Luci e ombre dell’attuale politica

Per poter comprendere lo scenario politico italiano, occorre fare chiarezza sui meccanismi che animano le forze politiche, per lo più sconosciuti alla maggior parte della popolazione. 

L’attuale governo Conte bis è nato in risposta alla crisi dell’esecutivo giallo-verde: il Capo dello Stato,Sergio Mattarella, avendo appurato l’esistenza di una maggioranza, ha preferito costituire un governo bis, piuttosto che sciogliere anticipatamente le camere. Confermato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sono invece cambiate le alleanze all’interno della maggioranza: la Lega Nord che aveva palesato la propria incompatibilità con i Grillini, è stata sostituita dal PD nell’alleanza con i Cinque Stelle. Ma è legittimo tutto ciò?

Per rispondere alla domanda ripercorriamo i prodromi dell’attuale contesto politico.

La legge elettorale, denominata Rosatellum bis, prevede un sistema elettorale misto, per 1/3 maggioritario e per 2/3 proporzionale. Questa legge, oggetto di un lungo dibattito, pone l’obbligo di formare coalizioni tra partiti prima delle elezioni, sicché gli elettori possano conoscere in anticipo con chi si allei il partito che intendono votare. La ratio della lex sta nel prestare maggior garanzia ai cittadini, per evitare che partiti antagonisti in campagna elettorale si alleino post elezioni per salire al governo.

Durante le elezioni del 2018, però, il movimento Cinque Stelle ha rifiutato di allearsi apriori e pur essendo stato il partito più sostenuto, non ha raggiunto la maggioranza, come neanche hanno fatto le coalizioni. In virtù del Rosatellum bis, sarebbe stato corretto tornare ai voti, invece il movimento Cinque Stelle si è schierato con la Lega Nord, smembrando la coalizione di destra e dando vita al governo Giallo-verde, presieduto dal premier Conte.

Matteo Salvini ha poi aperto la crisi di governo con la richiesta  di elezioni anticipate, probabilmente esaltato dal successo alle europee.

La frattura dell’esecutivo tuttavia, non ha portato a nuove elezioni. Come mai?

L’articolo 61 della Costituzione stabilisce che Camera e Senato durano in carica cinque anni, al termine dei quali è necessario tornare a votare; mentre l’art. 92 Cost. sancisce la nomina del premier e dei ministri ad opera del Presidente della Repubblica.

In caso di crisi dunque, la scelta è liberamente rimessa al Presidente che può procedere allo scioglimento anticipato delle camere, legittimato dalla regola della controfirma; oppure indire nuove consultazioni.

Se dovesse ricostituirsi la maggioranza infatti, non sarebbe necessario tornare al voto. Questa soluzione alla crisi, adottata dall’attuale governo Conte bis, non solleva quesiti se rapportata ad un parlamentarismo con coalizioni post elettorali, ma nel confronto con il Rosatellum bis, rischia forse di non essere del tutto in linea con la ratio della legge, come non lo sono state le coalizioni post elettorali del 2018.

 

-Giulia Maddaloni

Author: Caterina Bracciano

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