Magistrato prima dei trent’anni: si può?

Tanti tra gli studenti di Giurisprudenza hanno come sogno nel cassetto quello di diventare Magistrato.

Chi vuole intraprendere questa strada sa che si tratta di un percorso tutto in salita, fatto di ostacoli, di sfide anche e soprattutto con se stessi, dove ogni giorno si deve mettere in gioco il fisico, i nervi, il tempo e anche il denaro. E’ un sogno che richiede di studiare con regolarità, concentrazione, determinazione, perseveranza e tenacia nello studio e nel voler raggiungere la meta. E’ un sogno che richiede sacrificio per avverarsi e anche un pizzico di fortuna, ma – come ha detto qualcuno – solo chi ha un grande sogno può realizzare un grande sogno.

Abbiamo intervistato per voi la dott.ssa Sarah Iusto, laureata alla Federico II nel 2010 che l’anno scorso ha vinto il concorso in Magistratura.

Ci ha raccontato la sua esperienza con grande sincerità e senza luoghi comuni, la ringraziamo per la sua disponibilità e per i consigli che ci ha dato.

Quando hai capito di voler fare il magistrato?

L’idea di fare il magistrato mi è venuta -si può- dire in tenera età, quasi per caso, quando, interrogandomi nelle mie fantasticherie di bambina su cosa volessi fare da grande, chiesi consiglio ai miei genitori. Mio padre mi disse di seguire i miei sogni e le mie inclinazioni, perché nella vita è necessario fare un lavoro che ci piace e ci appassiona. Non mi attribuivo talenti, né attitudini particolari, ma mio padre mi riconosceva un innato senso della giustizia in cui mi riconoscevo anch’io e continuo a riconoscermi: la capacità di comprendere ciò che è ingiusto, l’istinto naturale e ancestrale di ribellarsi ad esso e il desiderio di porre rimedio tipici forse più dei bambini che degli adulti.

Questa figura dai contorni indistinti ha cominciato con gli anni e l’iscrizione alla facoltà di Giurisprudenza ad assumere concretezza nella professione del magistrato.

Quanto l’avere un sogno, un obiettivo ti ha motivata durante l’Università? Quanto ha influenzato il tuo percorso di studi, per esempio nella scelta degli esami complementari?  Quanto ti ha aiutato a superare gli ostacoli, se ce ne sono stati e come sei riuscita a superarli?

Potrà sembrare strano, ma al momento di iscrivermi all’Università ero indecisa tra Giurisprudenza ed Ingegneria. La mia scelta è stata dettata dalla consapevolezza che qualsiasi cosa avessi fatto da grande, avrei voluto lavorare con materiale umano; non mi sarei accontentata di freddi numeri. Quando ho cominciato il percorso universitario, io mi sono, per così dire, dimenticata di voler fare il magistrato. Ho iniziato a studiare anche in maniera piuttosto noiosa, sistematica, memorizzando paragrafo per paragrafo; una tecnica di studio che, con la consapevolezza di adesso, posso definire inutile oltre che noiosa, ma che premia in termini di risultati per come è strutturato il nostro corso di studi.

Non avevo, perciò, l’ obiettivo di fare il Magistrato a guidarmi nel mio percorso di studi. Mi affascinava particolarmente l’ambito penale e per questo ho scelto esami complementari attinenti alla sfera penalistica per poi laurearmi con una tesi in Diritto Processuale Penale.

Il più grande tra gli ostacoli che ho dovuto affrontare è stata la tesi: la stesura della tesi mi ha destabilizzata al punto che, pur avendo concluso tutti gli esami nei tempi previsti, mi sono laureata in sei anni. A bloccarmi è stata la difficoltà di scrivere la tesi, di darle un’impronta, un contenuto personale.  Non posso dire che in quei mesi di travaglio l’idea di dover studiare ulteriormente per il concorso mi abbia motivata o aiutata in qualche modo a superare questo momento di difficoltà.

Dopo la laurea, com’è proseguito il tuo percorso di studi?

