IL VERGOGNOSO CIRCO DELLE ELEZIONI UNIVERSITARIE

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Alzi la mano lo studente che non ha un tic nervoso quando ascolta la parola “votami”.
Mesi di campagna elettorale, di strette di mano, di “carissimo, come stai?”, di atteggiamenti untuosi ed ossequiosi e di promesse lasciate in sala studio, hanno creato nel frequentatore medio dell’università un trauma peggiore di quello che Arancia Meccanica potrebbe creare sulla fantasia di un bambino.

Una premessa: i candidati seri e privi di senso dell’umorismo smettano di leggere l’articolo immediatamente, non vi riguarda.

 

L’antefatto

Dicembre-Gennaio. Su Facebook compare l’annuncio pubblico del candidato medio, un post chilometrico letto probabilmente solo dall’autore, ma che riceve comunque decine di Like (o risposte da parte dei maschietti che sperano di posteggiare le candidate):
Io amo l’università. Sento il bisogno di scendere in campo per difendere la mia facoltà dall’incuria e dalla malapolitica perpetrata negli ultimi anni… (taglio del redattore)”.
Basta sostituire la parola “università” con “Italia” ed abbiamo ottenuto una trascrizione del monologo di Berlusconi nel ’94.

Nel mondo reale, invece, iniziano i primi approcci con il futuro elettorato, raccogliendo le prime preferenze. Le tipografie in fibrillazione: stampano tante di quelle fascette elettorali che, se messe tutte in fila, potrebbero coprire la distanza fra la Terra e la Luna.
In sala studio il candidato si avvicina alle matricole con la fame di un alligatore, gli occhi di un agnellino e le movenze di un cobra: “Ciao, ho sentito che stai studiando costituzionale. Vuoi i miei appunti?”.

Grazie, saresti di grande aiuto!

Errore.

Tu, matricola, hai firmato un patto col diavolo, hai venduto la tua anima per un riassunto ed una divisione in matricole. Ormai sei sul Deathnote di un uomo che un giorno esigerà da te la fedeltà o ti lascerà nel dubbio di aver scelto la dannazione eterna. D’altronde, se non voti lui, stai votando “quei cafoni privi di contenuti e programmi”. Chiunque essi siano.

La parola “elezioni” è ancora tabù. Tu, studente, non devi conoscere il grande piano creato durante riunioni che sembrano quasi massoniche: si raccolgono informazioni, conoscenze, si cercano intrecci ed alleanze. Sembra che Obama abbia inviato degli esperti a studiare le tecniche di propaganda nella Federico II, perché la raccolta di dati sui possibili elettori è effettuata con metodi che metterebbero in imbarazzo la NSA.

 

La campagna elettorale

Febbraio-Marzo. Per le persone normali tempo d’esami. Per il candidato, tempo di vendemmia.

Iniziano le chiamate al cellulare di ragazzi che credevi fossero morti che dicono “ma come, non ti ricordi di me? Guarda l’annuario della terza elementare, che bei tempi! Adesso sai chi votare, vero?”; arrivano promesse di caffè, “batti il cinque, siamo fratelli! E i fratelli si votano, vero?”, addirittura alcune persone hanno offerto raccomandazioni in cambio di voti.

Online impazza la guerra mediatica: account falsi volti a denigrare l’operato delle associazioni avversarie;  J’accuse feroci contro le scorrettezze altrui; cartellini elettorali che si creano profili di Facebook; si inaspriscono le schermaglie di “programmi e contenuti”  sbandierati in video elettorali che potrebbero al massimo essere visti negli intermezzi comici di Porta a Porta.

 

Le elezioni

1 Aprile. Data attesa dai candidati un po’ come il tossico che aspetta nervosamente il pusher o come il ragazzino sfigato che, al primo appuntamento, sta per scoprire di essere stato vittima di un pesce d’aprile. Punti di vista.

In un frenetico strusciarsi di corpi nei corridoi della facoltà, si avvicendano ragazzi che inseriscono i bigliettini nelle borse delle ragazze con le movenze di un pervertito che mette i soldi nel reggiseno delle cubiste; “amici di amici” che accompagnano gli elettori sin dentro le cabine; tagliandi, volantini e cartelloni buttati per terra in una quantità simile da far proclamare giorno di lutto per la Foresta Amazzonica. Tutti alla ricerca di te. Tutti per il tuo voto.

E alla fine?

Voterai l’amico tuo, il ragazzo simpatico o il nome suggerito all’ultimo minuto e, anche se rientri fra gli illuminati che hanno scelto con consapevolezza politica, vedrai molti rappresentanti che saranno eletti non per fiducia nel loro futuro operato.

E ti lamenterai perché l’università fa schifo. Ti lamenterai perché odi qualunquisticamente la politica dei vecchi a Montecitorio, ma non hai capito che la politica più vecchia e becera l’abbiamo appena realizzata noi, i giovani, “la speranza”, quelli che avrebbero dovuto cambiare il mondo.

Non posso allora che augurare con tutto il cuore a tutti i candidati di tutte le associazioni di onorare la carica appena assunta, difendendo i diritti degli studenti in tutte le sedi e con tutte le forze: abbiate il coraggio di essere innovatori nell’approccio alla politica e di chiudere le elezioni nello scatolone dei brutti ricordi. Altrimenti, senza recriminare sui programmi, molti studenti dovrebbero proprio troncare l’amicizia con voi.

 

Lo studente, ancor prima che direttore del Magazine,

-Federico Quagliuolo

Author: Federico Quagliuolo

Diplomato al Liceo Sannazaro, ora studio Giurisprudenza all'Università Federico II. Amo i gatti, la fotografia, la Vespa e il Napoli. Finalista nel 2011 e 2012 per il premio nazionale di giornalismo Alboscuole, ho lavorato per numerose testate locali, fra cui Il Denaro e l'Inchiesta Napoli. Innamorato dei segreti e delle leggende antiche, condivido la mia passione sul mio sito web, Storie di Napoli. Sognando di poter diventare un giorno un bravo scrittore, mi ispirano le Vite di Guccini ed i romanzi di Ferdinando Russo. Leggimi su www.storiedinapoli.eu!

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