Perchè dopo Falcone non è tutto finito

In un’aula stracolma per l’evento, a moderare il convegno ci ha pensato Luca Cavalli, giovane membro dell’associazione StudentiGiurisprudenza.it, organizzatrice della serata.

Subito dopo c’è stato l’intervento del sindaco De Magistris, che ha posto l’accento sull’esigenza di sconfiggere non solo la mafia, ma tutto il modello mafioso. Messaggio ribadito del resto dal direttore del dipartimento di giurisprudenza Lucio De Giovanni, che ha detto :“se conosci solo il diritto, non conosci il diritto”.

È su questa usuale espressione che Eliana Sacchetti, ha ricordato che l’università non è un “esamificio”.
La parola è passata poi al professore di diritto penale Sergio Moccia, il quale ha raccontato di un incontro con il giudice Falcone, ricordandone la grande onestà politica e ha affermato che la mafia oggi si combatte con le leggi e con il cambiamento della società a partire dai banchi di scuola.

Questa esigenza è stata ripresa dal procuratore generale presso la Corte di Appello di Napoli, Luigi Riello, secondo il quale il magistrato deve occuparsi dei fatti concreti. Il problema è che spesso il magistrato viene lasciato solo.

Fra gli altri  ci sono stati anche gli interventi del rettore Manfredi,il direttore De Giovanni e il professore Cernigliaro.
Il discorso è proseguito con Fulvia Abbondante, docente di diritto dell’informazione e della comunicazione,che ha  riportato alcune tappe della vita del giudice Falcone alla luce della informazione, disinformazione e cattiva informazione, riuscendo anche a far commuovere la professoressa Falcone, che ha ricordato così le paure vissute  in quegli anni, i dispiaceri del fratello e il matrimonio tra Giovanni e Francesca.
Il convegno si è chiuso così con Maria Falcone che, come un fiume in piena, ci rendeva testimonianza di uno spirito di servizio che da’ fiducia e speranza. Se, infatti, con la morte del Generale dalla Chiesa i manifesti recitavano “qui è morta la speranza dei palermitani onesti”, alla morte di Falcone i bigliettini sull’Albero Falcone sono stati biglietti di speranza.

Non c’è stata rassegnazione, ma ostinazione.
Restano ancora tante domande e tante risposte a metà. Tante verità nascoste e tanti misteri da risolvere, ma sotto queste macerie c’è la voglia di dire “basta!”.

C’è l’ostinazione di chi non vuole arrendersi al puzzo dell’indifferenza, ma vuole che la mafia sia combattuta con tutti i mezzi possibili, accompagnati da un movimento di riformazione culturale in vista di una società nuova, guidata dal vero senso dello Stato, nella convinzione che la lotta alla mafia è una lotta per la democrazia.

E’ una questione di resistenza costituzionale.

 

 

-Francesca Caruso

Author: Caterina Bracciano

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