Lo stupro a Via Mezzocannone: tutte le verità (degli studenti)

Non c’è che dire, tutti noi l’abbiamo fatta grossa stavolta: una innocente bugia ben architettata è stata un piccolo sassolino che ha scatenato una valanga. Chi avrebbe mai immaginato il finimondo che ne sarebbe scaturito?

L’antefatto (secondo Internet)

Il requiem del 5 Giugno è stato una sinfonia di parole rimbalzate fra Internet e chiacchiere quotidiane fra studenti, professori e genitori terrorizzati: “lo sai che hanno violentato una ragazza vicino all’università?“.

I dettagli della storia erano numerosi, definiti ed assolutamente confusionari nelle varie versioni: forse colpa di un barbone, forse di un vecchio alcolizzato. Oppure un drogato, di quelli che girano di sera con aria circospetta dalle parti di Garibaldi? Si, probabilmente uno di loro: nel gioco dei detective gli Italiani sono imbattibili.
Di una cosa siamo certi: aveva un coltello, probabilmente da cucina, ma la dottrina più affermata sostiene che sia più verosimile l’utilizzo di una lama a serramanico, la preferita dai criminali locali: al giorno d’oggi non ci si può considerare barboni senza un coltellino del genere in tasca. E nell’altra mano c’era una sigaretta, poco dopo spenta sul corpo della vittima: che dire, almeno una bruciatura è uguale per tutti.
Il luogo? Nonostante alcuni titoli fuorvianti dei giornali, tutti sono concordi: la violenza si è consumata in un vicoletto: è inverosimile che al centro di una affollata Via Mezzocannone si possa consumare un atto così efferato senza che nessuno se ne accorga. Non tutti, però, erano d’accordo, sostentendo che i Napoletani sono un po’ camorristi nel profondo: durante un crimine l’aiuto va sempre al criminale e probabilmente anche a Via Roma il colpevole l’avrebbe passata liscia.

Le modalità sono quanto di più orrendo si possa immaginare: in un buio androne dei logori palazzetti antichi del quartiere Pendino, la ragazza è rimasta con un coltello alla gola mentre l’uomo le abbassava i pantaloni per abusare ferocemente del suo corpo e poi scappare, lasciando la ragazza sola, trascinata dal dolore fino al piccolo e lontano presidio della polizia a Piazza del Gesù.
Nonostante le strazianti urla per un atto che nessuna donna dovrebbe mai vivere nella sua vita, nessuno ha notato nulla, perchè fortunatamente nulla è successo.

 

Caccia all’uomo e tanta solidarietà

A Napoli ti rubano anche le valigie, ma lo fanno col cuore“, diceva un certo Paolo Poli, mentre Pasolini paragonava i napoletani ai Tuareg: “quello di Napoli è un popolo che vive secondo regole di una città che mai si è adeguata all’epoca moderna“.

Sui difetti di Napoli sono stati spesi fiumi, mari, oceani di parole. Di certo, però, la violenza sessuale non è mai stata il marchio di fabbrica di Napoli, anzi, la cronaca ricorda ben pochi casi di stupro, per lo più frutto di qualche isolata mente morbosa: la donna ed i bambini sono sacri, non si toccano.
La verità è quella di un uomo che non stupra solo una ragazza, ma addirittura che offende uno strano e perverso onore criminale:  “adesso non siamo più sicuri” è stato l’urlo di paura degli studenti.

Su internet si susseguono a ritmo febbrile decine, centinaia di messaggi: chi è commosso, chi, addolorato, ha deciso di raccogliere persone per fare una manifestazione di solidarietà, chi ancora ha lasciato una preghiera, chi invece si è dato ad imprecazioni e minacce, chi infine si è detto sicuro che, se il criminale non dovesse essere punito, sarebbe partita una caccia all’uomo: stando alle descrizioni riportate sui giornali, i frequentatori della zona universitaria avevano individuato circa 35 sicuri colpevoli, alcuni addirittura portati alla pubblica gogna di Facebook, indicando nome e cognome pubblicamente.

Dall’altro fianco, per le strade, è discesa l’orda barbarica dei delusi che non hanno perso occasione per strappare qualche altro ossicino del cadavere della città di Napoli: si è sollevato da lontano un coro di indignazione verso la città, insulti ai napoletani ed utilizzi politici della vicenda da parte di di chi quotidianamente violenta Napoli senza mai far notizia o paura.

…e la smentita

ed ecco il colpo di scena: non c’è nulla di più frustrante nello scoprire che dei fiumi, mari e oceani di parole spesi in un solo giorno, improvvisamente, ci si ritrovi in mano solo una bugia mal calibrata. La ragazza, probabilmente, non aveva neanche la più pallida idea del tornado di paura che si sarebbe innescato di lì a poco, quando, a passi lenti e col viso rigato di lacrime, si è rivolta ai poliziotti denunciando un immaginario stupro, per distrarre l’attenzione dei genitori dalla mancata laurea. Peccati di giovinezza, si direbbero.
Come giustificare allora la bruciatura sul braccio della presunta sigaretta? Procurata con un ferro da stiro, stando alla confessione della stessa ragazza.
E… il referto medico che indicava una attività sessuale recente? Ha avuto veramente un rapporto sessuale consenziente: in un filmato prelevato dalla questura, infatti, la ragazza è stata pizzicata mentre passeggiava con un ragazzo proprio durante l’ipotetico stupro.

Come un gigante furioso, però, la risposta degli stessi studenti non si è fatta attendere: se da una parte molti si sono sentiti sollevati e tranquillizzati, da un’altra parte della facoltà, invece, è nata una sassaiola di insulti, fino ad affermare  che lo stupro “per chi dice cose così gravi” si realizzi davvero. Addirittura alcuni hanno inviato folli minacce di morte da una comoda tastiera. Non pago del polverone, qualcuno ha creato anche un gruppo di Facebook per deridere la ragazza che, con una bugia, ha scosso l’Università e tutti gli abituali frequentatori del Centro.

Un po’ come per Pinocchio, adesso la punizione per la ragazza rischia di essere ben più severa: è giusto farla inghiottire dalla balena degli insulti del Web?

 

– Federico Quagliuolo

Author: Federico Quagliuolo

Diplomato al Liceo Sannazaro, ora studio Giurisprudenza all'Università Federico II. Amo i gatti, la fotografia, la Vespa e il Napoli. Finalista nel 2011 e 2012 per il premio nazionale di giornalismo Alboscuole, ho lavorato per numerose testate locali, fra cui Il Denaro e l'Inchiesta Napoli. Innamorato dei segreti e delle leggende antiche, condivido la mia passione sul mio sito web, Storie di Napoli. Sognando di poter diventare un giorno un bravo scrittore, mi ispirano le Vite di Guccini ed i romanzi di Ferdinando Russo. Leggimi su www.storiedinapoli.eu!

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