Netflix&Law: tutte le serie tv per lo studente di giurisprudenza

SUITS

A cura di Luisa SBARRA

Suits è uno dei legal drama per eccellenza, che un giurista appassionato di telefilm non può non guardare. Da pochi giorni è stata caricata sulla piattaforma Netflix la nona stagione. Tale serie è ambientata a New York, dove si incrociano i destini di due persone, provenienti da due realtà diverse: quello di Harvey Specter, un importante, affermato e sagace avvocato, definito il ‘miglior mediatore’, membro di uno degli studi legali (Pearson Hardman) più prestigiosi della città e quello di Mike Ross, ex studente con il sogno di diventare anche lui avvocato, mai laureato in legge per aver commesso un errore; il giovane, infatti, mentre frequentava il college, si fece pagare da una ragazza per sostenere al posto suo un esame di matematica. Venne fuori che il padre della ragazza era rettore dell’università ed essendo venuta a galla la faccenda, Mike perse la borsa di studio e venne espulso. Da allora si guadagna da vivere e mantiene le spese per la casa di cura di sua nonna sostenendo gli esami di ammissione alla facoltà di legge al posto degli altri, grazie alla sua formidabile memoria fotografica. Infatti è capace di assorbire qualsiasi nozione senza il benché minimo problema. Una mattina Mike per racimolare altri soldi, decide di fare un favore al suo amico Trevor (sotto insistenza di quest’ultimo), consegnando una valigetta piena di droga. Durante la “missione” viene intercettato da un poliziotto e cercando di scappare, si imbatte nei candidati neolaureati di Harvard per diventare associati di Harvey. Il cinico Harvey rimane colpito dal ragazzo, dalla sua straordinaria memoria e dalla sua inventiva e, pur conoscendo il suo segreto, gli dà una possibilità e lo assume. Così per Mike si aprono le porte del mondo della giustizia. Nella serie oltre ai protagonisti principali, anche i secondari risultano ben caratterizzati, dall’avvocato Jessica, all’assistente Rachel, alla segretaria Donna, all’altro avvocato Luis Litt, al quale spesso sono affidate le scene comiche. Sono presenti anche numerose storie d’amore tra i personaggi che alleggeriranno e allieteranno le varie puntate. La serie è ritenuta avvincente ed è acclamata in tutto il mondo, tratta molto spesso della scelta tra ciò che giusto-etico e ciò che sbagliato, di come eludere la legge e di quali sono i limiti fino ai quali ci si può spingere. Nella serie intervengono anche molti giochi di potere per accaparrarsi l’intero studio legale, infatti, nel corso delle stagioni cambierà più volte nome.
La serie si è conclusa nel 2019 con la nona stagione. Inoltre esiste uno spin-off “Pearson” con protagonista Jessica, che comincia una nuova vita e una nuova carriera nella politica a Chicago. Purtroppo tale progetto si è fermato alla prima stagione, essendo stato cancellato.
Funfact: Ricordiamo che il cast di Suits è forse l’unico ad aver partecipato ad un royal wedding, visto che, nel 2018, Meghan Markle (interprete di Rachel Zane) ha sposato il principe di Inghilterra Henry, diventando così la duchessa di Sussex.

