POST LAUREA: Il notaio

Lo scorso anno si è svolto un colloquio di orientamento professionale per il post lauream, promosso e organizzato dall’Elsa (The European Law Student’s Association). L’incontro, come ha sottolineato Nicola Maria Maiello, Vice Presidente Attività Accademiche di Elsa Napoli e moderatore dello stesso, è un momento importante perché offre agli studenti di oggi e laureati di domani di conoscere quante e quali professioni legali poter esercitare, nonché le modalità di accesso alle stesse e le dinamiche di operatività.

L’incontro è stato fonte di ispirazione per la nostra nuova rubrica dedicata alle professioni legali, dove descriviamo le opportunità professionali che offre la laurea in Giurisprudenza. Clicca qui per: Il funzionario di polizia.

L’intervento del  Dott. Paolo Guida, Notaio nella sede di Napoli e coordinatore del Comitato Direttivo della “Scuola Casale”, ci offre l’occasione per descrivere le modalità di svolgimento del concorso notarile e per comprendere il ruolo del notaio e le funzioni afferenti alla professione nel nostro ordinamento.

Prima di tutto, chi è il notaio?

L’articolo 1 della Legge Notarile definisce i notai come “ufficiali pubblici istituiti per ricevere gli atti tra vivi e di ultima volontà, attribuire loro pubblica fede, conservarne il deposito, rilasciarne le copie i certificati e gli estratti.”

Il notaio è dunque pubblico ufficiale, autorevole controllore e garante della legalità: deve esercitare la sua professione con terzietà ed indipendenza.

Accesso al notariato

Il percorso per conseguire il sigillo notarile si articola in questi tre momenti:

  • Laurea in Giurisprudenza
  • Pratica notarile di 18 mesi (D.lgs 24 Aprile 2006, n. 166 in G.U. 107 del 10 Maggio del 2006)
  • Concorso notarile

PRATICA NOTARILE: Una volta conseguita la laurea in Giurisprudenza si può presentare la domanda di ammissione alla pratica notarile. Tale domanda va presentata presso il Consiglio Notarile del Distretto dove si intende svolgere la pratica stessa e va corredata del pagamento di una tassa e della dichiarazione del notaio il cui studio verrà frequentato nel periodo prescritto.

L’ammissione viene, quindi, deliberata dal Competente Consiglio Notarile .
A seguito dell’ammissione alla pratica notarile, il candidato dovrà frequentare lo studio del notaio da lui indicato per il periodo di 18 mesi (di cui almeno un anno continuativamente dopo la laurea e con la possibilità di anticipare 6 mesi già nell’ultimo anno del corso di laurea) e dovrà consegnare al Competente Consiglio Notarile, allo scadere di ogni due mesi dalla data di ammissione, un certificato di frequenza rilasciato dal notaio. Vi sono casi di sospensione ed interruzione della pratica notarile opportunamente regolamentati. E’ prevista la possibilità della pratica abbreviata per un periodo  continuativo di 8 mesi per i funzionari dell’ordine giudiziario e per gli avvocati in esercizio da almeno un anno.

SCUOLE NOTARILI: Per prepararsi al concorso notarile non è necessario – in teoria – seguire alcuna scuola specifica.  La maggior parte degli aspiranti notai, però, trae notevoli vantaggi seguendo una buona scuola. A seconda dell’impostazione seguita, alcune di esse forniscono un buon supporto teorico, perché spesso vengono tenute lezioni su argomenti molto importanti, ma difficili da rintracciare nei testi. Nella maggior parte dei casi ogni scuola fornisce un bagaglio di consigli, lezioni e altri strumenti che possono rivelarsi decisivi per superare il concorso con sicurezza. Molte scuole sono organizzate dai consigli notarili delle principali città italiane.

SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE PER LE PROFESSIONI LEGALI: La scuola di specializzazione per le professioni legali ha durata biennale e sostituisce un anno di pratica notarile.

CONCORSO NOTARILE

Esaurita la pratica notarile, si può partecipare al concorso notarile che viene bandito in media ogni anno e si svolge a Roma in unica sede Nazionale. Il concorso notarile è il concorso più difficile per un laureato in Giurisprudenza. Ciascun candidato, prima di superarlo, lo affronta in media tre volte. Ad ogni concorso vengono messi in palio sempre 100/300 posti, a fronte di un numero di concorrenti tutto sommato relativamente basso (se raffrontato a quello di altri concorsi): circa 5000 persone, contro le 10.000 di un concorso in magistratura, o le decine di migliaia di altri concorsi pubblici minori.

