Negato il negare: approvata l’aggravante del negazionismo.

Il 30 settembre 2016 è stata proiettata, negli Stati Uniti, la pellicola Denial, trasmessa poi in Italia a partire dal 17 novembre con il titolo La Verità Negata. Il film, che tratta della controversia per diffamazione insorta nel 1996 tra lo storico dichiaratamente negazionista David Irving e la sua detrattrice, la storica Deborah Esther Lipstadt, in merito all’incontrovertibile (o opinabile, secondo Irving) veridicità dei dati fattuali riguardanti l’Olocausto, interviene puntualmente dopo l’approvazione, da parte del Parlamento italiano, dell’aggravante del negazionismo per i reati di discriminazione razziale e di stampo xenofobo, con legge n. 115 del 16/6/2016.

Il provvedimento legislativo interviene sull’articolo 3 della legge n.654 del 13/10/1975, la quale, in un periodo storico di forti tensioni politiche e sociali, era chiamata a regolamentare il diritto di libera manifestazione del pensiero, tutelato dall’articolo 21 della Costituzione ma soggetto a limiti impliciti ricavabili dal medesimo testo costituzionale: al divieto di propaganda razzista e di istigazione o incitamento alla commissione di atti razzisti, il comma 3-bis di recente introduzione aggiunge la rilevanza, come fattispecie penalistica aggravante, dell’ipotesi di una propaganda, istigazione o incitamento fondati sulla negazione in tutto o in parte della Shoah, dei crimini di genocidio, dei crimini di guerra e contro l’umanità; la forma espressiva repressa dev’essere caratterizzata dal concreto pericolo di diffusione, e la pena comminata è quella della reclusione da 2 a 6 anni.

Al lettore non sarà sfuggita l’autonoma considerazione della Shoah come oggetto aggravante, rispetto agli altri crimini internazionali: non si tratta di una casualità terminologica, poiché è dall’Olocausto che la vicenda del rapporto tra contrasto del negazionismo ed affermazione della libertà di espressione (spesso contrassegnata come opera di revisionismo storico) comincia e finisce.

Ma cosa s’intende per negazionismo, termine temuto, odiato o proclamato?

Il negazionismo è una corrente estrema di revisionismo storico, che non si limita a reinterpretare avvenimenti del passato la cui esistenza è comprovata (ma di cui sono discutibili gli elementi di analisi), ma nega la stessa esistenza o storicità di tali eventi: nel caso della negazione pseudoscientifica dell’Olocausto, studiosi come David Irving o Robert Faurisson intendono smentire, in particolare, l’utilizzo delle camere a gas come strumenti di sterminio degli ebrei (o dei deportati in generale) e, dunque, la responsabilità di Adolf Hitler per la soluzione finale. Per il primo autore, i prototipi di camera a gas rinvenuti ad Auschwitz sarebbero falsi fabbricati dopo la guerra, mentre per il secondo esponente, le eventuali camere a gas sarebbero servite per la disinfestazione dai pidocchi.

Le motivazioni addotte alla base di queste convinzioni, nonostante l’ingente numero di reperti e testimonianze contrarie, sono molteplici: non sarebbe mai esistita la volontà da parte del Partito nazista di deportare esseri umani nei campi di sterminio (ma solo di rinchiuderli nei campi di lavoro, come se ciò fosse meno grave!), l’ammontare di decessi a causa delle politiche antisemite sarebbe falsato, la narrazione della Shoah sarebbe un artificio finalizzato alla giustificazione della fondazione dello Stato d’Israele (sionista) e delle violenze perpetrate dagli eserciti e Governi Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale.

La decisione normativa dello Stato italiano accresce la scia di divieti, censure e processi penali che inevitabilmente si lasciano dietro i soggetti che intendono contrapporsi a ciò che loro definiscono sprezzantemente “olocaustomania”, “menzogna olocaustica” o  “sacra vulgata olocaustica”: l’argomento non lascia indifferente nessuno dei due poli, e la stessa approvazione del reato di negazionismo nel nostro Paese ha suscitato dibattiti sull’ostruzionismo di chi ragioni diversamente dalla maggioranza, e sulla potenza e pericolosità delle parole rispetto ad azioni deprecabili.

Se è vero che i reati di istigazione e propaganda xenofoba trovano riscontro nei crimini che attualmente invadono la cronaca, come è possibile formulare la stessa affermazione nei confronti di situazioni che appaiono storicamente e temporalmente lontane? Sarebbe realistico ipotizzare l’edificazione di campi di concentramento e la pianificazione di  ghettizzazioni o trasferimenti forzati di massa in un mondo dominato da Costituzioni democratiche ed eserciti di pace?

La risposta, oltre che nella propria coscienza, può ravvisarsi nelle parole di un testimone delle barbarie, vere o presunte, Primo Levi:

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

 

di Rossella Giuliano

 

Author: Rossella Giuliano

Share This Post On

Rispondi