Molestie sul luogo di lavoro: quando l’adescatore è il tuo datore

Sono molte le donne, soprattutto negli ultimi anni, che si trovano a subire avances e molestie sul luogo di lavoro; il comportamento comune dell’adescatore consiste nel proporsi alla donna in questione ( segretaria, stagista, collega, donna delle pulizie) e nell’importunarla verbalmente e fisicamente, fino a creare in lei una sensazione di fastidio, insofferenza, malessere.

Molte di queste donne, se non nove su dieci, non denunciano il proprio molestatore, dunque la vicenda si sviluppa su due livelli: da un lato c’e l’adescatore, viscido e fiero, che continua indisturbato a molestare qualunque bella donna passi sotto le sue dipendenze e dall’altro, invece, ci sono loro : le vittime del gioco; donne che pagano con il licenziamento o con la molestia la sola colpa di essere belle, appetibili, sensuali o semplicemente ben predisposte allo spirito di gruppo.
I dati Istat infatti, non sono dati positivi; è proprio il posto di lavoro il luogo in cui si ricevono maggiormente avances e proposte sessuali,addirittura accade spesso le proposte sfocino in veri e propri contatti fisici forzati e non richiesti, in abusi.

Quello delle molestie sul luogo di lavoro è un fenomeno che sembra colpire maggiormente  il centro Italia e i settori di impiego delle giovani vittime sono tra i più disparati: impiegatizio e settore commerciale quelli più coinvolti.

Cosa bisogna fare e come bisogna difendersi:
La donna che subisce molestie o violenze può  presentare denuncia penale, fare causa civile per il risarcimento del danno o anche(ma accade di rado)rivolgersi al sindacato o alla consigliera di parità della sua provincia o Regione. Se in passato, però, i risultati raggiunti tendevano a lasciare impuniti i comportamenti degli adescatori facendoli passare come vagheggiamenti delle donne, oggi la questione ha delle sfaccettature diverse e, come ricorda Marzia Barbera, insegnante di diritto all’università, oggi “ciò che conta è il punto di vista della vittima.”

Successivamente agli anni 2000 , due direttive europee, recepite nel Codice delle pari opportunità del 2006, hanno chiarito che bisognava assumere la prospettiva della vittima, questo perché il diritto deve servire alla tutela della vittima. Il Codice infatti sancisce che sono molestie sessuali e costituiscono forma di discriminazione tutti “quei comportamenti indesiderati a connotazione sessuale, espressi in forma fisica, verbale o non verbale, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo”.

Ma una donna, nel 2018, ha il diritto di poter esercitare liberamente la propria professione senza la paura di ricevere una pacca sul culo invece che sulle spalle? Ha il diritto e il dovere di denunciare a gran voce perché tacere significherà dare agli adescatori ancora altri mille modi per farci del male.

Denunciare. Subito e senza paura: ciò che tutte dovrebbero fare ma che non fanno perché sopraffatte dalla paura.
Niente e nessuno può toglierci la nostra dignità di donne. Non saranno i primi né gli ultimi, ma possiamo fermarli.

 

-Alessia Cianciulli

Author: Alessia Cianciulli

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