VOTO FINALE 10/10

THE CONFESSION KILLER

A cura di Rosa ATTENNATO

Il titolo scelto per questa accurata docu-serie targata Netflix sembra immediatamente rivelatore del fil rouge che accomuna ed unisce tutti gli episodi: la costante riflessione critica dei fatti accaduti e degli accertamenti condotti, nonché la tendenza a soffermare l’attenzione sulle ombre che ancora avvolgono uno dei più clamorosi casi giudiziari statunitensi.
Si ripercorre, infatti, la travagliata vicenda che ha visto protagonista Henry Lee Lucas, divenuto un personaggio tristemente noto alla cronaca nord-americana per l’incredibile serie di omicidi di cui egli stesso ha ammesso la colpevolezza a seguito di una serie incommensurabile di confessioni.
Il primo contatto con i Texas Ranger avviene a seguito di un arresto per possesso di arma da fuoco, che rappresenta il preludio di un’estrema e quasi inverosimile collaborazione con gli agenti da parte del signor Lucas, il quale, dopo aver ricevuto la condanna a 75 anni di carcere per due omicidi, si rivolge ai suoi aguzzini chiedendo, con tono incuriosito e pacato, quale pena dovrebbe scontare per i restanti, molteplici omicidi che ha commesso.
A questo punto gli eventi prendono una piega grottesca e si assiste ad un fenomeno ben noto – e contrastato – anche al nostro ordinamento giuridico: la stampa e, in generale, i mass media si dedicano completamente alla divulgazione di quella che propugnano come notizia straordinaria e rivoluzionaria, seguendo passo dopo passo gli sviluppi del caso e portando a conoscenza del pubblico una delicata fase procedimentale che, data la sua inerenza ad un’attività puramente investigativa, dovrebbe rimanere coperta dal segreto.
Si tratta di un evidente capovolgimento della presunzione di innocenza ed il signor Lucas inizia ad essere trattato come colpevole fino a prova contraria.
Ma quali sono le ragioni profonde che hanno portato alla gogna mediatica, e non solo, un soggetto che a prima vista non ha per niente l’aria di uno spietato omicida?
Le apparenze ingannano, certo. Peraltro, il documentario raccoglie le testimonianze dei Ranger che hanno lavorato al caso in prima persona e le confronta con le prove e le informazioni raccolte da giornalisti e cultori della materia che, nel tempo, hanno approfondito e studiato in modo sempre più analitico il fenomeno.
Il quadro che ne viene fuori risulta foriero di una serie di perplessità e di quesiti, a cui si tenta di dare risposta anche con l’ausilio della psicologia criminale, oltre che delle prove documentali disponibili.
Agli occhi del giurista, e soprattutto del giurista italiano, appare innanzitutto sconvolgente la circostanza che Henry Lee Lucas sia stato repentinamente accusato, e di conseguenza condannato, soltanto sulla base di dichiarazioni da lui stesso rese e non corroborate da ulteriori elementi di prova né sostenute da un benché minimo filo conduttore. Il signor Lucas, infatti, confessa omicidi che differiscono sia per il modus operandi, sia per il genere e la fascia di età colpiti, sia per l’arma utilizzata, sia per il locus commissi delicti.
Sono tutte circostanze che avrebbero meritato un approfondimento ulteriore e chi si mostra convinto dell’innocenza del signor Lucas invoca, a sostegno della propria tesi, anche questo non secondario aspetto.
È vero che, da un angolo di visuale esterno, non depone a suo favore il comportamento dal medesimo tenuto: egli dimostra di ricordare le oscenità compiute fin nei minimi particolari e riporta dettagli che solo l’autore del delitto sarebbe in grado di rivelare.
Ciò che il documentario intende sottoporre all’analisi dello spettatore, tuttavia, è proprio l’incertezza che circonda carattere genuino ed autentico delle confessioni rese, a cominciare dalle modalità con cui gli interrogatori sono stati condotti.
Gli episodi di cui la serie si compone mostrano filmati autentici in cui risulta possibile constatare come, all’esito di un colloquio in cui il signor Lucas ha risposto in modo affermativo alla domanda relativa alla sua riconducibilità ad un dato omicidio, immediatamente si passa al delitto successivo, con una rapidità che meraviglia e spaventa allo stesso tempo.
Si tratta di un copione che si ripete in modo quasi meccanico e che restituisce l’immagine di un soggetto docile e amichevole – ma turbato e scosso al tempo stesso – che conversa con i Ranger mentre fuma sigarette, avvicinandole alla sua bocca sdentata, dando l’impressione di non essere pienamente consapevole delle ripercussioni delle sue parole e delle sue azioni.
È uno scenario che farebbe rabbrividire sia il pubblico ministero che il giudice italiani: il primo perché, tra l’altro, ha l’obbligo giuridico di ricercare anche elementi a favore dell’indiziato e di dar vita ad una piattaforma probatoria che sia completa e coerente, per quanto possibile; il secondo, perché non riterrebbe sufficienti gli elementi sottoposti alla sua valutazione, per vero scarni e inconcludenti, affinché possa dirsi provata la colpevolezza dell’imputato al di là di ogni ragionevole dubbio. Per non parlare, del resto, della salvaguardia del diritto di difesa che si concretizza nella necessaria assistenza di un avvocato.
L’obiettivo perseguito dal regista, in definitiva, consiste nel tentativo di restituire dignità di uomo ad un essere che, a seguito di più veritiere ed attendibili ricostruzioni dei fatti, sembra aver vestito i panni del capro espiatorio, consentendo ai Texas Ranger di risolvere senza troppo sforzo un lunghissimo elenco di delitti altrimenti insoluti.
Quando Henry Lee Lucas decide di ritrattare le proprie confessioni, infatti, è già troppo tardi e il suo destino appare ormai segnato.
La docu-serie ha proprio il merito di instillare il dubbio nel pubblico, portandolo a porsi domande cui probabilmente sarà difficile dare una risposta definitiva. Invero, ogni episodio affronta in modo lucido e critico tutte le sfumature più controverse di questa tormentata vicenda giudiziaria, diffondendo un sentimento di inquietante consapevolezza sui macabri risvolti cui rischia di andare incontro l’ordine costituito.
VOTO FNALE: 8/10

Author: Emanuela Donnici

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