio e, arrivando al fulcro della propria arringa difensiva, continuò: 

– Saranno quindi altre le strade che dovrò intraprendere per discolpare il mio assistito. Iniziamo dall’accusa di riduzione in schiavitù: gli elfi sono creature magiche, predisposte per natura a lavorare per soddisfare i bisogni dei bambini, per cui non si può certo parlare di schiavitù se il lavoro è offerto spontaneamente e con favore. Anche le renne si configurano quali elementi magici del corredo di Babbo Natale, per cui la loro soglia del dolore è differente e la loro fatica indimostrabile. Quanto al reato di disturbo del sonno: è risaputo che nessuno ha mai incontrato Babbo Natale e questo testimonia l’abilità del mio cliente che si avvale infatti dell’ausilio di polveri soporifere!

 Lasciando scivolare lo sguardo sui presenti, la befana percepì che il giudice era stato catturato dalla sua dialettica, mentre il Pubblico Ministero sembrava verde dalla rabbia… Pregustando sulla lingua il sapore della vittoria, l’avvocatessa continuò: 

– Arriviamo ora al punto più spinoso della questione: la violazione di domicilio. L’art. 614 c.p. impone come requisito della fattispecie l’assenza di consenso; ma non rappresenta forse un consenso tacito lasciare uno spuntino di latte e biscotti per Babbo Natale? Considerando che i regali vengono consegnati solo a coloro che credono nella sua esistenza, è automatico pensare che vi sia anche il consenso a riceverlo in casa! Ricollegandomi a questo, è da escludere anche che il mio cliente abbia commesso furto di dolciumi, poiché gli sono stati spontaneamente offerti. Preso atto delle suddette considerazioni, la difesa chiede alla corte di prosciogliere il signor Babbo Natale da tutte le accuse!

A seguito del dibattimento il giudice pervenne ad un responso:

La corte proscioglie l’imputato da tutte le accuse perché i fatti non costituiscono reato.

 Concluse così il giudice.

 

 

-Giulia Maddaloni

Author: Caterina Bracciano

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