MIGRANTI E RIFUGIATI: perché è importante distinguerli

<<Tornatevene al vostro paese!>>

<< Ci rubate il lavoro!>>

È da tempo ormai che l’annosa questione degli immigrati attanaglia l’Italia e non solo.

Puntualmente le soluzioni prospettate non riescono ad arginare il problema. Puntualmente salta fuori qualcuno che semina odio. Prima la questione riguardante lo “ius soli” , ora quella della malaria. Troppo facile fare da scaricabarile. 

Alla base della polemica ci sarebbe da fare la distinzione fra “migranti” e “rifugiati”. I migranti sono coloro che lasciano volontariamente il Paese d’origine per cercare condizioni di vita migliore altrove. Lo status di rifugiato, invece, è stato sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, secondo cui è considerato rifugiato chi: “..temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori dal Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese.”

Se guardiamo alla legge italiana, il diritto d’asilo è garantito dall’articolo 10, terzo comma.  In materia, accanto a questo, ci sono anche la legge Martelli e la Bossi-Fini. Tuttavia, la complessità degli eventi testimonia la difficoltà del governo italiano, ma più in generale dell’Europa stessa, nel varare un piano globale per affrontare la questione.

Forse a pochi interessa questa dicotomia. Quello che conta è che il problema resta, così come le polemiche. 

Siamo stati un popoli di migranti anche noi italiani. Alcuni lo hanno dimenticato. Erano i nostri nonni ad andarsene non troppo tempo fa. All’epoca il sogno americano era più che un sogno. Dava la speranza di potercela fare. L’America di allora, ben diversa da quella di oggi, è stata generosa con loro.

Oggi, invece, si costruiscono muri e si chiudono le frontiere.

Eppure anche i muri devono avere delle porte.

 

-Caterina Bracciano

Author: Caterina Bracciano

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