La commissione esaminatrice è composta da:

a) un magistrato di Cassazione, con funzioni direttive superiori, che la presiede;
b) un magistrato idoneo alla nomina in Cassazione;
c) sette magistrati con qualifica di magistrato di appello;
d) sei professori universitari, ordinari o associati, che insegnino materie giuridiche;
e) nove notai, anche se cessati dall’esercizio, che abbiano almeno dieci anni di anzianità nella professione.

Il concorso consta di due prove.

La prova scritta si svolge a Roma in tre giorni consecutivi  previa consegna dei codici; si tratta di codici rigorosamente non commentati o annotati che vengono sfogliati e valutati prima di essere ritenuti ammissibili. I testi vengono quindi presi in consegna e poi fatti ritrovare al posto assegnato agli aspiranti notai. E per il compito sono ammesse solo penne nere, per evitare che un candidato sia eventualmente riconoscibile.

Ovviamente tutto questo rigore non significa che il concorso sia assolutamente esente da manomissioni, brogli o situazioni poco chiare. Una dimostrazione ne è quello del 2010, che fu annullato perché una traccia era identica a quella assegnata durante un’esercitazione. In quello del 2011,poi , uno dei compiti vincitori iniziava con una citazione tratta dal “Giulio Cesare” di William Shakespeare, mettendo seriamente in dubbio la “non riconoscibilità”

L’aspirante notaio deve affrontare tre distinte prove teoriche-pratiche, riguardanti un atto di ultima volontà e due atti tra vivi, di cui uno di diritto commerciale. In ciascuna delle tre prove viene dato un caso che il candidato deve risolvere con un determinato tipo di atto, motivando la soluzione adottata e trattando gli istituiti indicati dalla traccia.

Ognuna delle tre prove scritte dà luogo ad un punteggio espresso in cinquantesimi con la precisazione che il punteggio minimo complessivo per superare la prova è 105/150.

l superamento della prova scritta dà diritto all’ammissione alla prova orale che si svolge a Roma in un periodo fissato da apposito decreto e presso il Ministero di Grazia e Giustizia
I candidati che hanno superato l’esame scritto sono ammessi all’esame orale che consta di tre distinte prove sui seguenti gruppi di materie:

a) diritto civile, commerciale e volontaria giurisdizione, con particolare riguardo agli istituti giuridici in rapporto ai quali si esplica l’uffico di notaio;
b) disposizioni sull’ordinamento del notariato e degli archivi notarili;
c) disposizioni concernenti i tributi sugli affari.

Ai vincitori del concorso viene assegnata la sede presso la quale il neo notaio è tenuto ad avviare uno studio entro tre mesi.

La nomina con la relativa assegnazione della sede avviene mediante decreto del Direttore Generale della Giustizia Civile del Ministero della Giustizia e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.
Da cosa deriva la difficoltà di questo concorso?

“E’ richiesta una conoscenza enciclopedica del diritto civile e commerciale…”, afferma il notaio Guida, “…una conoscenza che non ha eguali in qualunque altro concorso pubblico”.  Inoltre, bisogna avere presenti cenni di diritto urbanistico, tributario e legislazione notarile.

Le tre prove scritte sono difficilissime; nelle sette ore previste per la prova scritta al candidato non è richiesto solo di trattare alcuni argomenti di parte teorica, ma anche di redigere un atto notarile, spesso di notevole complessità.  “Esercitatevi a scrivere atti”, suggerisce perciò il notaio Guida, “ almeno un paio a settimana.”

Non è da sottovalutare la pressione psicologica : gli aspiranti notai devono calcolare almeno tre anni di studio intensissimo  dopo l’università e una spesa notevole per libri ed eventuali scuole.

Quanti sono i notai figli di notai?

Il notaio Guida fa notare che, statistiche alla mano, si tratta soltanto del 18%.  Sarebbe dunque da sfatare il mito che solo i figli di notai riescono a vincere il concorso. Qualcuno potrebbe obiettare che il 18% dei vincitori del concorso notarile non è figlio di operai, impiegati, insegnanti… certamente ,fanno notare i relatori, i figli d’arte crescono a “pane e diritto”, ma non per questo chi figlio d’arte non è deve desistere.

Anzi, “ siamo sempre noi napoletani a vincere i concorsi”, afferma il notaio Guida. Ed effettivamente, scorrendo le graduatorie ai concorsi degli ultimi anni, scopriamo che moltissimi tra i vincitori sono nati in Campania.

Francesca Bellisario

Author: Francesca Bellisario

Share This Post On

Rispondi