Nuove sfide della giovane avvocatura: quale futuro?

Il 07 giugno 2018 presso il Tribunale di Napoli Nord si è tenuta un’interessante tavola rotonda a cui noi di StudentiGiurisprudenza.it non potevamo mancare (anche perché eravamo invitati!).

Anzitutto, le sfide sono sempre presenti in qualsiasi cammino, e in quello dell’avvocatura sono tante: bisogna quindi predisporsi di strumenti giusti, a detta dell’avv. M. Lubrano (Presidente Aiga Napoli Nord).

Prima di predisporci all’utilizzo di strumenti giusti, partiamo ab origine dall’individuazione del problema.

Quali possono essere le perplessità?

L’avv. O. Strianese (coordinatore regionale Aiga) individua quattro problemi fondamentali:

  1. Diventare, una volta giovani praticanti avvocati, “procacciatori” del proprio dominus (ovvero del proprio Avvocato di riferimento);
  2. Sfruttamento del dominus e quindi la questione dei rimborsi delle spese effettuate dai giovani praticanti (non sempre conferiti!);
  3. La necessità di sostenere corsi di formazione continua (e, se volti ad essere strumenti del dominus, perché i costi non sono sostenuti da questi?);
  4. L’ardua riforma dell’esame d’avvocatura.

L’avv. A.Quarto (vicepresidente COA Napoli Nord) tenta di rispondere a questi punti cardine, partendo dalla questione pecuniaria.

Uno dei grandi limiti del praticante avvocato abilitato al patrocinio sostitutivo è proprio la questione dei rimborsi e spese. Sta di fatto che bisogna sì prestare attenzione ai limiti, ma anche denotare cosa può fare la classe dirigente dell’avvocatura per rimuoverli.

Primigeni problemi di chi si iscrive alla pratica forense possono essere elencati:

  1. Incontro/ scontro tra la preparazione teorica conferita dalle università e il mondo reale. Questo può essere un limite che può far “parcheggiare” molteplici giovani nel registro dei praticanti: vige quindi la necessità di far scattare la “scintilla”, quel grande “sogno” di diventare Avvocati.
  2. Il “vile” denaro: il guadagno è un problema posto da tutti, e il rimborso delle spese può essere limitante del “grande sogno”. Bisogna però pur sempre considerare che il codice deontologico obbliga il dominus al pagamento di rimborsi e spese. Sta di fatto che nella professione forense, il rapporto dominus-praticante dovrebbe essere virtuoso, il più genuino possibile!
  3. Depressione. Chi non ha sentito “ci sono più avvocati a Roma che in tutta la Francia?”  Ecco, il mercato del lavoro potrebbe sembrare ristretto. Attenzione: non è così. Sono tante le possibilità e competenze richieste (ad esempio, peculiare è il ruolo della consulenza aziendale). Limitarsi quindi al binomio avvocatura-tribunale può rendere il mercato del lavoro saturo più di quel che sembra.

Una delle tanti possibilità è la cd. Avvocatura europea. La normativa è però complessa: infatti, vigono numerosi escamotages verso la normativa nazionale per poter investire nell’avvocatura europea. Investimento che ad oggi è scoraggiante: insomma, si parla di doversi formare, imparare una nuova lingua e problemi annessi. Una possibile soluzione sarebbe la necessità di un diritto comune e di un processo comune, così da abbattere ogni frontiera, come fa presente l’avv. W. Mauriello (vicepresidente nazionale Aiga).

Questione però scottante, relativa al mercato del lavoro, è la figura dell’avvocato monocommittente. Si tratta di un soggetto che ha un lavoro esclusivo con un altro avvocato: insomma un libero professionista, come l’avvocato, che “sceglie” di perdere la propria indipendenza, soggiogandosi a rapporti di parasubordinazione. In realtà è migliore la figura del collaboratore di studio, volto in futuro a diventare libero e indipendente, a crescere formandosi.

Ricordando sempre che non bisogna mai esser schiavi dei propri clienti, ulteriore limite dell’avvocatura.

E come è possibile conquistare il mercato del lavoro? La risposta è nella condotta del giovane avvocato, guidata da due accezioni: qualità della prestazione e rigore deontologico.

Le sfide, legate al mercato del lavoro e alla professione, possono essere superate attraverso adeguati strumenti.

Uno degli strumenti è proprio l’associazionismo, un cammino volto all’utilità comune, definito anche come “valore aggiunto alla professione” ma non solo. Come ha ricordato la presidente di StudentiGiurisprudenza.it Anna Scognamiglio, l’associazionismo permette di fare gruppo: il gruppo è forza e in quanto tale conferisce la capacità di lavorare insieme.

Determinazione verso le sfide costruttive: d’altronde, chi vive davvero il mondo è solo colui che ne determina sviluppi, mai chi subisce eventi rimandando ad altri la propria responsabilità!

 

 

 

-Massimo Festosi

Author: Massimo Festosi

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