Nuovi aumenti alle tasse universitarie: dove finiscono i nostri soldi gestiti dall’ADISU?

L’anno accademico 2012/2013 si è aperto con un aumento complessivo della tassa regionale per il diritto allo studio del 127%. Quali sono i servizi che ottengono gli studenti degli atenei campani in relazione all’aggravamento di questa imposta?

Praticamente nessuno.

Per chiarire la faccenda e spiegare anche cos’è questa figura mitica degli “idonei non beneficiari” alla borsa di studio ho ascoltato le opinioni di Rita Cantalino (Link coordinamento universitario) e di Donato Greco (collettivo di Giurisprudenza indipendente). Prima di tutto mi faccio spiegare cosa si intende per idonei non beneficiari. In effetti, per questa peculiare figura, si intende uno studente che pur essendo risultato idoneo ad acquisire la borsa di studio, non ne può beneficiare perché mancano i fondi. Così, per fare un esempio, per la classifica di attribuzione della borsa di studio possono beneficiarne soltanto i primi 10 ma i rimanenti non potranno, essendo idonei non beneficiari. Una situazione paradossale soprattutto in relazione al progressivo aumento della tassa regionale. Ma non è tutto. Il D. LGS. 68/2012, che introduce l’aumento dell’imposta trattata, non si è basata su una distinzione per fasce di reddito, andando ad eludere, come ci spiega Donato, il criterio della progressività delle imposte sancito ex art. 53 Cost. Oltre che ovviamente l’art. 34 Cost. che recita: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”

L’ADISU (Azienda pubblica della regione Campania per il diritto allo studio universitario) è l’ente responsabile della assegnazione delle borse di studio. Dapprima studio i bilanci pubblici dell’ADISU della Federico II con Rita, in seguito con Donato. Le conclusioni cui giungiamo sono le stesse: in primo luogo il rendiconto si basa sui precedenti 62 euro di imposta (ora ne sono 140 in seguito all’aumento del 127 %), in secondo luogo sono presenti delle voci quanto meno discutibili. Rita mi fa notare come all’interno del bilancio vi siano più di 80.000 euro spesi per la manutenzione delle strutture residenziali. Che non esistono affatto, difatti doveva essere presente a Portici, progetto che è partito e mai finito. Insieme a questa dispersione di fondi portata avanti dall’ADISU, la situazione è peggiorata dal fatto che vi è un FFO, cioè fondo di finanziamento ordinario, che è relativo alla quota a carico del bilancio statale delle spese per il funzionamento e le attività istituzionali delle università . Donato mi fa notare che la legge 133/08 stabilisce dei tagli netti a questi FFO, si è passati da 246 mln del 2009 ai 103 mln del 2013. In poche parole, tagli netti ai fondi da parte dello stato destinati all’ordinaria amministrazione degli atenei. A tutto questo aggiungiamo i trasporti pubblici campani oramai allo stremo, le mense quasi completamente assenti e gli studentati assenti. Ma l’ADISU è un ente amministrativo regionale, nominato il 3 Luglio 2012 dal presidente Caldoro.

Il Dir. Amm è l’Avv. Giuseppe Pagliarulo che, intervistato dai ragazzi che portano avanti le battaglie contro l’ADISU, dice che la sua è “la migliore amministrazione possibile”: abbiamo visto bene quanto sia leale e trasparente!

La domanda rimane quindi irrisolta: come vengono davvero spesi i nostri soldi?

Rita come risoluzione propone un’ agenzia unica regionale, cioè estinguere le 5 diverse ADISU presenti in Campania e con i tagli che ne risultano pagare tutte le borse di studio agli idonei non beneficiari. Il collettivo di giurisprudenza invece mi risponde così: “Noi abbiamo una visione politica d’insieme. Il taglio alle borse di studio è il riflesso di una forte crisi economica, in cui la soluzione adottata dai vari governi, è stato un forte taglio allo stato sociale. In questo quadro, piccoli interventi da soli non bastano.

Inevitabile, inoltre, è commentare i dati pubblicati da ANSA-CENTIMETRI: l’Italia destina alla cultura l’1.1 % del PIL (ultimo posto in Europa) e l’8.5% all’istruzione (penultima nella classifica europea). Sono dati strazianti, ma è da qui che dobbiamo ripartire. Con la speranza, la dignità e la forza della cultura dobbiamo individuare i buchi che ci sono nella gestione delle risorse finanziarie, così come le Adisu campane, ed esigere una gestione amministrativa corretta e giusta. Possiamo e dobbiamo riprendere per mano la cultura di questo paese, cullarla e non permettere più che ce la sfilino.

Vorrei concludere facendo un appello, rivolto a tutti gli studenti, a prescindere dalla facoltà o dall’orientamento politico. Non smettete mai di indignarvi. Siamo sottoposti a ingiustizie quotidiane giorno dopo giorno, e quella delle ADISU è solo una piccola parte di uno scandalo di dimensioni nazionali. Allora mi rivolgo a voi, beneficiari non idonei, pendolari, studenti che per pagarsi i corsi devono lavorare e non vengono in alcun modo agevolati, studenti che vivono lontano da casa: non arrendetevi. Partiamo dalle piccole cose in facoltà per renderle migliori, più accettabili e dignitose. Denunciamo fino allo stremo tutte le ingiustizie. E’ così che torneremo ad acquisire la dignità come un diritto irrinunciabile. E’ così che le istituzioni torneranno a rispettarci come corpo studentesco: con l’arma dell’indignazione. La più tagliente e poderosa arma di cui possiamo servirci.

 

Enrico Corduas

Author: StudentiGiurisprudenza.it

STUDENTIGIURISPRUDENZA.IT L'Associazione degli Studenti di Giurisprudenza della Federico II Napoli

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