Patrocinio gratuito e difensori d’ufficio : le differenze

La Costituzione garantisce il diritto di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi e afferma che la difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. L’inviolabilità del diritto alla difesa consente al cittadino l’effettiva partecipazione al giudizio assicurando la garanzia del contraddittorio per esporre le proprie ragioni e far valere le prove a sostegno.

In che modo e con quali mezzi, ad oggi, è assicurato l’accesso alla giustizia a tutti i cittadini? Già il terzo comma dell’ art.24 della Costituzione assicura ai cittadini non abbienti precisi mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione. Per chi non è economicamente in grado di sostenere le spese del processo, in ossequio al principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’art. 3 comma 2 della costituzione, è previsto il patrocinio gratuito a spese dello Stato.

In realtà la difesa dei non abbienti è un principio mai correttamente attuato nel nostro ordinamento. Fino al 1990, infatti, si faceva ricorso al gratuito patrocinio, ufficio onorifico e obbligatorio a carico degli avvocati che, tuttavia, non si dimostravano seriamente stimolati ad assumere tale impegno. Solo nel 1990 fu posto a carico dello stato l’onere della copertura economica con la creazione del patrocinio a spese dello Stato. L’istituto fu nuovamente modificato nel 2001:
-è stato elevato il limite di reddito per accedervi( ad oggi di 10.766,33 euro)
-è stata estesa l’applicabilità ai giudizi civili e amministrativi (in precedenza tale patrocinio era limitato ai soli giudizi penali e a specifiche cause civili).

Vi è , in materia, un equivoco frequente: spesso si tende a confondere l’istituto del patrocinio gratuito con quello del difensore d’ufficio. Si tratta di due istituti differenti ed è necessario conoscere le differenze per sapere come comportarsi quando si ha la necessità di essere difeso da un avvocato nell’ambito di un giudizio penale, civile, amministrativo. Il difensore d’ufficio ha un altro fine: quello di consentire a chiunque di avere sempre una difesa tecnica quando è assoggettato ad un procedimento penale. È ,dunque, un avvocato nominato dallo Stato per difendere l’imputato non ancora provvisto di una difesa tecnica: il suo costo deve essere sostenuto dall’imputato, mai dallo stato. La norma di riferimento, art. 97 c.p.p., prevede la nomina del difensore d’ufficio da parte del giudice o del pm sulla base di un elenco di difensori predisposto dal consiglio nazionale forense . La sua funzione cessa nell’esatto istante in cui l’imputato nomina un suo difensore di fiducia: ciò può avvenire in ogni stato e grado del processo. È sempre garantita la difesa d’ufficio? No, o meglio: nei procedimenti penali è sempre garantita, in quelli civili solo nei procedimenti davanti al tribunale dei minorenni. Nonostante tale ruolo rappresenti la massima espressione della responsabilità sociale degli avvocati, in Italia il difensore d’ufficio è spesso sottovalutato, dai più poco conosciuto. Dovrebbe essere una vera missione: assicurare ad ogni cittadino il diritto di difendersi.

È per sanare questa situazione e garantire un più alto grado di professionalità del difensore d’ufficio che il consiglio nazionale forense (CNF) ha deliberato una modifica dell’art.11 del Regolamento CNF intitolato “Doveri del difensore d’ufficio”. Così recita il testo aggiornato: “l’avvocato deve svolgere la propria attività con coscienza, diligenza, puntualità, lealtà e correttezza assicurando costantemente la qualità della prestazione professionale”.
Sempre con la stessa finalità, quella di riordinare le competenze del difensore d’ufficio, nel 2012 è stata conferita una delega al governo che l’ha esercitata con il D.Lgs. 31 Gennaio 2015 n.6 che ha riformato l’art 97 c.p.p. In particolare, è previsto che per conservare il proprio nominativo all’interno dell’elenco dei difensori d’ufficio l’avvocato dovrà partecipare ad almeno dieci udienze all’anno.

Per essere iscritti all’elenco alfabetico nazionale del CNF sono state previste tre condizioni:
AGGIORNAMENTO: partecipazione a un corso biennale di formazione e aggiornamento professionale in materia penale;
-COMPETENZA: iscrizione all’albo da almeno cinque anni ed esperienza comprovata nella materia penale.
-QUALIFICA: conseguimento del titolo di specialista in diritto penale.

 

-Stefano Imparato

Author: Caterina Bracciano

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