Mi sono laureata nel Luglio del 2010. Avendo scelto di studiare per il concorso in magistratura dovevo conseguire il titolo abilitativo per l’accesso al concorso; mi è stato proposto un dottorato di ricerca ma dopo qualche tempo ho preferito rinunciare: non volevo disperdere le energie nello studio di cose che non mi sarebbero state utili per il concorso. Mi sono iscritta alla Scuola di Specializzazione per le professioni legali che ho frequentato fino al Settembre del 2012 e contemporaneamente ho svolto il biennio di pratica forense presso l’Avvocatura di Stato, dopo aver saputo del colloquio in maniera quasi fortuita. E’ stata un’esperienza che si è rivelata davvero molto utile anche per il concorso in quanto uno dei temi di Amministrativo riguardava un istituto molto particolare di diritto Amministrativo che io non avevo quasi per niente studiato durante la preparazione del concorso, ma che avevo incontrato durante la pratica. Quindi un’esperienza molto utile che però non mi ha consentito di studiare nei primi due anni dopo la laurea: la pratica presso l’Avvocatura di Stato è impegnativa anche in termini di tempo e combinata con la SSPL mi lasciava poco tempo per lo studio, non certo sufficiente per la preparazione del concorso. Non me ne sono pentita, né ho chiesto l’esonero per l’ultimo anno di pratica come fanno molti colleghi iscritti alla SSPL, proprio perché mi è stata molto utile per il concorso sia per quanto riguarda la redazione dei compiti sia perché mi ha consentito di acquisire una forma mentis più adatta al ragionamento giuridico, più pragmatica. A settembre 2012 ho terminato queste attività e mi sono iscritta ad un corso privato qui a Napoli: da quel momento in poi non ho fatto altro che studiare fino a Giugno del 2014 quando ci sono state le prove scritte.

Qualcuno dice che per superare le tre prove scritte occorra una conoscenza “enciclopedica” del diritto civile, penale e amministrativo. Come hai affrontato una tale mole di studio?

Sì è vero, dicono che sia necessaria questa conoscenza enciclopedica, che bisogna studiare bene tutti i manuali istituzionali, conoscere gli istituti e le varie tesi dottrinali, tenersi al passo con gli orientamenti giurisprudenziali e seguire l’ultima sentenza. E’ anche vero che bisogna studiare con intelligenza, non si può pensare di imparare paragrafo per paragrafo come si fa talvolta all’Università, salvo che non si abbia una memoria eccezionale. Non si può studiare in “maniera enciclopedica” il diritto, studiare in maniera passiva. Bisogna essere logici nel ragionamento giuridico in modo da riuscire a comprendere la traccia.

Il codice è indispensabile durante il compito- è l’unico strumento che si ha a disposizione in sede concorsuale- ed è per questo che bisogna prepararsi studiando con i codici alla mano, cosa che l’Università non insegna a fare. Consultare il codice, imparare a leggere l’indice alfabetico, a seguire i rinvii che ciascuna norma fa ad altre norme è la prima cosa che ti insegnano durante i corsi privati. E’ uno studio molto diverso da quello fatto durante l’Università, non può essere uno studio mnemonico: ho sentito dire addirittura che studiare troppo per questo concorso fa male invece che fare bene, un’esagerazione che però ha un fondo di verità. Bisogna far lavorare il cervello ogni minuto che si studia; questo rende lo studio più impegnativo, ma anche più interessante. Si studia dai manuali consigliati dai professori durante il corso, in totale sono sette/otto libri. Le esercitazioni pratiche sono fondamentali perché permettono di testare la propria preparazione, anche per questo ritengo i corsi privati molto utili.

Arriva il giorno degli scritti: tre giorni, orari allucinanti, otto ore di tempo per consegnare il tema. Come si fa a sostenere tutta la pressione?

Sotto questo punto di vista mi ritengo fortunata: affronto le prove scritte con relativa tranquillità. Conosco alcune persone però che durante il concorso hanno avuto attacchi di panico e questo li ha certamente pregiudicati. Per me quei tre giorni sono stati quasi liberatori: dopo mesi e mesi di studio ininterrotto, matto e disperatissimo, spesso anche noioso, si ha finalmente la possibilità di mettersi alla prova, di mettere a frutto tutto ciò che si è studiato. Ci si rende conto che tutto ciò che si è fatto durante il corso, imparare un metodo, sforzarsi di scrivere il tema durante l’esercitazione anche se non si ha la padronanza dell’argomento, ti serve ad affrontare concretamente le prove: nella maggioranza dei casi – a me è capitato per due temi su tre- ci si trova di fronte ad argomenti mai studiati o che non ci si ricorda. Di fronte alle tracce, io ho pensato “ho studiato, mi sono esercitata per mesi”, ho aperto il codice e ho cominciato a leggere le norme. Mi ha dato molta soddisfazione!

