Nuova disciplina delle armi da fuoco: verso il II emendamento?

Il 14 settembre 2018 è entrato in vigore il d.lgs. n.104 del 2018(legge di delegazione n.163 del 2017, cosiddetta Legge di delegazione europea 2016-2017)di attuazione della Direttiva 2017/853 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 maggio 2017, che ha modificato la Direttiva 91/477/CEE del Consiglio apprestando una nuova disciplina in materia di controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi.

Per una parte della collettività[1] il recepimento della Direttiva 2017/853, avente l’obiettivo di migliorare in modo proporzionato l’equilibrio tra la libera circolazione nel mercato comune delle armi da fuoco e dei loro componenti essenziali e le opportune garanzie di sicurezza adeguate a tali prodotti, al fine di contrastare l’impiego improprio delle armi da fuoco soprattutto alla luce dei più recenti attentati terroristici(considerando 1 e 2), è stato ispirato ad un criterio di largo favor nei confronti di armaioli[2], intermediari e fruitori di armi da fuoco.

Un esempio è rappresentato dall’aumento del numero di armi sportive detenibili, previsto dal legislatore delegato all’interno del margine di discrezionalità riservato agli Stati membri in occasione dell’adeguamento del diritto interno: si passa da un massimo di 6 ad un massimo di 12(articolo 5, 1° comma, lettera c)), restando invariato il numero massimo di armi comuni da sparo(3)e di fucili da caccia(illimitato)[3]; ad avviso di alcuni detrattori, il raddoppio del numero delle armi sportive detenibili celerebbe l’intento politico di rendere più semplice al cittadino il possesso di un’arma da utilizzare per la difesa personale o dell’abitazione[4].

Un incremento interessa anche i colpi consentiti nei caricatori, fino a 10 per le armi lunghe(ad es. carabine) e fino a 20 per le armi corte(ad es. rivoltelle), mentre in precedenza i limiti erano rispettivamente 5 e 15(articolo 5, 1° comma, lettera b)).

Per quanto riguarda gli oneri informativi, l’articolo 3, lettera d), prevede che la detenzione di armi da fuoco, parti di esse, munizioni e materiale esplodente di qualsiasi genere debba essere denunziata entro 72 ore dall’acquisizione della materiale disponibilità all’ufficio locale di pubblica sicurezza(i.e. Questura), o in mancanza al locale comando dell’Arma dei Carabinieri: la denunzia agli uffici territorialmente competenti può essere effettuata anche per via telematica, attraverso trasmissione al relativo indirizzo di Posta Elettronica Certificata(PEC); oggetto della comunicazione sono anche i caricatori in grado di contenere un numero superiore a 10 colpi per le armi lunghe ed un numero superiore a 20 colpi per le armi corte.

Parimenti controversa è l’omissione, nel testo definitivo, dell’obbligo d’informare i familiari conviventi della detenzione domestica di armi da fuoco.

 

Al contempo l’articolo 4 ha ridotto da 6 a 5 anni la durata della licenza che autorizza, ai sensi dell’articolo unico della legge n.323 del 1969, il porto delle armi lunghe da fuoco ad uso sportivo dal domicilio dell’interessato al campo da tiro e viceversa, mentre l’articolo 6, lettera b), ha ridotto da 6 a 5 anni la durata della licenza di porto di fucile per uso di caccia.

Alla luce delle innovazioni legislative sovranazionali e nazionali, sembra opportuno chiedersi se i nostri modelli sociali e culturali si stiano evolvendo verso il recepimento del II Emendamento della Costituzione statunitense del 1791: “Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben organizzata milizia, il diritto dei cittadini di possedere e portare armi non potrà essere violato”[5].

[1]Per tutti Piergiulio Biatta, presidente dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia: https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/09/10/vince-la-super-lobby-piu-facile-possedere-unarma-da-guerra05.html

[2]Ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, numero 9) della direttiva, per armaiolo s’intende “qualsiasi persona fisica o giuridica che eserciti un’attività professionale consistente integralmente o in parte in una o più attività fra le seguenti:

a) fabbricazione, commercio, scambio, locazione, riparazione, modifica o trasformazione di armi da fuoco o componenti essenziali;

 

b) fabbricazione, commercio, scambio, modifica o trasformazione di munizioni”.

 

[3]Il limite massimo è in ogni caso derogabile per esigenze di collezionismo, che importano tuttavia l’obbligo di richiedere la licenza di collezione al Questore per ciascuna arma, anche se già distintamente denunziata(articolo 10, 6° comma, della legge n.110 del 1975).

[4] https://www.agi.it/fact-checking/armi_governo_civati-4386232/news/2018-09-18/

[5]Per un approfondimento, ARAVANTINOU LEONIDI G., The right to bear arms. Much ado about nothing? L’amministrazione Obama ed il secondo emendamento, 2013, in http://www.nomos-leattualitaneldiritto.it/nomos/stati-uniti-giulia-aravantinou-leonidi-the-right-to-bear-arms-much-ado-about-nothinglamministrazione-obama-ed-il-secondo-emendamento/ 

 

-Rossella Giuliano

Author: Rossella Giuliano

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