Lettera del lettore: lo studente di giurisprudenza e le forze dell’ordine, due figli dello stesso mondo.

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di una nostra lettrice.

Quanta dedizione e quale fortissima abnegazione sono necessari per seguire il proprio compito fino alle estreme conseguenze? Gli uomini che lavorano attivamente nelle forze dell’ordine sono l’esempio più grande di come anche senza una laurea, un dottorato ed altri mille titoli, si possa decidere di proteggere lo Stato ed i cittadini.

Il sacrificio di questi uomini deve spingere noi aspiranti giuristi a studiare la materia sempre più testardamente e sempre con maggiore passione: lo studio dei codici è la nostra strada, l’amore per la legge dovrà essere la nostra meta.

 

L’uomo in divisa: perchè odiare chi dedica la vita al proprio mestiere?

 

Gli uomini in “ divisa”, coloro i quali sono di frequente definiti come “servitori “della Patria, sono diventati, in questi ultimi mesi, le vittime  di vicende di cronaca nera, tristi e spiacevoli, che feriscono nel profondo.

Si tratta di uomini dello Stato che per lavoro hanno scelto di  dedicarsi alla sicurezza di tutti, ma che, sempre più frequentemente, sono costretti a sopportare il disprezzo di un gruppo di cittadini senza controbattere; a subire lanci di pietre durante le manifestazioni o a combattere la mafia e spesso a morire nell’indifferenza sociale.

Partendo dagli scontri dei mesi passati tra polizia e studenti (quest’ultimi angosciati, giustamente, dalla consapevolezza di non avere un futuro e per le difficoltà che si verificano nell’esercitare un diritto costituzionalmente garantito quale quello all’istruzione), passando per la morte del Maresciallo Tiziano Della Ratta (ucciso nel tentativo di sventare una rapina, durante lo svolgimento del proprio servizio di pattuglia), fino a giungere alla feroce aggressione di due militari dell’Arma fuori Palazzo Chigi, l’epilogo è sempre lo stesso:  uomini e donne di valore, un silenzioso esercito che deve farci sentire protetti nel vedere una divisa passare per strada, divengono oggetto di odio smodato e di crudeltà.

Certamente, come ogni medaglia offre una duplice faccia, bisogna ricordare anche vicende che rappresentano lame taglienti per la Giustizia Italiana, che riducono in pezzi  l’onestà della divisa: si tratta di storie che, oggi, sono definite di  “Mala Polizia”.  Ma la presenza dei cosiddetti “ Buoni” o “ Cattivi”, è, tuttavia, un elemento intrinseco ad ogni aspetto della vita, non solo relativo al settore delle Forze Armate e che, per questo, non deve, per nessuna ragione al mondo, legittimare un odio verso chi fa semplicemente il proprio mestiere.

Non è necessario avere una profonda conoscenza delle leggi per guardare dalla giusta prospettiva e capire chi siano realmente i ragazzi delle nostre Forze dell’Ordine.

Sono uomini e donne comuni. Sono persone che danno o hanno dato la vita per realizzare il sogno di un’Italia più sicura. Persone, i cui nomi oggi è impossibile ricordarli tutti. Di loro ne parlano le medaglie al valore e l’appellativo di “eroi”. Continua a parlare di loro il ricordo delle famiglie lacerate dal dolore e qualche giornalista propenso a dedicare qualche pagina a chi ieri ci ha difeso senza ricevere il giusto merito: la morte di un poliziotto è quella parte di storia italiana che si getta facilmente nel dimenticatoio.

Bisognerebbe  chiedersi perché uomini comuni scelgono di divenire uomini dello Stato, che siano poliziotti, carabinieri, finanzieri, militari o magistrati: non dovrebbe spiazzare il ricevere risposte del tipo : “Perché sono fiero di indossare la divisa e servire questo Paese”.

Proprio l’ “Amore per la Patria”; il credere nel diritto e nelle sue leggi sono il filo rosso, la linea invisibile che lega l’uomo in divisa allo studente di Giurisprudenza: due rami di uno stesso mondo.

Circa vent’anni fa, proprio il simbolo di chi dedicò la sua esistenza all’esercizio della giustizia e della fedeltà, Giovanni Falcone, alla domanda rivoltagli da una giornalista: “Perché lo fa?”, rispose: “Soltanto per spirito di servizio”.

 

di  Antonia Conte

Author: StudentiGiurisprudenza.it

STUDENTIGIURISPRUDENZA.IT L'Associazione degli Studenti di Giurisprudenza della Federico II Napoli

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