Obiezione di coscienza: uno sguardo sulle prospettive più attuali.

Articolo di Luisa Sbarra

Quando sentiamo parlare di obiezione di coscienza ci sovvengono alla mente tematiche come quelle del fine vita e dell’aborto, ma in realtà riguarda molti più argomenti.

Un esempio lampante di ciò potrebbe essere il rifiuto delle trasfusioni di sangue da parte dei testimoni di Geova.
Solamente l’anno scorso un fatto di cronaca, accaduto a Legnano, ha infatti scosso l’opinione pubblica. Una bambina di appena 10 mesi, dopo aver battuto violentemente la testa, necessitava di un intervento chirurgico perché presentava un’emorragia cerebrale. In corso d’opera si riteneva necessario ricorrere anche ad una trasfusione di sangue, ma i genitori rifiutarono ostinatamente tale procedura medica a causa delle loro convinzioni religiose, nonostante le raccomandazioni dei medici che temevano per la vita e per la salute della piccola. La vicenda fortunatamente si è conclusa nel migliore dei modi, i medici riuscirono a portare a termine l’intervento senza ricorrere ad alcuna trasfusione, ma nessuno di noi può fare a meno di chiedersi cosa sarebbe successo in caso contrario e quanto possa essere giusto sacrificare la vita di una bambina di soli 10 mesi (e quindi incapace di autodeterminarsi e di comprendere) per una convinzione-interpretazione religiosa dei propri genitori…
Storie del genere accadono continuamente da sempre. Queste esigenze personali del non facere per rispettare i propri valori tra principi diversi sono una storia antica, che non troverà mai una soluzione definitiva, già la tragedia greca offriva questo scenario con le figure di Creonte ed di Antigone di Sofocle.
Storicamente in Italia la prima legge sull’obiezione di coscienza riguardava il servizio militare. Successivamente l’aborto, la sperimentazione animale e la fecondazione assistita. Più recentemente a centro del dibattito sono stati gli argomenti del fine vita e delle unioni civile per il celebrante.
A proposito di quest’ultimo tema, c’è da dire che la legge 76/2016 (meglio conosciuta come Legge Cirinnà) non prevede tale istituto. Un emendamento volto ad introdurre per i sindaci l’obiezione di coscienza è stato respinto dal Parlamento. Il Legislatore ha affermato che detti adempimenti, trattandosi di disciplina dello stato civile, costituiscono un dovere civico. Inoltre, ha posto tale dovere a carico di una ampia categoria di soggetti, quella degli ufficiali di stato civile, proprio per tener conto che, tra questi, vi possa essere chi affermi un impedimento di coscienza.
Come è noto, infatti, è prassi ampiamente consolidata già per i matrimoni, che le funzioni dell’ufficiale di stato civile possano essere svolte da una persona delegata dal sindaco, scelta, ad esempio, tra i componenti del consiglio comunale, perciò il problema della coscienza individuale, ai fini degli adempimenti richiesti dalla legge n. 76/2016, può agevolmente risolversi senza porre in discussione (il che la legge non consentirebbe in alcun caso) il diritto fondamentale e assoluto della coppia omosessuale a costituirsi in unione civile.
Ricordiamo inoltre che la libertà di coscienza non gode di un articolo ad essa dedicato nella Costituzione, ma risulta essere un principio implicito. Parte della dottrina lo fa ricadere nell’art. 2 Cost., che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, altri invece lo ricollegano all’art. 19 della Costituzione. Per altri ancora, tale principio costituzionale emergerebbe ed andrebbe individuato in un connubio tra gli artt. 2, 19 e 21 Cost.,
Per concludere l’obiezione di coscienza non è un istituto facilmente inquadrabile e confinabile, ma sempre in espansione e con nodi difficili da sciogliere. Rifacendomi ad un concetto di Karl Polanyi, e che sintetizza il mio pensiero, non bisogna reprimere le nostre libertà, ma espanderle.

Author: Emanuela Donnici

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