Omofobia o fobie dell’uomo?

Articolo di Emanuela De Falco

“L’omofobia e la transfobia violano la dignità umana, ledono il principio di eguaglianza e comprimono la libertà e gli affetti delle persone. A nessuno può sfuggire che qualunque forma di persecuzione in base all’orientamento sessuale costituisca, sempre e ovunque abbia luogo, una violazione inaccettabile dei diritti umani universali”.

Partendo da queste parole – pronunciate dal PdR Mattarella, in occasione della celebrazione della Giornata mondiale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia – intendo introdurre un argomento di cui tanto si discute (fortunatamente) ma mai abbastanza.

L’omotransfobia è parola apparentemente complessa, forse da memorizzare, ma non troppo nel significato. Essa intende racchiudere in sé l’atteggiamento di chi, mosso da un sentimento di profonda paura del “diverso” , compie atti di intolleranza che si sostanziano  in violenze verbali o derisioni, altre volte danno luogo a minacce, fino a giungere, talora, ad aggressioni fisiche. Sicuramente manifestazioni che si apprestano a ferire non solo il singolo, ma l’intera nostra società, che risulta indebolita nei suoi valori fondamentali di convivenza.

Guardando al dato fattuale, secondo una stima di Arcigay, ogni anno più di 100 persone – tra questi non solo uomini, ma soprattutto donne e bambini – subiscono abusi a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere (nel 2016 gli episodi riscontrati furono ben 196), numeri che molto probabilmente non riflettono la realtà effettiva del problema, in quanto basati sulle denunce fatte e sugli avvenimenti segnalati che hanno raggiunto i mass media. Episodio molto recente balzato alle cronache è sicuramente quello di Ciro, la cui colpa è stata quella di essere se stesso e aver condiviso il proprio sentimento di amore con la fidanzata Maria Paola, uccisa da chi l’amore (forse) non lo ha compreso. 

Sebbene sia necessario promuovere una cultura del rispetto dell’altro e dunque porre fine a questi episodi, se guardiamo anche ai paesi d’oltralpe, l’Italia sembra sempre più  arrancare. Tuttavia, da un punto di vista prettamente giuridico legislativo, un “enorme” passo in avanti è stato fatto nel 2016, approvando il ddl Cirinnà, “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze” , non senza difficoltà considerando il lungo travaglio e la ormai storica diatriba circa l’art. 5, norma relativa alla stepchild adoption. Va ricordato che prima di allora, la prima legge sulla disciplina delle famiglie di fatto è stata presentata nel 1988 e mai discussa. Lo scorso luglio 2020, la Commissione Giustizia della Camera ha adottato il testo unificato del relatore Alessandro Zan sull’omofobia. La norma era stata bollata come “deriva liberticida” dai gruppi anti-LGBTQ+.  Il testo di legge unisce cinque ddl (Boldrini, Zan, Scalfarotto, Perantoni, Bartolozzi) e mette sullo stesso piano la discriminazione per orientamento sessuale a quello razziale, interviene su due punti del codice penale e attraverso un’aggiunta alla legge Mancino, mira a sanzionare gesti e azioni violenti di stampo omotransfobico. Cuore della legge Zan è inserire l’orientamento sessuale e l’identità di genere all’interno dell’attuale impianto giuridico in materia di reati e discorsi d’odio, allo scopo di estendere la normativa già esistente alla protezione della popolazione LGBTQ+. Più recentemente, la regione Emilia Romagna ha dato attuazione a una legge regionale approvata nel 2019 concernente la liberalizzazione dei medicinali relativi alla Terapia ormonale sostitutiva. I medicinali verranno erogati direttamente dalle farmacie ospedaliere a tutti i cittadini che hanno deciso di sottoporsi alla Tos (Terapia ormonale sostitutiva). Il precipitato di tale procedimento è stata la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di due “determine” dell’Agenzia italiana del farmaco che sanciscono lo stesso principio in tutto il Paese. Una rivoluzione, dal punto di vista legislativo. 

Guardando però alla tutela accordata alle vittime di omofobia e alla protezione del pluralismo di idee, risultano essere tutt’ora materia friabile. Sganciandoci dai confini domestici, paesi quali Polonia e Ungheria – in primis – perseverano nell’adozione di politiche altamente discriminatorie verso la comunità LGBTQ+, nonostante il duro attacco della presidente della Commissione europea Von der Leyen che ha definito le zone anti-LGBTQ+ “antiumane” in contrasto con i diritti umani sanciti nei trattati, nonché i diritti dei cittadini comunitari tutti. Ciò dimostra che la probabile miccia da cui divampa tutto ciò, scaturisce da un profondo senso di paura nell’accettazione di ciò che in realtà dovrebbe essere ovvio, dall’onta oscurantista che sta attraversando questa epoca, nonché dalla mancata o insufficiente promozione nelle scuole, di ogni ordine e grado, di programmi educativi inclusivi volti al rispetto delle differenze. Concludo riportando nuovamente le parole del PdR Mattarella:

«Se alle giovani vittime va prestata un’attenzione particolare, nondimeno bisogna promuovere, soprattutto nei ragazzi, una positiva educazione all’incontro con l’altro. Senza una cultura dei diritti di ciascuno non si diventa pienamente cittadini. La considerazione del valore dell’altro, l’accettazione delle differenze, sono alla base di ogni convivenza. A un vigile e proficuo rispetto deve essere improntato ciò che dà forma alla vita comune: il linguaggio, la scuola, il discorso pubblico, le pratiche sociali, per una società pienamente solidale».

Author: Rita Caso

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