Orchi metropolitani: cresce il pericolo.

Puntano il mirino sulle donne (tanto ci considerano deboli!), si avvicinano lentamente e toccano… frugano alla ricerca  di un portafoglio o del soddisfacimento per la loro perversione. Questo è quello a cui si assiste quasi ogni giorno in treni, metropolitane e autobus; ed è ciò che cerchiamo di evitare in ogni modo; ma non sempre riusciamo ad arrivare a casa senza essere sfiorate da mani indiscrete.

Gli orchi metropolitani appartengono alle categorie più disparate, e sono dappertutto:

Non voglio più andare in metropolitana”, racconta Maria, ”Erano in tre, mi hanno circondata e hanno cercato di sfilarmi soldi e cellulare . Non sapevo come scappare”.
In momenti come questo un tunnel buio offusca la mente: paura e impotenza attanagliano la vittima.
I passanti? nessuna reazione, nessuno pronto a soccorrere. La paura di ritrovarsi immischiati è troppo forte.

Anche Francesca è stata vittima di una violenza simile: nel tratto di ritorno verso casa, con l’autobus pieno, un uomo l’ha toccata. Lei non ha saputo reagire. Non era la prima volta e, probabilmente, non sarà nemmeno l’ultima.

Sono tante, troppe le donne che ogni giorno devono guardarsi bene dal vestire in un certo modo: niente scollatura, niente minigonna, attente persino a chi guardano di sfuggita. La fuori c’è chi è alla ricerca della preda più appetibile da mangiare. Buon appetito, orco metropolitano. Ti senti forse un uomo?

Mai più una minigonna“, ha detto Serena, la quale sorprendendo un uomo che sempre di più si avvicinava per toccarle il sedere, ha dovuto cambiare vagone.
Mai più una minigonna, come se fosse colpa dell’abito o delle nostre belle gambe, come se fossimo noi a provocare quei poveri, deboli “uomini”…

Quante donne non si sentono più libere di poter vestire in un certo modo? quante girano in centro e negli autobus con i cappotti ben stretti al corpo e lo zaino girato avanti per evitare che qualche orco, possa, nella morsa fatale, rubare qualcosa?. E’ possibile che in un’epoca di (ideale) uguaglianza tra sessi debba ancora spaventarci il camminare da sole? Non abbiamo proprio alcun modo per poterci sentire tutelate?

Troppi tacciono o minimizzano, e invece di denunciare un atto di violenza volgono lo sguardo di biasimo alla vittima, colpevole, in realtà, soltanto di essere nata donna.

C’è chi, però, sa difendersi con le proprie forze ed è il caso di Stefania:
In autobus verso l’università, qualcuno le tocca il sedere. Sarà stato qualcuno che ha perso l’equilibrio, pensa, e rimane tranquilla, ma il gesto si ripete, e anzi le mani sconosciute le scivolano nelle tasche anteriori.
Stefania si volta: davanti a lei uno sconosciuto ricambia imperterrito il suo sguardo, come se niente fosse. Si avvicina pericolosamente, Stefania indietreggia ma quello insiste…
Quello che l’orco non sa, però, è che Stefania pratica il kung fu fin da ragazza, e ha i mezzi per reagire all’aggressione:  sferra un pugno sul naso dell’uomo, il quale cade per terra immediatamente.
L’autobus si ferma. L’autista fa scendere l’uomo e chiede a Stefania se ha bisogno di aiuto, ma, come fanno notare i presenti, piuttosto ne ha bisogno lui!

Orco arrestato dalla polizia ferroviaria. Purtroppo non finisce sempre così.

Il “sesso debole” non esiste, forse non è mai esistito, una donna non è un agnello in balia della violenza maschile.
Casi come quello di Stefania ci mostrano che non siamo costrette a star zitte e a non denunciare questi casi. Mai dare a qualcuno la possibilità di farci male… e a volte basta un semplice gesto per innescare un cambio di direzione.

Author: Alessia Cianciulli

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