Le radici del razzismo

Articolo di Martina Formisano

Cosa vuol dire razzismo?

La parola razzismo si basa su una connotazione ideologica, una distinzione errata dell’uomo in varie razze, ordinate secondo criteri gerarchici che servono a giustificare la prevaricazione di una razza sull’altra. Con la parola razzismo si tende a racchiudere tutto ciò che il singolo riconosce come diverso da sé, come anormale (anche se, chi stabilisce cosa sia normale e cosa no?). Una definizione di razzismo valida per tutti non esiste. I giuristi lo considerano qualcosa di diverso dai sociologi. I primi parlano di solito di fattispecie della «discriminazione razziale», i secondi di «razzismo» come ideologia o di comportamenti razzisti. Queste condotte in Europa violano apertamente l’art. 14 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) che proclama il “Divieto di discriminazione”, statuendo che “Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o quelle di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita od ogni altra condizione”.
Nel caso della specie umana, la suddivisione in razze ha per criterio le caratteristiche somatiche, come il colore della pelle, il tipo di capelli, la forma del cranio, del naso e degli occhi.

Abbiamo esempi di “supremazia della razza” sin dall’antichità con gli antichi greci: avevano bene in mente cosa fosse il concetto di superiorità, poiché nella parola bàrbaros indicavano colui che non conosceva la lingua greca. Così come i romani, che riconoscevano anch’essi la teoria dei barbari, soggetto diverso da sé dal punto di vista della libertà giuridica e della superiorità culturale.
Inizia poi quella che è la distinzione caratterizzata dalle divergenti credenze religiose nel medioevo e durante il 700 si sviluppa il concetto che viene poi riportato maggiormente al giorno d’oggi, con la divisione scientifica della specie umana in gruppi definiti: bianchi, rossi, gialli, neri. Ricordiamo le innumerevoli battaglie a sostegno dei propri ideali, a seguito di soprusi fisici e mentali che determinati soggetti furono costretti a subire (Un esempio su tanti: la tratta dei negri durante il Seicento, per dimostrare l’inferiorità del popolo africano; la Shoa, che riguardò ebrei, rom, omosessuali, portatori di handicap, che scrisse una delle pagine più raccapriccianti della storia; le lotte razziali negli USA, per far si che fossero tutti uguali dinanzi alla legge, americani ed afroamericani).
Abbiamo esempi anche in Italia, senza doverci riferire al colore della pelle o alla credenza religiosa, ma semplicemente riferendoci al luogo di provenienza. Divario maggiormente conosciuto è appunto quello tra le regioni del Nord Italia e quelle del Sud Italia, le teorie di Lombroso, a sostegno della predisposizione biologica degli italiani meridionali alla delinquenza, sono un esempio di come il fenomeno dilagante del razzismo caratterizzi ogni aspetto della vita umana. La Costituzione italiana per prima condanna ogni forma di razzismo, sancendo all’art 3 che “tutti i cittadini, e per essi si intendono anche gli stranieri sul nostro paese, hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua di religione di opinioni politiche di condizioni personali e sociali”.

L’uomo ha da sempre paura di quello che è estraneo da sé, ciò che non conosce e che non è disposto a conoscere, ciò che nella propria concezione è strano. Eppure, siamo tutti cittadini dello stesso posto: il mondo. Siamo tutti esseri umani, dotati delle stesse facoltà mentali e fisiche, siamo capaci di pensare, arrabbiarci, essere tristi, essere felici, amare. Per cui se smettessimo di avere paura e provassimo a rapportarci all’altro, ci accorgeremmo che è più simile a noi di quanto pensiamo, che l’idea di migliore o peggiore, non è altro che una nostra proiezione mentale, dovuta sicuramente anche all’idea che aleggia all’interno della società. Se aprissimo il cuore, saremmo capaci di evitare tanti morti, tante sofferenze e anche tanti suicidi.

Author: Mariachiara Coppolino

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