Politica in crisi o politica da crisi?

Le elezioni del 4 marzo 2018 hanno sicuramente cambiato lo scenario politico e parlamentare del nostro Paese. Ad oggi, infatti, il Parlamento italiano si presenta più frammentato che mai, senza un vero “vincitore”.

Ci sono state sorprese, conferme, crescite, débâcle, ma nessuno sembra avere i numeri per dar vita ad una maggioranza che possa garantire un Governo solido. Tutto ciò, secondo molti, sarebbe stato causato da una pessima legge elettorale, non in grado di garantire, appunto, la presenza di un vincitore.

Siamo dinanzi a risultati epocali, che, inevitabilmente, segnano la storia della Repubblica italiana. Sia ben chiaro: quando si parla di risultati epocali, non ci stiamo riferendo alle percentuali ottenute dai partiti, ma a come finalmente le forze parlamentari saranno costrette a “fare politica”.

Illustrazione di Lorenzo Terranera

In democrazia non esistono né vincitori, né vinti. In democrazia, non dovrebbe mai esserci una maggioranza assoluta, precostituita per legge. Se così fosse, come lo è stato fino alla scorsa composizione parlamentare, verrebbe annullato il ruolo dell’opposizione, la quale si troverebbe in completa balia di una vera e propria tirannia della maggioranza. Come affermava Piero Calamandrei in un articolo pubblicato su “Il Ponte” nel luglio del 1948:

<< Per far funzionare un Parlamento, bisogna essere in due, una maggioranza e una opposizione. Ma non nel senso gastronomico in cui quel ghiottone che fu Iarro soleva dire che “per mangiare un tacchino bisogna essere in due: io e il tacchino”; questa ricetta da buongustaio non vale per il Parlamento, dove la maggioranza non deve essere un ventricolo pronto a trangugiare l’opposizione, né un pugno per strangolarla, né un piede per schiacciarla >>.

Tutto gira intorno al concetto di “governabilità”. Non dobbiamo, però, dimenticarci del fatto che la sovranità appartiene al popolo [art. 1.2 Cost.]. Se a ciò aggiungiamo che il voto è personale ed uguale [art. 48 Cost.], ci rendiamo anche conto di come il vero errore siano soglie di sbarramento e premi di maggioranza. Viva, dunque, il Parlamento frammentato: un Parlamento che sia, non solo rappresentante del popolo, ma anche vera e propria rappresentazione teatrale, in scala, del popolo stesso.

Come conciliare, dunque, l’esigenza governativa con il rispetto della volontà popolare? Basta “fare politica”. Fare politica, vuol dire “mediare”.

D’altro canto, cos’è la politica se non mediazione? La politica dei “no” a prescindere, non è vera politica. La politica è solo ed esclusivamente mediazione, finalizzata al benessere sociale. Non è facile, certo. Nessuno, però, ha mai detto che fare politica debba essere facile o divertente.

Smettiamola dunque coi litigi, con le prese di posizione autodistruttive e ricordiamoci che, in tempi di crisi, il saggio costruisce ponti, non barriere.

 

 

-Francesco Campanile

Author: Caterina Bracciano

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