PopDiritto: libro e film del mese

Studentigiurisprudenza.it ha deciso di iniziare una nuova rubrica mensile: PopDiritto.

Suggeriremo, mese dopo mese, un libro ed un film che riteniamo meritevoli, rispettivamente, di essere letto e guardato. L’obiettivo è quello di suscitare curiosità e  fornirvi nuovi spunti di riflessione. Consapevoli che l’università è anche condivisione, ci auguriamo di poter iniziare, con voi lettori, un confronto di idee.

 

 

LIBRO DEL MESE: “Con parole precise” di Gianrico Carofiglio

A fronte della risonanza mediatica acquisita dal termine “ post-truth”, in seguito alla sua proclamazione quale parola dell’anno – nel 2016- da parte degli Oxford Dictionaries, “ Con Parole precise”, il breviario di scrittura civile di Gianrico Carofiglio, edito da Laterza (2015), è un elaborato foriero di numerosi spunti di riflessione circa lo spinoso quanto attuale tema del rapporto fra linguaggio e realtà istituzionali. Carofiglio, barese, classe 1961, scrittore, con un trascorso da magistrato e senatore della Repubblica, è da sempre molto attento alla parola, alle lingue del potere e della sopraffazione (La manomissione delle parole, Rizzoli – 2010).

“Con parole precise” è un saggio arioso che, per suffragare le tesi di volta in volta sostenute, risulta corroborato da molteplici riferimenti letterari, storici, filosofici, di cui l’autore nell’accurata bibliografia – indice di una precisione e di una credibilità ricercata anche nella scelta delle fonti da citare- fornisce una chiara esegesi.

“Con parole precise” si palesa, già dal titolo, un’esortazione manifesta e diretta, non artefatta né meramente retorica, all’utilizzo della scrittura civile, quella limpida e democratica, rispettosa delle parole e delle idee. Il saggio consta di due parti.

La prima sezione promuove una serie di riflessioni sul principio di verità che dovrebbe permeare ogni scrittura, il quale appare, invece, surrogato dalla sofisticazione perpetrata dal proliferante e fuorviante utilizzo delle metafore, soprattutto in politica; utilizzo, quest’ultimo, che avalla una discussione pubblica fasulla, prodromica ad un simulacro di democrazia in cui ciascuno può impunemente affermare il falso e contraddirsi, facendo venir meno la possibilità di controllare chi, de facto, comanda.

La seconda parte, il cuore pulsante del libro, propone un manuale pratico di scrittura civile riguardante una specifica lingua del potere, ben nota a Carofiglio: quella dei giuristi.

Se l’opacità della lingua in generale è di per sé profondamente antidemocratica, lo è tanto più se riguarda le leggi, testi che hanno il potere effettivo di modificare la vita di ciascuno di noi.

Un nitore esemplare deve connotare di sé la qualità del linguaggio pubblico.

Carofiglio con il suo stile schietto ed essenziale, che predilige la paratassi eludendo la cavillosa struttura ipotattica, corredato da un lessico immediato e pulito, ricco di termini precisi e concreti, che ricusa le espressioni generiche ed astratte, ci prende per mano e ci guida in una ricerca che non può lasciare indifferente chiunque ritenga che occuparsi del linguaggio pubblico sia un dovere cruciale dell’etica civile, in quanto la democrazia vive di parole precise.

 

 Recensione di Antonia Maria Acierno

 

 

FILM DEL MESE: “Storia di un matrimonio” di Noah Baumbach

 

La pellicola, dalla durata di 136 minuti, è uscita il dicembre scorso su Netflix ed è stata ampiamente apprezzata sia dalla critica che dal pubblico.

Storia di un matrimonio è il racconto dello sgretolarsi dell’istituzione del matrimonio con tutte le conseguenze legali, familiari ed emotive.  Charlie, interpretato da Adam Driver, è un talentuoso regista di una compagnia teatrale Off-Broadway ed è sposato da 10 anni con Nicole (alias Scarlett Johansson) primattrice della sua compagnia e con la quale ha un figlio di 8 anni.

Nella scena di apertura del film, i coniugi raccontano ciò che amano l’uno dell’altra: un elenco di dettagli dal quale traspare l’intimità e la profondità del loro legame. La dolcezza dei primi minuti, però, viene spazzata via dalla notizia che Charlie e Nicole si stanno separando. Da quello che sembrava, a primo acchito, un amore perfetto, emergono le incomprensioni, i muri costruiti, la spersonalizzazione del proprio io per adattarsi all’altro.

La separazione ed il processo per il divorzio diverranno momenti per lottare per la propria individualità ed indipendenza ed, allo stesso tempo, far fuoriuscire tutti i risentimenti soppressi. Centrale, nello scontro legale, sarà l’affidamento del figlio ed il collocamento  della residenza familiare (Los Angeles o New York). Charlie e Nicole, inizialmente, fanno trasparire il desiderio di voler una separazione pacifica ma gli animi sono troppo feriti ed il desiderio di rivalsa è troppo forte perché ciò accada.

Gli avvocati di cui si avvalgono, interpretati da Laura Dern (vincitrice dell’Oscar come migliore attrice non protagonista) e Ray Liotta, sfrutteranno ed enfatizzeranno  proprio quei risentimenti.  Verrà ricostruita, quasi come in una rappresentazione teatrale, una visione distorsiva ed incattivita dell’altro. “I penalisti vedono le brutte persone al loro meglio, i divorzisti vedono le brave persone nel loro peggio” è la frase pronunciata dall’equipe legale di Charlie ed è proprio in quest’ottica che gli avvocati iper competitivi, dei nostri protagonisti, istigano i loro assistiti ad una vera e propria guerra di cui saranno vittime e carnefici. Le debolezze del coniuge diventano armi per ferirlo. Ogni sacrificio fatto per amore viene rinfacciato e denigrato. Il sistema legale contribuisce ad inasprire  gli animi fino ad un punto di rottura che sembrerebbe far perdere ai protagonisti la loro umanità ed il ricordo di un amore che è stato.

Proprio da questo punto di rottura, però (consci, ormai, che  “il divorzio con un figlio, è come una morte senza cadavere” ) Charlie e Nicole iniziano a ricomporre un equilibrio. Baumbach non sembra prendere parti, non giudica né addita alcuno dei coniugi come il buono od il cattivo: rappresenta semplicemente due esseri umani  con i loro pregi ed i loro i difetti.

Al di là dello scontro legale, ciò che colpisce di questa pellicola è la magistrale rappresentazione, senza artifici, di uno spaccato di vita: il dolore, la malinconia di una storia d’amore che ha visto affievolire col tempo la sua forza e l’affetto, che pur rimane tra gli ex amanti, coinvolgono lo spettatore lasciandolo, in balia delle emozioni, con il dubbio se quel divorzio sia davvero la fine di un amore.

 

Recensione di Mariachiara Coppolino

Author: Mariachiara Coppolino

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