Ogni persona affronta la pressione in maniera diversa, però bisogna dare alle cose il giusto peso e valore. Certo, le persone investono tantissimo nel concorso, in termini di tempo, di denaro e certo anche di speranze e aspettative. Bisogna ricordarsi però che il mondo non finisce perché non si è riusciti a scrivere un tema!

Dopo quanto tempo hai saputo i risultati degli scritti? Come hai affrontato lo studio per l’orale?

Ho saputo i risultati dopo nove mesi dalle prove, a fine Marzo del 2015. Di lì è iniziato lo studio per l’orale che è uno studio molto diverso da quello per lo scritto, sotto molti punti di vista più simile allo studio universitario. Uno studio che ha ad oggetto 18 materie le quali debbono essere studiate da compendi che, per definizione, sono manuali poco approfonditi, salvo le quattro materie principali diritto Civile, diritto Penale, diritto Processuale civile, diritto Processuale Penale, che debbono essere studiate dai manuali.

Può sembrare un’impresa titanica studiare per 18 materie, in realtà l’esame si fonda prevalentemente sulle materie fondamentali e le domande sono volte a verificare la padronanza della materia, la capacità di ragionare in maniera logica e coerente.

Al termine dell’esame, la commissione si riunisce e comunica immediatamente il risultato. In quella sede ti dicono se sei diventato Magistrato o meno.

Cosa hai fatto in attesa dei risultati?

Questa è una domanda fondamentale: studiare esclusivamente per il concorso in Magistratura significa passare mesi, anni sui libri in un’età in cui si vorrebbe cominciare a lavorare, anche per avere una qualche indipendenza economica; questo può essere molto pesante anche dal punto di vista psicologico. E’ normale andare un po’ fuori di testa! Dopo le prove scritte, non ero affatto sicura di un esito positivo, anzi; non conoscevo due dei tre argomenti delle tracce, non conoscevo gli orientamenti giurisprudenziali relativi. Non potevo continuare esclusivamente a studiare per il concorso, non l’avrei sostenuto da un punto di vista emotivo. Ho cercato altre strade, ho cominciato a tentare altri concorsi, a inviare curricula; dopo aver superato il relativo concorso, ho cominciato a lavorare nella Direzione Affari Legali della Rai e mi sono trasferita a Roma.

Cosa avresti fatto se non avessi vinto il concorso?

Quello che avevo cominciato a fare dopo essermi trasferita a Roma: lavorare alla Rai e contemporaneamente studiare per il concorso seguendo il corso privato per la magistratura a Roma, concorso che si sarebbe tenuto di lì a pochi mesi dal momento che nel frattempo ne era stato bandito un altro. Avrei continuato a studiare per il concorso, ma allo studio avrei affiancato un’attività lavorativa: era questo il mio piano B.

Che consiglio ti senti di dare agli aspiranti magistrati?

Innanzitutto capire perché si è fatta questa scelta; non si può voler fare il magistrato per avere un lavoro o “un posto fisso”: la pressione psicologica è molto forte e il rischio di non reggere, di sviluppare un esaurimento nervoso è quanto mai concreto. E’ necessario che la motivazione alla base di questa scelta sia altrettanto forte per affrontare un periodo così intenso di studi. Il mio consiglio è di studiare con intelligenza, non rinunciare a coltivare i propri interessi al di fuori dello studio, i propri hobby, le amicizie. Segregarsi in casa è controproducente: bisogna mantenere la lucidità.

Bisogna avere un piano B: superare il concorso in magistratura non è soltanto questione di bravura, ci vuole anche quel pizzico di fortuna che serve sempre nella vita. Sapere di avere una strada alternativa, un’uscita di sicurezza è fondamentale anche per affrontare lo studio con una maggiore serenità.

Francesca Bellisario

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Author: Francesca Bellisario

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2 Comments

  1. Patrizia Ciabattari magistrato

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