Post Brexit e future relazioni UE-UK

“Lavoreremo a stretto contatto per trovare soluzioni alle sfide comuni. Ma una cosa deve essere assolutamente chiara: qualunque sia il futuro, il legame e l’amicizia tra il nostro popolo sono infrangibili”. Queste le parole che, la Presidente della Commissione Europea, Von der Leyen asseriva lo scorso novembre al PE, a seguito della preannunciata fuoriuscita degli UK dall’UE, precipitato del referendum che ha visto la vittoria del “Leave”. Da quella giornata, sono passati tre anni. Il Regno Unito ha definitivamente lasciato l’Unione europea il 31 gennaio 2020, dopo 47 anni di adesione all’UE. Trattasi, indubbiamente, di un evento storico, in aggiunta al fatto che il Regno Unito è il primo paese ad abbandonare l’UE, dalla sua fondazione.

In conformità con l’accordo di recesso (ex art. 50 TUE), il Regno Unito è ufficialmente un paese terzo all’UE. Esso, quindi, non potrà sedere nelle istituzioni europee né avere voce in capitolo nelle loro decisioni. L’UE e il Regno Unito hanno, tuttavia, concordato congiuntamente un periodo di transizione che durerà sino al 31 dicembre 2020. Fino ad allora, continuerà ad essere applicata negli UK tutta la legislazione e giurisdizione dell’UE.  In particolare, il Regno Unito rimarrà nell’Unione doganale dell’UE e nel mercato unico con annesse le quattro libertà (di circolazione di merci, capitali, persone e servizi) e tutte le politiche dell’UE applicabili. Non saranno, invece, applicate, negli UK, le disposizioni dei trattati e degli atti che non erano vincolanti prima dell’entrata in vigore dell’accordo di recesso, nonché le politiche di bilancio dell’Unione. 

Ad ogni modo, questo periodo di transizione dovrebbe consentire ad ambo le parti di stabilire un nuovo rapporto in termini di scambi commerciali e di sicurezza.

L’obiettivo di tale accordo di transizione è, dunque, molteplice:

– proteggere i cittadini europei stabiliti nel Regno Unito e i cittadini del Regno Unito che vivono in altri paesi dell’UE. Verrà, infatti, garantito loro il diritto di continuare a vivere e lavorare dove sono ora, in pendenza del periodo di transizione;

– mantenere gli impegni finanziari  del Regno Unito assunti come Stato membro, che ammontano a circa 40 miliardi di euro, nonché le questioni di frontiera (in particolare tra il Regno Unito e la Repubblica d’Irlanda);

– stabilire le condizioni e i principi per il commercio futuro, comprese le questioni relative a possibili tariffe, standard di prodotto, condizioni di parità e come risolvere le controversie.

Argomenti che rimarranno pro futuro una preoccupazione fondamentale per il Parlamento europeo sono, ad esempio, la libera circolazione e la copertura sanitaria per i cittadini dell’UE nel Regno Unito, nonché le molteplici sfide comuni ad ambedue i Paesi, come i cambiamenti climatici e il terrorismo.

Se entro la fine del periodo di transizione non verrà raggiunto alcun accordo, il Regno Unito effettuerà scambi commerciali con TUE in base alle norme del WTO. Il rischio legato al pagamento di alti dazi doganali è molto serio. Potrebbero, de facto, mutare pesantemente le scelte economiche inglesi, visto l’elevato numero di importazioni di beni sopratutto da Paesi appartenenti all’eurozona.

Ulteriore “vittima” della Brexit è il settore lavorativo, il quale ha subito un impatto non marginale. I lavoratori qualificati (si pensi a medici o docenti), potranno ottenere visti più lunghi (si ipotizza fino a 5 anni) e acquisire la residenza permanente. I lavoratori non qualificati, come ad esempio baristi, camerieri (ecc.), per recarsi in Inghilterra dovranno, invece, avere un contratto di lavoro prestabilito e potranno fermarsi solo per un breve periodo di tempo (forse, 1 anno) senza maturare il diritto alla residenza.

Chi intende intraprendere un viaggio in Inghilterra potrà avvalersi  della Carta d’identità  per l’intero periodo di transizione. A partire dal 2021 sarà necessario munirsi di passaporto e visto elettronico.

In conclusione, si potrebbe imputare questo storico evento al mutamento dei tempi, ad un mondo globalizzato ovvero al fiorire di sentimenti nazionalistici… Riprendendo le parole del Presidente del PE Sassoli pronunciate il 31 Gennaio 2020: “È una ferita ma la giornata di oggi segna anche un nuovo inizio. Da domani le relazioni con l’UK cambieranno. Difenderemo i nostri interessi e proteggeremo la nostra identità europea, ma agiremo sempre con un senso di amicizia”.

 

Articolo di Emanuela De Falco

Author: Mariachiara Coppolino

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