LINKEDIN: Istruzioni per l’uso

La maggior parte di noi riteneva che LinkedIn fosse riservato solo ai professionisti.

Troppo complicato per i comuni studenti.

Ci sbagliavamo e qualche giorno fa abbiamo capito perché.

LinkedIn non è una sorta di curriculum online. Non è il nuovo Facebook. Non serve (solo) per cercare lavoro. Non è fatto neppure per postare gattini.

1. È il social più adatto alle aziende B2B eppure il meno considerato, talvolta. Ma cos’è esattamente LinkedIn e come funziona ce lo spiega Mirko Saini, Linkedin trainer, che venerdì 21 aprile ha tenuto in merito un workshop alla nostra Federico II.  

“In effetti è il social maggiormente indicato per le aziende che lavorano in un mercato B2B. In Italia è sicuramente quello meno utilizzato e meno considerato.  I motivi sono molteplici: in primo luogo, tra tutti i social è quello meno intuitivo e quello che non è possibile affidare in gestione ad agenzie di comunicazione. LinkedIn è un social di persone, e per la sua natura diviene impossibile inserirlo in un piano di comunicazione da affidare a terzi. Sarebbe come voler affidare a terzi il proprio account Whatsapp. In secondo luogo, per ottenere risultati con LinkedIn, nelle aziende deve esserci la consapevolezza che l’unica strada è quella di formare il personale all’utilizzo del proprio account. Spesso le aziende non lo comprendono. In realtà ignorano che la vera pericolisità sta proprio nel non far nulla e lasciare che la singola persona (dipendente o manager) utilizzi il social come meglio crede e senza formazione.”

2. Riconoscibilità, reputazioni e relazioni: qual è il rapporto che intercorre tra queste cose? E perché la centralità del profilo è così essenziale nelle strategie personali e aziendali?

“Sono tre aspetti estremamente concatenati. Non c’è “Relazione” (costruttiva) se non ho una “Reputazione” (solida). E non posso cominciare a costruirmi una “Reputazione” se non sono immediatamente “Riconoscibile” dal potenziale cliente (o interlocutore privilegiato) . E’ facile comprendere quindi come il profilo in questo percorso stia all’inizio. Da quello dipende tutto. E’ il primo elemento che una persona che non mi conosce userà per farsi un’idea di me.”

3. Al di là dei recruiter e del personal branding, perché imparare ad usarlo sin da ora?

“Direi che non si può prescindere dal Personal Branding. Indipendentemente dal motivo per il quale sei in LinkedIn, la reputazione è fondamentale e la si costruisce appunto con il Personal Branding. Il problema di noi italiani è che non abbiamo ancora capito come utilizzarlo al meglio. Imparare oggi a farlo, significa acquisire un vantaggio competitivo rispetto a quelli che sono i miei concorrenti.

4. Qual è il nesso che intercorre fra LinkedIn e l’asimmetria informativa?

“Io direi tra chi è in LinkedIn e l’asimmetria informativa. E’ un problema molto diffuso. Noi spesso crediamo che utilizzando un linguaggio tecnico, forbito, infarcito di inglesismi ci possa renda agli occhi degli altri persone di valore. In realtà non funziona così. Una delle regole fondamentali in comunicazione è tracciare una linea il più diretta possibile tra me e il mio interlocutore, affinché il mio messaggio (contenuto) gli arrivi chiaro, immediato e perfettamente comprensibile. Se invece si utilizza il linguaggio per cercar di elevarsi, otterrò solo che questi vada altrove”.

5. Eventuali consigli ai naviganti 

“Siate voi stessi. Cercare di piacere a tutti è il miglior modo di non piacere a nessuno. Siate però attenti a cosa scrivete. Le persone che ascoltano e si fanno un’opinione di noi sono molte di più di quelle che, partecipando ad una discussione, si rendono manifeste e visibili. ;)”

 

 

                                                                                                                                                                      –Caterina Bracciano

 

Author: Caterina Bracciano

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