Nasce un nuovo strumento di lotta al terrorismo: la Banca dati del Dna

Capelli, saliva, brandelli di pelle e frammenti di altri tessuti biologici possono finalmente essere d’aiuto anche senza il riscontro con un già identificato presunto colpevole. Il Dna rinvenuto sulla scena di un reato può essere confrontato con un mega database contenente i profili genetici dei pregiudicati, accompagnati da impronte digitali e foto segnaletica, consentendo di risalire più rapidamente al responsabile del fatto criminoso. Uno strumento formidabile e innovativo in materia di accertamenti tecnici, un mezzo più efficace per combattere il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e la migrazione illegale. Stiamo parlando della Banca Dati Nazionale del Dna, nata il 25 marzo con un regolamento attuativo della Legge 85/2009 che prevedeva l’adesione dell’Italia al Trattato di Prum (27 maggio 2005). In effetti, all’indomani dei tragici fatti di Bruxelles i ministri degli Interni e Giustizia europei, riunitisi in consiglio straordinario, hanno convenuto sulla necessità di adottare misure già stabilite in passato. Essi hanno dunque sollecitato l’Assemblea comunitaria perché approvi la creazione di una Banca Dati Europea, un database cui trasmettere i dati dei passeggeri europei, che si alimenterebbe delle singole Banche Dati Nazionali e su cui da troppi anni si discute invano. Intanto l’Italia ha dato il via libera all’istituzione della Banca dati Nazionale del Dna, collocata presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, il cui Laboratorio Centrale avrà sede presso il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia.

Sottoposti al prelievo del Dna sono i soggetti:
– arrestati in flagranza di reato o sottoposti a fermo di indiziato di delitto
– che si trovano agli arresti domiciliari o in carcere per una misura cautelare
– che scontano una misura di sicurezza detentiva, provvisoria o definitiva
– detenuti e internauti per sentenza irrevocabile per delitto non colposo
– che scontano una misura diversa dal carcere per sentenza irrevocabile per delitto non colposo.
Sarà inoltre prelevato il Dna dei cadaveri non identificati e delle persone scomparse.
Il campione biologico sarà distrutto se:
– sono passati 40 anni dall’evento che l’ha fatto inserire o 20 anni dall’evento che ha determinato il prelievo
– il soggetto è stato assolto con sentenza definitiva perché il fatto non sussiste, perché non costituisce reato o perché non è stato commesso dall’imputato
– la persona scomparsa è stata identificata
– il prelievo è stato effettuato in violazione della Legge.
Il prelievo avrà ad oggetto due campioni di mucosa orale e sarà effettuato da agenti “abilitati e designati incaricati del trattamento dei dati personali” nel rispetto del Codice della privacy, i quali sono puniti con la reclusione da uno a tre anni in caso di uso improprio dei suddetti dati. È comunque essenziale il controllo del Garante per la protezione dei dati personali e quello esercitato dal Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita che garantisce l’osservanza delle norme tecniche sul funzionamento del Laboratorio centrale e il rispetto dei criteri di sicurezza.


La Banca dati del Dna dovrà necessariamente collaborare con i sistemi di intelligence degli altri paesi membri, al fine di garantire un’accelerazione dello scambio di informazioni tra le forze di polizia di tutta Europa.

Author: Carmela Cordova

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